Sanità, i sindacati alla Pat: ''La carenza di personale è un'emergenza: basta slogan. L'investimento per riorganizzare è ridicolo, costa quanto gli aumenti ai dirigenti''
La sanità trentina è in fortissima sofferenza e ora anche i sindacati con i segretari generali intervengono sulle difficoltà che attraversa il sistema sanitario. Andrea Grosselli (Cgil), Michele Bezzi (Cisl) e Walter Alotti (Uil): "Basta slogan da parte della Provincia e serve una strategia di lungo periodo, come per esempio intende fare lo Stato con il Pnrr"

TRENTO. "Gli aumenti alla direzione dell'Apss valgono quanto gli stanziamenti per la riorganizzazione mentre la situazione nelle strutture è drammatica". A dirlo Andrea Grosselli (Cgil), Michele Bezzi (Cisl) e Walter Alotti (Uil). "L'assenza di professionisti è ormai un'emergenza".
Turni pesanti e reparti sempre più in sofferenza. Sarebbero decine e decine i professionisti sanitari che mancano al Trentino e la situazione negli anni è peggiorata. "Abbiamo bisogno di investimenti e serve cambiare la politica messa in campo per il personale", aveva spiegato il 25 marzo a Il Dolomiti il presidente dell'Ordine dei medici, Marco Ioppi (Qui articolo).
La sanità trentina è in fortissima sofferenza e ora anche i sindacati con i segretari generali intervengono sulle difficoltà che attraversa il sistema sanitario. "Basta slogan da parte della Provincia e serve una strategia di lungo periodo, come per esempio intende fare lo Stato con il Pnrr. La situazione al pronto soccorso dell'ospedale Santa Chiara è per certi versi drammatica - dicono Grosselli, Bezzi e Alotti - ma almeno ha il merito di fare chiarezza sulla difficoltà endemica nel reperire le professionalità nel campo sanitario necessarie a garantire i servizi essenziali alla popolazione in particolare in un territorio montano e periferico come il Trentino".
I sindacati evidenziano la necessità di un piano per far fronte alla carenza di personale. "Perché tutto questo renderà più fragile la sanità territoriale vista la progressiva penuria anche di medici di medicina generale che dovrebbero essere il primo vero presidio di salute per la popolazione contrastando così gli accessi impropri alle strutture ospedaliere. Abbiamo assistito per anni alla sottovalutazione di questo problema che purtroppo non potrà risolvere neppure il varo della facoltà di medicina a Trento".
Negli ultimi anni la carenza di personale si è fatta sempre più sentire, complice anche il momento di emergenza che è stato vissuto a causa del Covid. "In un mercato del lavoro sempre più competitivo come quello dei professioni della salute - aggiungono Cgil, Cisl e Uil - a fare la differenza è la capacità attrattiva di un territorio e di un sistema sanitario garantendo crescita professionale, innovazione nei servizi e un'organizzazione capace di premiare il merito e sostenere la ricerca e la sperimentazione in campo medico e sanitario".
Le parti sociali attendono risposte sulle varie questioni aperte ma intanto le buste paga del Consiglio di direzione dell'Apss diventano più pesanti. "Servono strategia e investimenti di lungo periodo, non slogan. Men che meno in questo quadro - evidenziano Grosselli, Bezzi e Alotti - si possono staccare aumenti di centinaia di migliaia euro - 340 mila in cinque anni - come quelli voluti dalla Giunta per il nuovo direttore generale, quando la riorganizzazione dell'Apss prevede un investimento ridicolo a regime di soli 400 mila euro. Purtroppo in questi anni abbiamo invece assistito prima al tentativo della Giunta Fugatti di tagliare di 120 milioni di euro il budget dell'Azienda sanitaria, poi alla sostituzione di ben due direttori generali nel giro di due anni, infine all'ennesimo rinvio sine die del progetto di realizzazione del Not. Anche la pandemia, che ha messo per due anni di fila sotto stress l'intero sistema sanitario provinciale, poteva essere il contesto in cui rilanciare un nuovo modello di medicina territoriale che partisse dall'assistenza sociale e domiciliare fino a disegnare un nuovo ruolo degli ospedali periferici".
I sindacati Cgil, Cisl e Uil chiedono attenzione e un cambio di passo alla politica e all'Apss per mantenere gli standard dei servizi alla popolazione. "Assistiamo a un progressivo processo di esternalizzazione e di privatizzazione dei servizi sanitari mentre dopo mille titubanze stiamo ancora inseguendo lo Stato che con il Pnrr e il recente decreto di riassetto della sanità e del socio-sanitario sul territorio punta sulla rivoluzione digitale e sulle case di comunità come strumento imprescindibile per avvicinare i servizi sanitari ai cittadini. Ora ci attendiamo una vera svolta che metta da parte gli slogan e sia in grado di progettare, con il concorso di tutti gli attori, una sanità all'altezza dei bisogni dei trentini. Serve un percorso di confronto che veda il pieno coinvolgimento anche delle organizzazioni sindacali", concludono Grosselli, Bezzi e Alotti.














