I sindacati trentini contro Meloni: “Il Governo lascia soli i precari, soprattutto quelli più giovani”
In Trentino i beneficiari del taglio del cuneo fiscale dovrebbero essere circa 201mila contribuenti. Il decreto lavoro però non incontra il favore di Cgil, Cisl e Uil del Trentino: “Il taglio del cuneo sia strutturale e si accompagni al rispetto dei rinnovi contrattuali, altrimenti è un regalo alle imprese”

TRENTO. Taglio del cuneo fiscale, welfare, incentivi per le assunzioni e il cosiddetto assegno di inclusione che dovrebbe sostituire il reddito di cittadinanza: sono questi alcuni dei provvedimenti contenuti all’interno del decreto lavoro approvato ieri dal Consiglio dei Ministri del Governo Meloni.
Il provvedimento però non incontra il favore di Cgil, Cisl e Uil del Trentino che mettono nel mirino il taglio del cuneo fiscale che da luglio dovrebbe portare nelle buste paga di lavoratori e lavoratrici tra i 30 e i 50 euro in più al mese, grazie all’ulteriore taglio degli oneri contributivi del 4% sui redditi fino a 35mila euro rispetto a quello introdotto dal Governo Draghi. I beneficiari in Trentino, secondo una prima stima, dovrebbero essere circa 201mila contribuenti con redditi da lavoro dipendenti o assimilati.
“Si tratta di un provvedimento atteso ma che non è ancora strutturale” commentano i segretari Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti. “È quindi una risposta parziale finanziata in deficit che non si accompagna ad un sostegno reale al rinnovo tempestivo dei contratti di lavoro di cui sono privi almeno 120mila lavoratrici e lavoratori in Trentino, da quelli delle coop sociali al multiservizi passando per i dipendenti pubblici. Senza rinnovi il taglio del cuneo fiscale di fatto finisce nelle tasche dei datori di lavoro”.
Secondo i sindacati, analogamente a quanto avvenuto con il bonus Renzi, anche questa volta i salari reali aumenteranno solo per un breve periodo: “Al contrario in Paesi come Austria e Germania, con un cuneo fiscale ancora più pesante del nostro, le retribuzioni sono aumentate strutturalmente”.
Questo senza dimenticare i tagli alla sanità pubblica e all’assistenza previsti dal Governo. Ombre anche sul fronte dei contratti a tempo determinato. “La misura del Governo aumenta la precarietà invece di dare prospettive di certezza alle lavoratrici e ai lavoratori, soprattutto a quelli più giovani”. Se in un primo momento la possibilità di estendere di un anno e fino a 24 mesi i tempi determinati era possibile solo per accordo sindacale, ora il datore di lavoro potrà imporre una proroga del termine pena la conclusione del rapporto di lavoro. “Un assurdo nel momento in cui le imprese fanno fatica a trovare manodopera e bisognerebbe invece puntare su stabilità e formazione, soprattutto per i giovani e le donne”.
Per Cgil, Cisl e Uil il Governo Meloni sta facendo il contrario di quanto serve: “Abbiamo un mercato del lavoro con occupazioni povere ed estremamente precarizzate. Rafforzare questo stato di cose invece che risolverlo va nella direzione opposta a quella auspicata”.














