Via la cittadinanza onoraria a Mussolini, la destra frena. Gli Alpini: ''Scelta ideologica. Si poteva fare 80 anni fa''. Ianeselli: ''Altre priorità? Allora facciamolo in 2 minuti''
Per il presidente degli Alpini, Paolo Frizzi, "è più importante pensare all'oggi". Tra opposizione e maggioranza posizioni divergenti in consiglio comunale, Moranduzzo: "Eliminare il titolo rischierebbe di essere interpretato come un tentativo di cancellare la storia" mentre per la presidente Zanetti: "Quella a Mussolini è una onorificenza che non ha senso per una città come Trento"

TRENTO. A più di ottant’anni dalla fine del fascismo, Benito Mussolini, continua a far discutere a Trento. Ad oggi il Duce risulta essere ancora tra i cittadini onorari del capoluogo, un riconoscimento rimasto nei registri comunali e che oggi torna al centro del dibattito politico cittadino. La questione è stata portata a galla da Il Dolomiti (QUI L'ARTICOLO) a seguito di un accesso agli atti che ha permesso di venire in possesso della lista di persone che sono state nel corso degli anni insignite dell'onorificenza. Una lista che si è subito dimostrata ingombrante e che ha portato in un primo momento il Partito Democratico ad elaborare una mozione che successivamente è stata trasformata in una delibera di giunta.
Un documento che ha portato ad una forte discussione durante la riunione dei capigruppo con posizioni opposte tra il centrodestra e il centrosinistra. Il tema sta creando divisioni anche nella comunità.
“C'è molto di ideologico in questa scelta. Abbiamo atteso più di 80 anni per discutere su una tematica di questo genere quando negli anni '50, '60 o '80 sarebbe stata una notizia molto più scottante” ha spiegato a il Dolomiti Paolo Frizzi, presidente degli Alpini trentini. “Sicuramente – ha continuato - non è un tema facile, soprattutto perché va valutato anche da un punto di vista storico. La scelta di revocare la cittadinanza ad un personaggio, discusso e negativo fin che si vuole, va contestualizzata, soprattutto perché apre ad una possibile lista di proscrizione che sicuramente dovrebbe riguardare anche tanti altri. Questo, lo dico, non per giustificare il mantenimento del nome di Mussolini”.
A pensarla in tutt'altro modo, invece, è il presidente dell'Anpi, Mario Cossali, che fin da quando il Dolomiti ha portato alla luce la questione, ha chiesto che la cittadinanza onoraria a un dittatore fosse revocata. Lo stesso ha ripetuto a margine della cerimonia di commemorazione di Mario Pasi, medaglia d'oro alla resistenza. Per il presidente dell'Anpi, sarebbe “una dimostrazione di rispetto nei confronti della città di Trento e del ruolo che ha avuto nella Resistenza italiana” chiarendo che “un Consiglio comunale che si ispira alla Costituzione non può mantenere tale onorificenza”.
Dal punto di vista politico la situazione è complicata. La delibera comunale presentata, per essere approvata, dovrà ottenere una maggioranza di quattro quinti. Questo significa che 32 consiglieri su 40 dovranno votare a favore della revoca della cittadinanza onorario a Mussolini. Una soglia alta che preoccupa. Per la maggioranza che sostiene la revoca si tratta di una scelta logica e coerente con i valori che la città vuole rappresentare ma dal canto suo il centrodestra contesta il metodo usato dal centrosinistra nel presentare il provvedimento.
“Non c’è stato un dialogo che abbia preso in considerazione anche il nostro punto di vista. Siamo stati esclusi” spiega Devid Moranduzzo, capogruppo della Lega Salvini. “Oggi ci sono comunque problematiche più importanti da affrontare ed eliminare il titolo rischierebbe di essere interpretato come un tentativo di cancellare la storia, mentre conservarlo permette di confrontarsi con gli eventi passati”. L'opposizione sembra essere pronta ad astenersi dalla votazione. Ciò comporterebbe la bocciatura della delibera visto che non verrebbero raggiunti i quattro quinti dei voti necessari.
Dello stesso tenore anche il pensiero del consigliere di Fratelli d'Italia, Pino Urbani che considera “strana la tempistica sulla votazione visto che arriverà in Consiglio poco prima del referendum” e parla di “uso strumentale della vicenda”. “Non è assolutamente questione di essere vicini al fascismo o meno. E' in discussione ancora una volta questa maggioranza ha usato un metodo che non ci piace, imponendo che il tema fosse discusso immediatamente. E' stata presentata una mozione che poi è stata trasformata in delibera, perché non è stato fatto lo stesso per tante altre cose importanti che sono ferme?”.
Di diverso tenore le dichiarazioni del sindaco Franco Ianeselli e la presidente del Consiglio comunale Silvia Zanetti. “Io ho difficoltà a comprendere. C'è una cittadinanza onoraria, revocarla ad un dittatore sembra una cosa da fare in pochi minuti” spiega il sindaco Ianeselli. “Interpreto la mozione di Filosi e gli altri come un atto dovuto. Inventarsi mille argomenti addolora e deve anche preoccupare. Ci dicono di occuparci di cose urgenti? Perfetto, ci mettiamo due minuti per farlo e arrivare alla revoca, sono loro che usano mille argomenti per mantenere la cittadinanza onoraria”.
Per il Comune di Trento il procedimento da seguire è chiaro. La cittadinanza onoraria viene data tramite un passaggio in Consiglio Comunale e quindi deve essere tolta in modo uguale, tramite un passaggio in Consiglio.
“Ci sono state diverse ipotesi ma a fare fede è il nostro regolamento” ha chiarito la presidente del Consiglio comunale di Trento, Silvia Zanetti. “Certamente c'è un quorum elevato. Bisogna dare atto che quella a Mussolini è una onorificenza che non ha senso per una città come Trento. E' stata una sorpresa anche per tutti noi, nessuno se lo aspettava. Non ha senso mantenerla. Poi ovviamente le sensibilità sono molte”.












