Dramma delle foibe, Salvini a Basovizza: ''Bello vedere tante divise e tanti giovani. Il primo passo per restare uniti è il rispetto di chi indossa una divisa''
Le celebrazioni per il Giorno del Ricordo sono avvenute davanti a centinaia di persone per commemorare a Basovizza le migliaia di vittime delle foibe, delle violenze e dell'esodo che hanno caratterizzato quei drammatici momenti del confine orientale italiano. Tra le autorità civili e religiose, erano presenti i ministri Luca Ciriani e Matteo Salvini

TRIESTE. “Il mio primo ringraziamento va a tutte le donne e gli uomini in divisa che per decenni non hanno mai mollato e hanno combattuto contro tutto e tutti perché la fiaccola rimanesse accesa, e perché non morissero due volte i martiri delle foibe. Di fronte a certe bestialità perdonare è un atto di coraggio, ma dimenticare e cancellare non si può”. C'era Matteo Salvini, oggi, davanti a centinaia di persone in occasione della celebrazione del Giorno del Ricordo davanti al monumento della Foiba di Basovizza.
Un luogo simbolo di una terribile tragedia, quando nel maggio del 1945 vennero fatte sparire centinaia di persone, e oggi monumento nazionale, che sintetizza simbolicamente tutto il dramma delle foibe e dell'esodo patito dalle genti del confine orientale in quegli anni tumultuosi. Il ministro Salvini si è inoltre scagliato con parole di condanna nei confronti dei responsabili, i giorni scorsi, della targa che riportava i nomi degli infoibati gettati nell'Abisso Plutone, un'altra delle innumerevoli cavità carsiche che furono usate come strumento di occultamento dei morti da parte dei partigiani di Tito, con una dichiarazione che è proseguita anche con un riferimento di stretta attualità: “Oggi non siamo qui a ricordare solamente le migliaia di vittime innocenti – ha detto Salvini - ma anche le centinaia di migliaia di esuli che furono esuli due volte, esuli nel loro stesso paese. E' bellissimo vedere ragazze e ragazzi qui coi loro insegnanti, ed è bellissimo vedere tante divise, perché il primo passo verso un paese unito e condiviso è rispettare sempre e comunque chi indossa una divisa, qualunque divisa”.
L'intervento di Salvini è stato preceduto, tra gli altri anche da quello del sindaco di Trieste Roberto Dipiazza che ha sottolineato il clima di negazionismo e riduzionismo che per tanti anni ha contraddistinto questa triste vicenda, così come da quello del ministro per i rapporti con il parlamento Luca Ciriani, che ha ricordato: “Una volta qui a Basovizza ci venivamo in pochi. Per viltà, per paura, per convenienza, per conformismo, si stava lontano dalle foibe. Si taceva, si negava, talvolta si giustificava. Ma in tal senso – ha concluso Ciriani - il governo sta facendo molto, come ad esempio a Roma dove nascerà un museo dedicato all'esodo”, riprendendo il filo del discorso di questo progetto che aveva già imbastito la premier Giorgia Meloni alla sua visita a Basovizza di due anni fa.
Il governatore Fedriga si è rivolto in particolare alle nuove generazioni, e alle scuole presenti, sostenendo: “Il sangue che stato versato qui avrebbe potuto alimentare l'erba del rancore e dell'odio, che c'è stata per molti anni, ma in mezzo a quell'erba il sangue ha alimentato l'albero della libertà e della pace. Oggi il dialogo ha permesso di poter costruire un futuro condiviso basato sulle rispettive reciprocità”. A precedere il comizio dei politici però c'è stata la messa e l'omelia tenuta dal vescovo di Trieste monsignor Enrico Trevisi, che ha ricordato le vittime innocenti delle foibe e anche la strage di Vergarolla, avvenuta 80 anni fa, nel 1946, dove sul litorale di Pola a seguito di un'esplosione trovarono la morte centinaia di persone tra cui bambini e ragazzi. “Mai più”, ha detto il vescovo.












