Clamoroso a Trento: Benito Mussolini resta cittadino onorario. Centrosinistra, Onda e Patt: "Grande amarezza". Lega e Fratelli d'Italia non votano e saltano i numeri
Il centrosinistra con Onda e Prima Trento (Patt-La Civica e Noi Trento): "Ci chiediamo, in fondo, se questa posizione di una parte delle minoranze nel 2026 debba essere letta come l’incapacità di prendere le distanze da una certa narrazione del fascismo che resiste ancora oggi". Per Fratelli d'Italia "Mussolini e il fascismo appartengono al passato e il partito che rappresento guarda al futuro senza nostalgismi e senza distinguo" ma non vota e viene seguita dalla Lega

TRENTO. La città di Trento non revoca la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. Il nome del duce resta così al suo posto perché non si è raggiunta la soglia per far decadere il titolo. Sono 12 i consiglieri che non si sono espressi e così è mancata una maggioranza qualificata di 4/5 del Consiglio. E il centrosinistra con parte delle opposizioni stigmatizzano la mancata presa di distanze mentre Fratelli d'Italia in qualche modo si giustifica per "chiarire e fugare ogni speculazione politica".
Il partito di Giorgia Meloni in Trentino si arrampica così un po' sugli specchi che sì sono stati fatti i conti con il passato, che ci si riconosce pienamente nei valori della Costituzione e che il duce "e il fascismo appartengono al passato e il partito che rappresento guarda al futuro senza nostalgismi e senza distinguo". Alla fine però non si riesce proprio a premere un bottone.
Si è sfilata anche Generazione Trento di Claudio Geat. E pure la Lega qualche conto dovrà forse farlo perché il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, professa l'autonomismo del carroccio trentino e l'antifascismo come valore, dichiarazioni seguite da Devid Moranduzzo in Consiglio (ci aggiunge per sicurezza che è anche anticomunista). Salvo poi incepparsi quando arriva un'opportunità per lanciare un segnale.
"La votazione di questa sera (martedì 17 marzo), da parte di alcune delle minoranze, mi lascia francamente basito", commenta l'assessore Alberto Pedrotti. "Penso che la possibilità di revocare la cittadinanza onoraria di Trento a un dittatore che ha gettato vergogna sul Trentino e sull'Italia dovrebbe essere un onore per ogni consigliere, qualcosa da poter raccontare ai propri figli. E invece si è persa un'occasione incredibile, dietro motivazioni pretestuose e strumentali".
Sarebbe dovuta essere sostanzialmente una formalità, una pratica da sbrigare in pochi minuti e tutti d'accordo per poi tornare a discutere di amministrazione nel gioco delle parti tra maggioranza e opposizioni. Invece si è tirata in mezzo l'ideologia e tanto altro. Un centrodestra che tiene a puntualizzare, si sgombera il campo e ci mancherebbe, tuttavia resta il risultato. Tanti Comuni hanno revocato la cittadinanza onoraria a Mussolini, compresa Salò recentemente. Non ci è riuscita Trento.
A oggi il duce è ancora, quindi, tra i cittadini onorari del capoluogo, un riconoscimento rimasto nei registri comunali e che è tornato al centro del dibattito politico cittadino. La questione è stata portata a galla da il Dolomiti (QUI L'ARTICOLO) a seguito di un accesso agli atti che ha permesso di venire in possesso della lista di persone che sono state nel corso degli anni insignite dell'onorificenza. Una lista che si è subito dimostrata ingombrante e che ha portato in un primo momento il Partito Democratico a elaborare una mozione che successivamente è stata trasformata in una delibera di Giunta.
Un documento che è stato fortemente discusso nella scorsa settimana nella riunione dei capigruppo e già in quella sede sono emerse posizioni opposte tra il centrodestra e il centrosinistra (Qui articolo). Un tema che ha creato una certa divisione anche nella comunità. Che i numeri per una revoca fossero a rischio e che il voto non sarebbe stato unanime è iniziato insomma a emergere fino alla conferma dell'ultimo Consiglio comunale.
