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| 19 ago 2021 | 11:51

Il Trentino in ritardo sulle vaccinazioni, i sindacati: “Basta pensare a Vasco Rossi, ci si concentri sull’emergenza in corso”

Il Trentino è rimasto indietro sulla campagna vaccinale, Cgil, Cisl e Uil parlano di dati “imbarazzanti e pericolosi” e chiedono un cambio di passo: “A Piazza Dante pensano al concerto di Vasco Rossi, mentre è a rischio la ripresa economica di interi settori”

Il Trentino in ritardo sulle vaccinazioni, i sindacati: “Basta pensare a Vasco Rossi
di Tizaino Grototlo

TRENTO. Stando agli ultimi dati diffusi dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) la campagna vaccinale Trentina non riesce a progredire a un ritmo sostenuto. Al momento (con i dati aggiornati al 18 agosto) solo il 64,39% dei trentini ha ricevuto almeno una dose. La media nazionale si attesta a 67,09%. Un dato che posiziona la Provincia autonoma in sestultima posizione. Fanno peggio solo Valle d’Aosta, Friuli-Venezia Giulia, Calabria, Sicilia e Bolzano (59,02%).

 

Ora, a chiedere un cambio di passo da parte di Apss e Provincia arrivano anche Cgil, Cisl e Uil che sulla campagna vaccinale parlano di “dati preoccupanti. In Piazza Dante pensano a Vasco, mentre è a rischio la ripresa economica di interi settori”. Secondo i sindacati la responsabilità di questa situazione “di evidente ritardo” ricadrà sui vertici dell’Azienda sanitaria e della giunta provinciale, a meno che non si intervenga subito per correggere il tiro. Di fronte a una disponibilità non più così alta da parte dei cittadini bisogna reagire moltiplicando gli sforzi. Non si può restare a guardare come se nulla fosse perché questo rischia di pregiudicare tutti i sacrifici fatti fino a qui e gli sforzi dei tantissimi che hanno già aderito alla vaccinazione”.


Anche i segretari delle confederazioni, Andrea Grosselli (Cgil), Michele Bezzi (Cisl) e Walter Alotti (Cisl), esprimono forte preoccupazione. “L’Azienda sanitaria sia trasparente e fornisca dati certi, divisi per territori, così da poter intervenire immediatamente con campagne di sensibilizzazione mirate nelle realtà dove risulta più bassa la percentuale di copertura”. Il timore è che siano proprio le valli a vocazione turistica ad avere il minor numero di popolazione vaccinata: “Se così fosse – affermano i segretari – questo potrebbe riverberarsi negativamente sulla promozione turistica, alle porte di una stagione turistica invernale che nelle speranze di tutti dovrebbe recuperare le gravi perdite della stagione scorse. Com’è possibile attirare i turisti con queste percentuali? Come si può pretendere il green pass per i vacanzieri che speriamo tornino a frequentare bar e ristoranti in Trentino quando non si è in grado di vaccinare la popolazione locale?”.

 

Per questo Cgil, Cisl e Uil chiedono di agire in tempi celeri. “L’autunno è alle porte e chi inizia l’immunizzazione oggi la completerà ad ottobre. Si smetta di pensare al concerto di Vasco Rossi, ci si concentri sull’emergenza in corso. Non bastano più le parole del presidente Maurizio Fugatti e del direttore generale dell’Azienda sanitaria Antonio Ferro – incalzano i sindacalisti – perché le percentuali da fanalino di coda del Trentino non possono essere ascritte solo alla popolazione. Se i dati sono così da mesi, imbarazzanti e pericolosi, bisogna agire subito con una campagna ad hoc, puntuale e mirata ai territori e alle fasce di popolazione con minore copertura. Servono misure straordinarie e interventi capillari per recuperare il tempo perso, gravemente e irresponsabilmente, in questi mesi. Non c’è un minuto da perdere”.

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