Contenuto sponsorizzato
| 15 mag 2022 | 06:01

Sos medici in Trentino, mancano nei pronto soccorso e in pediatria. L'Apss li cerca anche con Facebook. Demagri: ''Serve una task force costituita dai professionisti''

Per il momento il problema della carenza di personale medico in Trentino non sembra attenuarsi. Per alcuni la strada che sta cercando di percorrere l'Azienda sanitaria e la Provincia non porterà a nessuna soluzione. Continuano ad essere molti i reparti che si trovano in sofferenza 

Sos medici in Trentino, mancano nei pronto soccorso e in pediatria

TRENTO. Medici specialisti in pediatria e medici a cui conferire incarichi libero professionali per garantire la copertura sulle 24 ore del servizio di pronto soccorso. Questi sono solo alcuni degli annunci apparsi nelle ultime ore sui profili social dell'Azienda sanitaria di Trento.

L'Azienda sta cercando di affrontare la grossa criticità di carenza del personale che si sta rivelando deleteria su tutto il territorio. Sono diversi i reparti con personale costretto a turni extra e la fatica si fa sempre più sentire soprattutto dopo un periodo come quello della pandemia quanto mai pesante per i sanitari. 

 

Si cercano medici nei pronto soccorso degli ospedali di Arco, Borgo, Cavalese, Cles, Rovereto, Trento e Tione e, in caso di necessità, nella sede dell'Unità operativa Trentino Emergenza.

 

Ma si cercando anche infermieri. Tra pensionamenti e professionisti che decidono di percorrere la strada del trasferimento ad altre strutture, private o pubbliche in altre province o regioni. Le fuoriuscite sono molte e la preoccupazione è che il sistema non riuscirá più a sopportare una situazione così pesante ancora per molto

 

Per alcuni, però, la strada che sta cercando di percorrere l'Azienda sanitaria e la Provincia non porterà a nessuna soluzione del problema. “Stanno percorrendo dei solchi che non porteranno a nulla” spiega la capogruppo del Patt in consiglio provinciale Paola Demagri che assieme al collega di partito, Michele Dallapiccola, sta seguendo passo dopo passo l'evolversi di una situazione sempre più critica dal punto di vista dell'organizzazione del sistema sanitario. 

 

“Sono stati aperti dei bandi – spiega Demagri – per chirurghi e all'interno viene messo che dovranno occuparti anche del Pronto soccorso. E' una cosa senza senso dare questo ulteriore compito a dei chirurghi e di certo non va ad incentivare l'arrivo dei professionisti”. 

 

Il problema del personale nei Pronto soccorso del territorio era già stato sollevato in passato. Molti professionisti per i turni troppo pesanti hanno deciso di cambiare strada. “ Servono investimenti. Siamo in una situazione di vera difficoltà e servono interventi immediati per cambiare strada perché si rischia di far collassare il sistema” aveva spiegato a ilDolomiti il presidente dell'Ordine dei Medici, Marco Ioppi.

 

Da ultimo sembra essere piaciuta a pochi l'idea lanciata nei giorni scorsi di affidare a cooperative la gestione dei codici bianchi e dei codici verdi dei Pronto Soccorso. “La questione delle Cooperative – ha spiegato Demagri - è davvero la più preoccupante di tutte perché il rischio che i dipendenti di Apss si licenzino ed entrino a far parte delle risorse che fanno capo alle cooperative è elevatissimo. Essere dipendenti di Apss oggi non comporta avere delle opportunità in più, ma averne alcune e perderne altre. Essere dipendenti significa stabilità, formazione continua, garanzia di avere assicurate posizioni economiche e giuridiche, sviluppo professionale, carriera. Oggi però essere dipendenti non garantisce più sviluppare il senso di appartenenza, essere più motivati, avere migliori relazioni, sentirsi parte di un gruppo, poter gestire meglio il tempo lavoro-famiglia”.

 

Il rischio di un travaso di medici, spiega la consigliera, che da dipendenti possano passare alle cooperative è reale e imminente. “La scelta – spiega - deriva dal fatto che potranno andare a lavorare in periferia dove guadagneranno molto di più ed avranno da portare avanti la sola responsabilità clinico-professionale”. Con conseguenze che possono arrivare anche nelle prestazioni date ai pazienti spiega sempre Demagri.

Ed è per questo che è stata lanciata la proposta di creare una task force aziendale fatta di professionisti scelti non dai vertici dell'azienda sanitaria ma dai propri ordini e tra gli stessi lavoratori per cercare una strada per uscire da questa palude. 

 
 ''Una task force – ha spiegato la stessa Demagri – che dovrebbe puntare, fra le altre cose, ad indagare sull'appartenenza aziendale e  sul riconoscimento sociale   ma anche  sull'importante sviluppo professionale che passa  anche con la possibilità di fare ricerca offrendo tempi e spazi”. Infine il tema della privatizzazione. “Serve un indirizzo chiaro da parte dell'Apss che punti a non rendere frustrante il lavoro nel pubblico”. 

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Economia
| 05 agosto | 20:41
Il presidente di Confindustria Trentino dopo la presentazione del Piano industriale Trentino 2040: “Obiettivi ambiziosi? Sì, ma programmare il [...]
Cronaca
| 05 agosto | 19:41
La denuncia è della consigliera provinciale altoatesina Brigitte Foppa che sottolinea: "E la sostenibilità dov'è? Abbiamo veramente [...]
Montagna
| 05 agosto | 13:51
La denuncia della pagina social Laggio Lajo di Cadore: "Magari a casa vostra lo potete anche fare al lato della strada ma non qui in Cadore. Noi [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato