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Trento
19 marzo | 09:56

"Trento così ha ridato la cittadinanza onoraria a Mussolini, è un atto storico fortissimo", Francesco Filippi al consiglio comunale: ''Pessime le scuse cavillose''

Lo storico trentino Francesco Filippi sulla conferma della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini: "Il voto è stato un'operazione verità e si prende atto che tra i rappresentanti della cittadinanza c'è chi ritiene che essere concittadini del peggior dittatore della storia d'Italia non sia un motivo di vergogna. Le scuse cavillose perché si è persa un'occasione"

TRENTO. "Nella serata di martedì 17 marzo la città di Trento ha dato la cittadinanza onoraria a Mussolini". A intervenire a il Dolomiti è Francesco Filippi, storico trentino e autore di numerosi libri di successo tra cui "Mussolini ha fatto anche cose buoneLe idiozie che continuano a circolare sul fascismo", "Ma perché siamo ancora fascistiUn conto rimasto aperto" e "Antifascista. Pensare, vivere, agire per la democrazia". "Il Consiglio comunale ha scritto una pagina di storia".

 

Una questione, quella della cittadinanza onoraria ancora assegnata a Mussolini, portata alla luce dal nostro quotidiano dopo un accesso agli atti (QUI L'ARTICOLO). A emergere nella documentazione una lista che si è subito dimostrata ingombrante e che ha portato in un primo momento il Partito Democratico a elaborare una mozione che successivamente è stata trasformata in una delibera di Giunta per rimuovere il titolo. 

 

Più che una mancata revoca, per Filippi, è meglio parlare di un'assegnazione della cittadinanza onoraria. "I consiglieri non sono stati chiamati a un giudizio storico sull'acclamazione nel 1924 oppure sulla decisione di 102 anni fa. C'è già un'ampia e articolata letteratura storica in questo senso. E' trascorso più di un secolo senza una presa di posizione, che è arrivata martedì sera. Il voto è stato un'operazione verità e si prende atto che tra i rappresentanti della cittadinanza c'è chi ritiene di essere concittadini del peggior dittatore della storia d'Italia non sia un motivo di vergogna".

 

E forse quanto avvenuto nella serata di martedì 17 marzo lascia più interdetti rispetto a 100 anni fa. "Nel 1924 il fascismo era in ascesa e si era appena consumato il delitto Matteotti. C'è chi votò per adesione, altri per opportunismo e chi ancora per paura. Ieri il contesto è stato notevolmente diverso e il Consiglio comunale non doveva valutare contesto storico, comportamento dei predecessori o altro. Non c'è una questione storica quanto un posizionamento di valori e di idee".

 

Le giustificazioni per non revocare la cittadinanza onoraria a Mussolini sono state tra le più disparate tra ideologia e strumentalizzazioni, tempi, modi, metodo e così via. Nella serata di ieri sono arrivate le note di Lega e Fratelli d'Italia (Qui articolo), con il partito di Giorgia Meloni che rassicura sull'aver fatto i conti con il passato "ma evidentemente - ribatte Filippi - senza calcolatrice". Curiosa anche quella (sconclusionata) di Generazione Trento, una supercazzola per citare il Conte Mascetti (che inseriamo in forma completa in fondo all'articolo).

 

Il movimento spiega ha tenuto "una posizione inequivocabile e nettissima sulla figura dell’uomo e sul fascismo", la nota di Claudio Geat e Martina Margoni. "E ha sostenuto la propria posizione di voto, l’astensione, motivandola con argomenti che riguardavano il metodo, non il merito". E aggiungono. "Non si amministra sull’onda dell’emotività o della contingenza, ma si fondano le decisioni su norme e criteri oggettivi frutto di percorsi condivisi. Questa è la democrazia compiuta e praticata". Emotività a 100 anni di distanza? Metodo? 

 

Alla fine si può guardare altrove, resta il "No". C'è il mancato raggiungimento dei quattro quinti del Consiglio comunale che esce umiliato. L'incapacità di revocare la cittadinanza è balzata a livello nazionale e internazionale (Qui articolo).

 

"La votazione si è tenuta nel 2026 e tra mimetismo e codardia alcuni consiglieri, un gruppo nemmeno troppo piccolo, hanno espresso una posizione che non è e che non può essere neutra", prosegue Filippi. "Il passato costruisce il presente, non si può restare muti sul passato perché equivale a rimanere in silenzio nel presente. Quale necessità di approfondire la situazione ci può essere a 100 anni da quei fatti? Cosa non si è compreso del fascismo, di Mussolini e della dittatura? Ogni tentativo di distogliere l'attenzione testimonia la gravità della decisione".

