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Sospensione sanitari no-vax, ''a rischio i servizi per gli anziani''. Cgil e Cisl: ''La politica non dia spazio a conflitti e disservizi che il nostro territorio mai ha conosciuto''

I sindacati lamentano il fatto che solo ora si scopre che ci saranno 5 strutture che potrebbero non garantire i turni e 7 che non garantirebbero i parametri assistenziali mentre le altre dovrebbero rimodulare al ribasso organizzazione e maggiori parametri a oggi assicurati. ''Grande il rischio, per gli operatori vaccinati, di vedersi raddoppiare o triplicare lavoro e turni per far fronte ai carichi degli operatori sospesi. A questi ultimi rivolgiamo un appello a riflettere sulle conseguenze della mancata vaccinazione''

Di L.P. - 26 agosto 2021 - 20:14

TRENTO. ''La situazione prospettata è a dir poco preoccupante con 74 Infermieri, 263 Oss e 39 Ausiliari a oggi non vaccinati che, insieme ai 5 medici, rappresentano il 12% dell’intero personale delle Apsp. Numeri importanti che, al netto della verifica sui portatori di patologia esclusi dall’obbligo, impattano in modo significativo e differenziato sulle strutture e i territori''. Sono molto allarmati i sindacati dopo aver appreso ''con grave ritardo - spiegano - per questo denunciamo l’ostinata assenza, sin qui, di un tavolo di confronto a livello di assessorato e Azienda sanitaria, oltre che in Upipa'', quel che sta per succedere al sistema sanitario trentino e in particolare a quello delle case di riposo.

 

Il grosso, infatti, degli operatori ''no-vax'' rimasti e che dalla prossima settimana dovrebbero essere sospesi sono nelle Rsa e dall'ultimo incontro fatto con ''la presidente Chiogna e il direttore Giordani di Upipa, insieme al dottor Nava dell’Azienda sanitaria, abbiamo - comunicano Cgil e Cisl - finalmente assunto informazioni sui risvolti organizzativi che l’imminente sospensione del personale non vaccinato potrebbe avere nelle 42 Apsp''. In particolare i segretari Fp Cgil - col segretario Luigi Diaspro e il funzionario Alessandro Lazzarini - e Cisl Fp - col segretario Giuseppe Pallanch ed Elisabetta Pecoraro - spiegano che ci saranno 5 strutture che potrebbero non garantire i turni, 7 non garantirebbero i parametri assistenziali e le altre dovrebbero rimodulare al ribasso organizzazione e maggiori parametri a oggi assicurati.

 

''La road map illustrataci - aggiungono - prevede diversi scenari e paventa addirittura l’estrema ratio della chiusura di alcuni reparti o di intere strutture con trasferimento di anziani: è una soluzione che occorre assolutamente scongiurare. Abbiamo chiesto e ottenuto un tavolo permanente di confronto per seguire l’evoluzione della situazione e conoscere interventi e misure via via da adottare. Sono a rischio i servizi per i nostri anziani. È inoltre grande il rischio, per gli operatori vaccinati, di vedersi raddoppiare o triplicare lavoro e turni per far fronte ai carichi degli operatori sospesi. A questi ultimi rivolgiamo un appello a riflettere sulle conseguenze della mancata vaccinazione, con rischio di compromettere il servizio e di sovraccaricare i colleghi. Si rischia seriamente di vanificare anche il durissimo lavoro dei mesi più cupi del lock down, i turni massacranti bardati alla bell’e meglio, in cui tanti si sono contagiati, ammalati anche gravemente, costretti a isolarsi dai familiari per paura del contagio, dimostrando grandissimo senso di responsabilità''.

 

E poi c'è l'assenza totale della politica provinciale. ''Serve che anche la politica faccia la sua parte - spiegano Cgil e Cisl -: non si può affrontare una situazione così complicata ostentando distacco e puntando il dito; i sacrifici di questi lavoratori vanno riconosciuti e compensati: bastavano 3.400.000 euro – a fronte di un impegno complessivo di risorse tra bilancio e assestamento di ben 600 milioni - per garantire gli impegni del contratto collettivo e l’aggiornamento delle indennità specifiche contrattuali. Il rinnovo del contratto di lavoro scaduto da tre anni è ritenuto “inopportuno” dal Presidente Fugatti. Come può pretendere che il sistema non produca disaffezione se non aperta ostilità e atti di sfida?''.

 

Occorre, insomma, che ciascuno faccia la propria parte, per non dare spazio a conflitti tra lavoratori e a disservizi ''che il nostro territorio mai ha conosciuto - concludono - per l’eccellenza delle prestazioni pubbliche unanimemente riconosciuta. Il Sindacato Confederale farà la sua con la responsabilità che lo contraddistingue, partecipando ai tavoli e fornendo il proprio contributo per soluzioni che possano garantire qualità dei servizi e tutele di chi lavora. Chiediamo che la politica faccia la sua con serietà e concretezza, attivando tempestivamente tavoli di confronto con le rappresentanze dei lavoratori''.

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