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Trento
21 aprile | 17:22

A Pergine ora c'è (finalmente) anche la mozione per revocare la cittadinanza onoraria a Mussolini: "Fondamentale per riaffermare la rottura con il passato fascista"

Dall'immobilismo alle mozioni a Pergine Valsugana: si discuterà della revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini con il documento del centrosinistra e per l'assegnazione dell'onorificenza a Ida Dalser presentata dalle civiche guidate dall'ex sindaco Oss Emer

PERGINE VALSUGANA. E' finalmente arrivata a Pergine Valsugana la mozione per revocare la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. Un documento depositato e firmato dalla compente di centrosinistra in Aula: Giuseppe Facchini (Alleanza Verdi Sinistra), Alberto Frisanco (Campobase) e Mirko Casagrande Zampedri (Partito Democratico). Una proposta parallela a quella delle altre opposizioni per conferire l'onorificenza invece a Ida Dalser.

 

Il punto fermo è che la maggioranza non avrebbe presentato decreti o delibere per procedere a togliere la cittadinanza onoraria. Ci sarebbe stata la disponibilità a trattare l'argomento ma la questione eventualmente sarebbe stata demandata ai consiglieri. Ecco che dall'immobilismo si è passati alle mozioni.

 

Un'onorificenza che si è inserita, per certi versi, nella propaganda e nelle azioni di legittimazione del fascismo e di Mussolini, capo del governo da circa 2 anni, senza dimenticare che la vita privata del duce si è intrecciata con Pergine.

 

Nel 1926 venne internata nell'ospedale psichiatrico Ida Dalser, la quale si dichiarava la prima moglie del duce e madre di Benito Albino, figlio riconosciuto da Mussolini. Un "soggiorno" durato fino al 1935: dopo una fuga è stata portata a Venezia e lì è deceduta nel 1937. Da qui una "intuizione" di una parte delle minoranze. 

 

Allora di Mussolini non si discute, tanto è morto. Ma la Civica Oss Emer la Civica per Pergine presentano una mozione per conferire la cittadinanza onoraria a Dalser (una proposta non firmata dall'ex assessore Morgan Betti che si è riservato degli approfondimenti). Così si possono evidenziare le nefandezze del fascismo e del duce stesso. Una donna che combatté per farsi riconoscere i diritti di madre e moglie. Un esempio in estrema sintesi portato poi ai giorni nostri. Un trattamento che subiscono molte donne ancora negli anni Duemila (Qui articolo).

 

Ora c'è anche il documento del centrosinistra, una mozione che ripercorre un po' le tappe dell'assegnazione a Mussolini della cittadinanza onoraria. 

 

Con decreto reale del 21 ottobre 1923 il Consiglio comunale di Pergine venne sciolto e venne destituito il sindaco Eduino Maoro per nominare Leopoldo Lioy a commissario straordinario per l’amministrazione provvisoria del Comune, in attesa delle nuove elezioni del 20 marzo 1924 che videro eletto sindaco Luciano Chimelli

 

Si arriva così all'assegnazione della cittadinanza onoraria il 24 maggio 1924 e il provvedimento è riportato nel “Registro Deliberazioni del Consiglio Comunale dal 19 luglio 1923 al 10 maggio 1926". Approvazione a voto unanime. Il sindaco Chimelli restò in carica fino al 1936 per poi passare la mano al podestà Guido Tomasini fino al 1943, mentre a guidare il Comune fino alla fine della guerra fu Giulio Rizzi.

 

"La figura storica di Mussolini confligge con i valori di pace, uguaglianza, democrazia e libertà affermati nella Costituzione e di cui l'amministrazione di Pergine si impegna ogni giorno a farsi interprete verso la cittadinanza", scrivono Facchini, Frisanco e Casagrande Zampedri. "La revoca della cittadinanza è fondamentale per riaffermare il principio che il Comune riconosce la rottura con il passato fascista in linea con l'instaurazione di una democrazia fondata sulla libertà, l'uguaglianza e i diritti fondamentali, incompatibili con l'ideologia fascista e che l'antifascismo o che l'antifascismo non solo un riferimento storico, ma un principio strutturale del nostro ordinamento".

 

La palla quindi passa al Consiglio comunale che può seguire Trento, naufragata al momento del voto (Qui articolo), oppure Riva del Garda che si è espressa con decisione (e unanimità) per revocare la cittadinanza al duce (Qui articolo).

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