 

Tra le scuse che Mussolini è morto e quindi non ha senso discutere della cittadinanza onoraria.

 

"L’atto del conferimento della cittadinanza onoraria è simbolico ma è pretestuoso nascondersi dietro questo concetto. Non ci sarebbe nulla da interpretare o da valutare. Il decreto chiede quali sono i valori e le idee oggi dei consiglieri. E' stata assegnata la cittadinanza onoraria a Mussolini. Un voto che non aveva un carattere storico che è diventato storia. E voler accampare scuse cavillose nasconde forse la consapevolezza di aver perso un'occasione e di aver commesso un errore", conclude Filippi.

 

LA NOTA DI GENERAZIONE TRENTO CON CLAUDIO GEAT E MARTINA MARGONI

L’amnesia rassicurante

Non è un bel tempo quando si strumentalizzano posizioni che dovrebbero essere chiare chiarissime espresse già nei fatti, più che nei proclami.
Ma si sa, nel linguaggio dei social deve essere tutto bianco o tutto nero le sfumature non sono contemplate.
Quando però è il primo cittadino a mal interpretare e ad appioppare un’intenzione a una parte politica avversa è atto dovuto fare chiarezza.

 

Nel linguaggio della comunicazione lo chiamano lo Straw Man Argument: l’argomento fantoccio. Tradotto in italiano l’argomento dello spaventapasseri. Ecco un esempio.
Persona A: "Oggi è una bellissima giornata di sole, finalmente si sta bene all'aperto.
Persona B (Fantoccio): Certo, quindi a te non importa nulla degli agricoltori che hanno bisogno di pioggia per non perdere il raccolto e morire di fame?”

 

Chiaro no? La persona A non aveva affatto dileggiato gli agricoltori, nemmeno nominati.
Facciamo un esempio più vicino a noi e ai giorni nostri: lo scorso martedì in consiglio comunale si è discussa la revoca della cittadinanza onoraria a Mussolini.
Generazione Trento ha espresso una posizione inequivocabile e nettissima sulla figura dell’uomo e sul fascismo.
E ha sostenuto la propria posizione di voto, l’astensione, motivandola con argomenti che riguardavano il metodo, non il merito.

 

Appare dunque strumentale se non pretestuoso che il primo cittadino si affretti a rilasciare dichiarazioni in interviste e comunicati per attribuire all’avversario un “oltraggio alla città”. O, peggio ancora, assimilare chi si è astenuto a coloro che non hanno fatto i conti con il passato (eccolo l’argomento fantoccio in tutto il suo artificio!)
 

In aula siamo stati limpidissimi: la nostra decisione di voto era fondata sul metodo: per qualsiasi argomento esigiamo regole chiare, condivise, partecipate. Non si amministra sull’onda dell’emotività o della contingenza, ma si fondano le decisioni su norme e criteri oggettivi frutto di percorsi condivisi. Questa è la democrazia compiuta e praticata.
 

Se qualcuno vede in questo un oltraggio alla città dovrebbe ripensare al proprio (personalissimo) concetto di democrazia.
 

E se vogliamo entrare realmente nel merito, Generazione Trento ritiene che la questione si sarebbe dovuta porre in altro modo, fondando il dibattito sul cuore dell’argomento. Ovvero: rimuovere oggi un riconoscimento del passato è un atto di riparazione, o si corre il rischio di una “sanificazione” retroattiva? Possiamo discutere se non sia un errore il tentativo del presente di sentirsi più giusto eliminando le tracce scomode della Storia?
In questi termini avremmo dovuto e voluto fare i conti con il nostro passato. Per guardarlo in faccia. Conservarlo come monito. Da consegnare alle GENERAZIONI future.
Perché la memoria non si emenda con un colpo di spugna sugli archivi; quel documento deve restare come un'accusa permanente, perché revocare il segno burocratico di un'infamia significa togliere ai posteri la prova del reato, sostituendo la responsabilità critica con un'amnesia rassicurante.

 

Lo sfregio alla città lo esprime chi mistifica e strumentalizza posizioni altrui su argomenti che sono tuttora ferite aperte. Apertissime.
Come le braccia di uno spaventapasseri.

 

 

Generazione Trento

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