Riparti Trentino, i sindacati: “Presentare la domanda è complicato e gli ultimi dati dicono che ha aderito solo la metà dei lavoratori inizialmente stimati”
Walter Alotti (Uil) e Andrea Grosselli (Cgil) dicono la loro sulle indennità provinciali per i lavoratori stagionali colpiti dalle conseguenze della crisi: “La Pat non ci ha voluto coinvolgere, ora rischiamo di trovarci con altri milioni di euro stanziati e non spesi per i lavoratori”
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TRENTO. “Se la Giunta avesse deciso di utilizzare il Fondo di solidarietà del Trentino, istituito presso l'Inps, avrebbe avuto a disposizione tutti i dati dei lavoratori stagionali colpiti dalla crisi economica causata dal Covid, e loro si sarebbero trovati le indennità direttamente sul conto corrente senza doversi districare in autonomia in una nuova e del tutto inedita procedura per la presentazione della domanda: la Giunta però non ci ha voluto ascoltare e gli ultimi dati ci dicono che hanno aderito solo circa la metà dei lavoratori stagionali inizialmente stimati”. Così Walter Alotti e Andrea Grosselli, segretari generali rispettivamente di Uil e Cgil del Trentino, sull'indennità provinciale prevista per i lavoratori stagionali all'interno di Riparti Trentino.
“Gli ultimi dati, relativi a circa una settimana fa – spiega Grosselli – dicono che su una platea di 12mila possibili beneficiari le domande presentate sono state circa 5.500, per una spesa di 6 milioni e 800 mila euro su un budget complessivo di 18 milioni. In poche parole, con la scadenza prevista per il 31 agosto, è verosimile immaginare che rimarranno ancora diversi milioni di euro stanziati e non utilizzati per sostenere i lavoratori”. Secondo il segretario della Cgil del Trentino, tra i fondi che risulteranno probabilmente inutilizzati in questa manovra e quelli stanziati e non spesi nel corso del 2020, si potrebbe arrivare a un totale di circa 20 milioni di euro utilizzabili a sostegno dei più colpiti dalla crisi economica. “Noi chiediamo che con quei soldi vengano aiutate le famiglie più in difficoltà sul fronte degli affitti – dice Grosselli – e i lavoratori stagionali, quelli discontinui e quelli legati ad esempio al mondo dello spettacolo non coperti da cassa integrazione e Naspi per quanto riguarda la contribuzione previdenziale”.
“I lavoratori devono arrangiarsi nella presentazione della domanda – sottolinea Alotti – non potendo passare né attraverso i patronati né i sindacati. Si tratta di una procedura piuttosto complicata e che richiede del tempo, senza contare che i lavoratori stessi devono venirne in primo luogo a conoscenza. Al momento solo la metà circa dei lavoratori inizialmente individuati ha presentato domanda, per noi è fondamentale che gli eventuali fondi che non verranno spesi siano utilizzati per politiche del lavoro non solo attive ma anche passive. Finché i consumi interni non ripartono non possiamo pensare di fare riferimento solo ad esportazioni e turismo”.
L'intervento realizzato dalla Giunta, ribadisce Grosselli: “Non è stato condiviso con le organizzazioni sindacali. Noi avevamo chiesto di passare attraverso il Fondo di solidarietà del Trentino, istituito presso l'Inps, grazie al quale i contributi sarebbero arrivati in automatico, predisposti dalle domande semplificate delle imprese. Una procedura che avrebbe portato a diversi vantaggi: il lavoro di amministrazione sarebbe stato svolto dall'Inps e il beneficio sarebbe arrivato direttamente nei conti correnti dei lavoratori, che avrebbero inoltre avuto la copertura assicurativa per la previdenza obbligatoria. La Giunta però ha fatto un'altra scelta e oggi, probabilmente per difetti di comunicazione e per come è stato congegnato l'intervento, il numero di domande presentato è molto più basso rispetto alle stime effettuate proprio dalla Pat”.
Secondo Alotti, la misura sarebbe stata in ogni caso tardiva rispetto alle esigenze dei lavoratori: “Spero che da qua al 31 agosto tanti presentino ancora domanda, ma i fondi sono comunque arrivati tardi e potevano essere erogati a febbraio-marzo come successo in Provincia di Bolzano. Noi chiedevamo un intervento della Provincia in merito agli stagionali fin da ottobre. Ci hanno risposto che era necessario occuparsi prima delle aziende”.














