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| 02 set 2020 | 11:16

Salvini a Trento, Carli: “Non credo alle pagliacciate di quelli che vengono qui a chiedere voti e dopo mezzora se ne vanno via”

Marcello Carli si scaglia contro le “passerelle” dei politici nazionali: “Siamo stanchi di una politica che vede Trento solo come colonia elettorale, la Città vale più di una felpa elettorale e delle solite promesse”

Salvini a Trento, Carli: “Non credo alle pagliacciate di quelli che vengono qui a chiedere voti e dopo mezzora se ne vanno
di Tiziano Grottolo

TRENTO. Giorgia Meloni, Nicola Zingaretti, Matteo Salvini e altri, in vista del voto di settembre sono molti i politici nazionali che si spostano di città in città per tirare per tirare la volata ai rispettivi candidati sindaci. Ieri, 1 agosto, è stata la volta della leader di Fratelli d’Italia, nei prossimi giorni arriverà a Trento pure Salvini. Una “passerella” che però non piace a tutti. È il caso del candidato sindaco sostenuto da Agire e Democrazia Cristiana Marcello Carli.

 

Non credo – attacca Carli – alle pagliacciate di politici nazionali che vengono qui a chiedere voti e dopo mezz'oretta se ne vanno via e chi li vede più. La cosa, da trentino, mi fa veramente arrabbiare. E questo vale per Salvini, per Zingaretti, vale per tutti: sono stanco di queste cose, tanto stanco. Così come immagino saranno stanchi anche i cittadini”.

 

In altre parole Carli è stufo di quella politica “che vede Trento solo come colonia elettorale, come un posto qualsiasi, e non ne capisce l’unicità, la bellezza, le potenzialità, il valore. Un posto dove arrivi, ti metti la felpa Trento e dici prima i trentini, poi vai in Campania e dici prima i campani, poi vai a quel paese e dici prima quel paese. Trento – prosegue il candidato – vale più di una felpa elettorale e delle solite promesse”.

 

Secondo Carli l’unica ricetta per far ripartire la città è la serietà: “Noi siamo impegnati per un’alternativa vera contro la sinistra che paralizza la nostra vita da 25 anni. Ci crediamo. Noi siamo qui in campo per una clamorosa rivoluzione civica e civile e per provare a cambiare veramente le cose. Non abbiamo bisogno di fenomeni, di felpe su cui ogni nome vale l’altro, nemmeno abbiamo bisogno della tata che viene da fuori a dirci chi votare”.

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