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''La sanità trentina rischia di collassare'' è allarme. Sempre più reparti in sofferenza, al Pronto soccorso di Trento pronti a lasciare 4 professionisti

Turni pesanti e reparti sempre più in sofferenza. Sarebbero decine e decine i professionisti sanitari che mancano al Trentino e la situazione negli anni è peggiorata. "Abbiamo bisogno di investimenti e serve cambiare la politica messa in campo per il personale" dice il presidente dell'Ordine dei Medici, Marco Ioppi

Di Giuseppe Fin - 25 March 2022 - 05:01

TRENTO. “I turni sono massacrati, siamo in pochi, difficile riuscire a sostenere una situazione del genere”. Alcuni se ne vanno, chiedono il trasferimento, altri cambiano strada o vanno in pensione. C'è chi sognava un lavoro fatto in condizioni diverse ed ora invece si trova impegnato ore su ore, a rincorrere i turni e le emergenze senza avere la possibilità di una vita al di fuori dall'ospedale. 

 

La situazione in cui si trova la sanità trentina non è delle migliori. La carenza di personale che si sta registrando in questo momento è pesante e sta travolgendo i professionisti che con fatica mandando avanti gli ospedali trentini. “Servono investimenti” è quello che da tempo chiede il presidente dell'Ordine dei Medici, Marco Ioppi. Non è un problema nato in questi anni. Ci troviamo davanti ad una mancanza di programmazione figlia del passato sulla quale nessuno è mai intervenuto. 

 

Da Cles a Trento i casi non mancano e vengono spesso portati a galla da interrogazioni dei consiglieri provinciali. Sarebbero almeno una cinquantina i professionisti sanitari che mancano al Trentino. Nei reparti queste mancanze vengono tamponate con l’utilizzo di “consulenti” o "gettonisti'', per l’effettuazione di turni mensili. Una soluzione, quest'ultima, che non può essere di lungo periodo. 

 

“Siamo in una situazione di vera difficoltà e servono interventi immediati per cambiare strada perché si rischia di far collassare il sistema” afferma a ilDolomiti il presidente dell'Ordine dei Medici. Nei giorni scorsi abbiamo dato notizia del caso dell'Unità operativa di Ginecologia a Cles dove il direttore a breve lascerà il proprio posto. (QUI L'ARTICOLO)

 

Ma a preoccupare è anche il Pronto Soccorso di Trento. Qui l'organico, già in sofferenza, prossimamente avrà una ulteriore diminuzione: tre persone hanno deciso di andarsene e una andrà in aspettativa. Sempre in questo ambito potrebbe arrivare anche l'addio del dirigente. Stiamo parlando di un'area sanitaria molto delicata. “Se gli altri reparti sono già in sofferenza i trasferimenti dei pazienti vengono ritardati o non fatti e tutto ricade sulle spalle del Pronto soccorso con l'aggiunta di lavoro” ci spiegano alcuni sanitari. Situazioni difficili che si ripetono su tutto il territorio non solo nei Pronto soccorso ma anche in altri settori come quello di anestesia, di ostetricia e ginecologia.

 

Negli ultimi anni la carenza di personale si è fatta sempre più sentire, complice anche il momento di emergenza che è stato vissuto a causa del Covid. Si è assistito a continui trasferimenti di medici verso altre regioni con l'impossibilità, in alcuni casi, di trovarne un sostituto.  “Oggi – ha spiegato Marco Ioppi – la disponibilità di specialisti è sempre più ridotta”.

 

C'è il tema della minore attrattività, non sempre l'attività lavorativa diffusa negli ospedali sul territorio è stimolante per i giovani professionisti che vogliono crescere. Chi viene trasferito nelle strutture periferiche si trova da solo ad affrontare problemi e esigenze mentre che si trova nell'ospedale centrale è, come già detto, sottoposto a turni massacrati. 

 

Preoccupa la situazione anche a Cavalese e a Cles. Qui la Ginecologia non ha la possibilità di contare su specialisti per fare turni e non di rado si sceglie la strada di personale esterno, i cosiddetti “gettonisti”. 

 

Tutto viene portato avanti in una situazione di continua emergenza dalla quale non si riesce ad uscire. Concorsi che vanno deserti, professionisti che chiedono trasferimenti e posti lasciati vuoti dai  pensionamenti.

 

“Abbiamo bisogno – ha concluso Ioppi - di investire assolutamente e pensare soprattutto a cambiare una politica del personale in modo tale da rendere autonomi e responsabili i medici aiutandoli ad incentivare il loro attaccamento alle nostre struture e non invece allontanarli” 

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