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Trento
08 aprile | 06:00

Pergine non revoca la cittadinanza a Mussolini ma vuole darla a Ida Dalser, lo storico Filippi: "Si onorano vittima e carnefice? Operazione imbarazzante"

Una "intuizione" delle opposizioni in Consiglio comunale: non si discute di Mussolini perché tanto è morto ma si pensa alla cittadinanza onoraria a Ida Dalser, ripudiata e fatta internare dal duce. Lo storico Francesco Filippi: "Un'operazione subdola e senza senso. Un'offesa alla memoria. Una proposta sciocca che va inoltre a giudicare Mussolini nella sfera privata con una morale da quattro soldi"

TRENTO. "Mi risulta che anche Ida Dalser sia morta e l'operazione proposta in Consiglio comunale è subdola e imbarazzante". Queste le parole di Francesco Filippi, storico trentino e autore di numerosi libri di successo tra cui "Mussolini ha fatto anche cose buoneLe idiozie che continuano a circolare sul fascismo", "Ma perché siamo ancora fascistiUn conto rimasto aperto" e "AntifascistaPensarevivereagire per la democrazia". "Non si capisce il senso di questa proposta che rappresenta una violenza storica e un'offesa alla memoria".

 

La cittadinanza onoraria a Benito Mussolini tiene ancora banco in alcuni territori trentini. A marzo il Consiglio comunale di Trento ha umiliato la città con una votazione senza i numeri necessari per procedere con la revoca: "Il capoluogo ha scritto una pagina di storia, l'onorificenza così è stata conferita a Mussolini" (Qui articolo). Si discute in materia a Riva del Garda (salvo sorprese l'intitolazione sarà tolta), così come a Pergine Valsugana

 

In Valsugana il dibattito è più articolato con una proposta delle opposizioni che lascia il tempo che trova ma ci arriviamo più avanti. La premessa: difficilmente ci sarà una revoca della cittadinanza onoraria a Mussolini. La Giunta comunale guidata da Marco Morelli a capo di una coalizione composta da Fratelli d'Italia, Lega, Patt, Linea civica, Fare comunità lista indipendente, Prospettiva Futura e Patto per Pergine non appare intenzionata a trattare la questione direttamente.

 

"Per più di 80 anni nessuno si è preoccupato della cittadinanza onoraria al duce", spiega Morelli. "La storia ha già giustamente condannato Mussolini e personalmente, come credo tutti gli italiani, sono anti-fascista ma non vedo la necessità di dover intervenire con un atto politico. La gran parte dei Comuni in quegli anni, per contesto politico, paura oppure opportunità, ha assegnato la cittadinanza onoraria e un'eventuale revoca rischia di aprire un discorso più ampio di figure meritevoli o meno di essere nell'elenco. C'è già il giudizio sul fascismo e il duce è morto mentre questa onorificenza è rimasta sconosciuta per decenni. Certo, sarebbe diverso se si parlasse dell'intitolazione di una via oppure di una piazza, in quel caso un atto politico e amministrativo sarebbe necessario e doveroso".

 

Assodato che il Comune non intende farsi avanti, toccherebbe in caso a qualche consigliere di maggioranza e, soprattutto, alle opposizioni. 

 

La decisione di ascrivere Mussolini tra i cittadini onorari venne presa il 24 maggio 1924 con voto unanime del Consiglio comunale guidato in quel momento dal sindaco Luciano Chimelli. Un'onorificenza che si è inserita, per certi versi, nella propaganda e nelle azioni di legittimazione del fascismo e di Mussolini, capo del governo da circa 2 anni.

 

Il primo cittadino di allora, Chimelli, era a capo di una Giunta a maggioranza fascista che sarebbe rimasta in carica fino al 1936, anno in cui il Comune è passato fino al 1943 sotto la direzione di Guido Tomasini, podestà ancora più allineato al regime.

 

Non va dimenticato inoltre che Pergine si è intrecciata con la vita privata del capo del Partito nazionale fascista. Nel 1926 venne internata nell'ospedale psichiatrico Ida Dalser, la quale si dichiarava la prima moglie del duce e madre di Benito Albino, figlio riconosciuto da Mussolini. Un "soggiorno" durato fino al 1935: dopo una fuga è stata portata a Venezia.

 

E così ecco una "intuizione". Allora di Mussolini non si discute, tanto è morto. Ma la Civica Oss Emer e la Civica per Pergine presentano una mozione per conferire la cittadinanza onoraria a Dalser (una proposta non firmata dall'ex assessore Morgan Betti che si è riservato degli approfondimenti). Così si possono evidenziare le nefandezze del fascismo e del duce stesso. Una donna che combatté per farsi riconoscere i diritti di madre e moglie. Un esempio in estrema sintesi portato poi ai giorni nostri. Un trattamento che subiscono molte donne ancora negli anni Duemila.

 

"Si continua a girare intorno alla memoria pubblica", commenta Filippi. "I politici di oggi non sono chiamati a giudicare i fatti storici perché c'è già un'analisi: circa 7 mila città e paesi per esempio hanno conferito la cittadinanza onoraria in quel periodo per imposizione e per clima politico del tempo. Un tentativo di legittimare e rafforzare la nascente dittatura. Il punto è che devono decidere quale sistemare valoriale trasmettere ora".

 

Se Trento ha fatto una brutta figura, quella di Pergine Valsugana forse è pure peggio. E Filippi indica tre possibili chiavi di lettura.

 

La prima. "Indubbiamente c'è una parte politica di destra, in particolare Fratelli d'Italia, che teme di prendere una posizione aperta per la paura di perdere una fonte di voti", spiega Filippi. "Una formazione politica che non rinuncia alla simbologia, penso alla fiamma tricolore. Ci si attacca ai cavilli e in definitiva si finisce per ritenere Mussolini ancora un padre nobile. Tuttavia è una questione che può preoccupare ma relativamente, anche se ci vorrebbe il coraggio di ammettere che sia così".

 

La seconda. "Una politica di bassa cucina. Un po' quello che in parte è avvenuto a Trento: non voto la delibera per contrapposizione politica. Un dibattito di sopravvivenza e di poco respiro. Una lettura miope che poi porta al risultato di assegnare, con i valori democratici, una cittadinanza onoraria al principale responsabile di una delle pagine più nere della storia d'Italia. Anche qui ci si deve preoccupare, ma fino a un certo punto".

 

La terza invece è quella più pesante. "Il ridurre la questione alla morte è una banalizzazione disarmante", evidenzia Filippi. "La politica è composta anche da atti simbolici e revocare la cittadinanza a Mussolini è un modo per costruire e indicare i valori della società odierna. Questo è davvero preoccupante: se non si capisce che non ci si esprime sul passato ma sull'oggi c'è un problema".

 

E in quel di Pergine non si tocca Mussolini perché è morto e allora l'onorificenza è decaduta ma intanto Dalser viene anche trasformata in emblema e attualizzata. "Una manipolazione della memoria storica. Un'operazione meschina che va a giudicare Mussolini nella sfera privata con una morale da quattro soldi. Un'operazione sciocca e senza senso". A Riva del Garda una motivazione aggiuntiva è la presenza di Segre nell'elenco con il duce. Una cittadinanza onoraria esclude l'altra. "A Pergine si onorano vittima e carnefice contemporanemente. Una scelta di bassissimo livello, piuttosto imbarazzante", conclude Filippi.

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