I sottoscrittori della proposta di delibera per la revoca della cittadinanza onoraria di Mussolini "prendono atto con grande amarezza e profonda delusione che nella seduta odierna del Consiglio comunale ben 12 consiglieri, sfruttando il voto segreto e la seduta a porte chiuse, hanno scelto di non partecipare o astenersi dal voto", si legge nella nota a firma di Partito Democratico-Psi di Trento, Campobase, Insieme per Trento, Alleanza Verdi Sinistra, Sì Trento e Intesa per Ianeselli. Il centrosinistra è stato supportato poi dagli esponenti in quota Gruppo Misto, Onda e Prima Trento (Patt-La Civica e Noi Trento). "Una scelta che si è tentato di giustificare nei modi più disparati e fantasiosi o addirittura evitando totalmente di intervenire per il timore di dover affrontare nel merito la questione".
A voto archiviato Fratelli d'Italia si è premurato di inviare una nota mentre in Aula la Lega ha invitato gli alleati (in Provincia) del Patt all'astensione per smarcarsi e prendere le distanze dal centrosinistra.
"Ci chiediamo, in fondo, se questa posizione di una parte delle minoranze nel 2026 debba essere letta come l’incapacità di prendere le distanze da una certa narrazione del fascismo che resiste ancora oggi", ancora il centrosinistra, Gruppo Misto, Onda e Prima Trento. "Siamo convinti che l’esito di questa votazione dimostri bene come ancora oggi ci sia bisogno, anche a livello locale, di prese di posizione chiare che proprio per la loro natura simbolica definiscono il perimetro valoriale della nostra comunità".
E' stato da poco superato il voto di sfiducia all'assessora e presidente di Fratelli d'Italia, Francesca Gerosa, a suon di astensioni della maggioranza in Provincia e i conseguenti battibecchi interni alla coalizione di centrodestra sul caso Marchetto, forse anche per questo arriva una lunga nota a firma Ilaria Goio per "giustificare" il non voto del suo fronte.
"Chiarisco, fugando il rischio di ogni possibile speculazione politica e ogni attacco strumentale, la posizione di Fratelli d’Italia sulla proposta di revoca che trattiamo questa sera (martedì 17 marzo)", si legge nella nota del partito di Giorgia Meloni. "La destra italiana ha fatto i conti con il passato e con la storia d’Italia, consegnando il Novecento allo studio degli storici e riconoscendosi pienamente nei valori e nel dettato della Costituzione della Repubblica italiana, nei quali tutta la nostra comunità si riconosce. Mussolini e il fascismo appartengono al passato e il partito che rappresento guarda al futuro senza nostalgismi e senza distinguo. Un futuro di libertà, di democrazia e di valori, prima di tutto quelli fondanti della nostra società, cristallizzati nella costituzione che tutti noi difendiamo e attuiamo con l’esercizio quotidiano della nostra attività politica e istituzionale, dentro e fuori da questo Consiglio".
Detto questo, "la nostra valutazione parte da un dato sostanziale. Le cittadinanze onorarie, come le onorificenze, sono riconoscimenti legati alla persona che li riceve e, con la morte dell’interessato, esauriscono la loro funzione", aggiunge Goio. "Si tratta di riconoscimenti conferiti in un determinato momento storico che, con la scomparsa della persona alla quale sono stati attribuiti, non producono più alcun effetto nella realtà amministrativa. Non attribuiscono diritti. Non generano effetti giuridici. Non modificano in alcun modo la vita amministrativa della città. Rimangono soltanto come tracce storiche del passato e, come tali, possono certamente essere giudicate, stigmatizzate o condannate, ma senza ulteriori conseguenze sul piano amministrativo".
Su questo c'è il richiamo, prosegue Fratelli d'Italia, al dibattito nazionale relativo alle onorificenze dello Stato. "Non per fare un’analogia giuridica tra istituti diversi, ma perché il principio che emerge è analogo sul piano degli effetti amministrativi", evidenzia Goio. "In Parlamento, nel corso di questa legislatura, la nostra parte politica ha avviato la trattazione di una proposta di legge per la revoca dell’onorificenza conferita al dittatore Tito. In quell’occasione il Quirinale ha chiarito che le onorificenze sono legate all’esistenza in vita dell’insignito e decadono con la sua morte. Per questa ragione il Parlamento ha scelto di non proseguire nell’esame della legge: sarebbe stato possibile approvarla ugualmente, ma non avrebbe prodotto alcun effetto concreto. E' proprio per questo che la nostra parte politica — che aveva avviato quella discussione — è stata la prima, per responsabilità istituzionale, a riconoscere che non aveva senso proseguire e a non voler trasformare quello strumento in una bandiera politica o in un terreno di rivendicazione ideologica".
Fratelli d’Italia "applica lo stesso criterio in ogni situazione, quindi anche in questo caso. Il vero nodo non è la possibilità tecnica: è l’utilità concreta del provvedimento. Le istituzioni devono adottare decisioni che producano effetti reali per la comunità, non atti privi di conseguenze pratiche. In questi giorni abbiamo sentito dire dal sindaco che si tratta di una decisione che può essere assunta rapidamente. Ma il punto non è il tempo necessario per votare la delibera, bensì il rispetto della città che tutti rappresentiamo: qualcuno, con questo documento, sta inducendo in errore i cittadini facendo credere che sia necessario revocare una cittadinanza onoraria che di fatto non produce più alcun effetto concreto da oltre ottant'anni. L’unica utilità di questa delibera è strumentale e ideologica: la revoca non ha alcuna efficacia reale. Ci è stato anche detto che dovremo 'assumerci la responsabilità dei titoli dei giornali di domani'. Noi riteniamo invece che il Consiglio comunale debba assumersi la responsabilità delle decisioni che prende e delle risposte che è chiamato a dare alla città. I cittadini si aspettano che il nostro tempo e le nostre energie siano dedicate a ciò che conta davvero per la loro vita quotidiana: servizi efficienti, lavoro, commercio, sicurezza, casa, viabilità. Sono queste le responsabilità che ci hanno affidato ed è su queste che intendiamo impegnarci ogni giorno".
Per queste ragioni "Fratelli d’Italia non ritiene utile procedere con questa delibera (non voto)", ancora Goio. "Auspichiamo che il Consiglio comunale con responsabilità condivisa torni a occuparsi delle priorità quotidiane della nostra comunità", conclude Goio.
A intervenire è anche la Lega, con il capogruppo comunale e già consigliere provinciale, Devid Moranduzzo.
"Riparto dalle parole del sindaco, il quale ha dichiarato che per questa delibera basterebbero due minuti. Ma in quei due minuti, questa amministrazione tenta di liquidare una parte di storia per puro opportunismo politico". Così Moranduzzo nell'annunciare la scelta del gruppo di restare presente ma di non partecipare al voto sulla delibera perché "l’atto rappresenta un metodo gravissimo di imposizione che esclude il confronto con le opposizioni, preferendo la velocità dell’ideologia alla risoluzione dei problemi concreti che affliggono la città. Perché questa velocità non la applicate per rispondere ai cittadini che denunciano il degrado in piazza della Portela, il bivacco costante al sagrato di Santa Maria Maggiore, l'oscurità di piazza Leonardo da Vinci o la microcriminalità quotidiana in piazza Dante?".
Per questa amministrazione comunale "la storia è solo uno strumento per dividere, ma per i trentini la politica deve dare risposte oggi, nel 2026", continua Moranduzzo. "Si pensi al caro-vita, la tariffa dei parcheggi in centro arrivata a 2,20 euro all'ora e l'innalzamento del canone moderato che, unitamente al mancato abbassamento dell’Imis, mette in ginocchio le famiglie trentine spingendo al rialzo gli affitti".
Di tutto un po' anche in questo caso. L’esponente della Lega, infatti, ha poi richiamato alle responsabilità i singoli rappresentanti della maggioranza su criticità territoriali, "come il caso di Gardolo per ripristinare la sosta veloce in piazza e i disservizi nel trasporto pubblico di Vigolo Baselga". Un passaggio è stato dedicato anche alla "solidarietà verso l'Associazione Nazionale Alpini per gli attacchi e l'odio. Un fango inaccettabile per chi rappresenta i valori del territorio".
E poi si chiude con l’identità politica, che sia chiara, Moranduzzo conclude allontanando via ogni ambiguità ideologica: "Bisogna essere chiari: non esiste un comunista o un fascista che possa definirsi autonomista. Gli autonomisti non sono né fascisti né comunisti. Mi dichiaro orgogliosamente antifascista e anticomunista, proprio perché l’Autonomia è una cultura politica fondata sulla libertà e sulla responsabilità verso la propria terra, incompatibile con i totalitarismi del secolo scorso. Usare la parola 'antifascismo' come uno scudo per nascondere l'incapacità di dare risposte al presente è una strategia che i cittadini hanno già smascherato".
E fu così che Benito Mussolini restò cittadino onorario di Trento.












