Sanità, Ioppi: ''Dal pronto soccorso agli anestesisti, dagli psichiatri ai medici di base mancano specialisti a tutti i livelli e c'è molta frustrazione''
Il presidente dell'Ordine dei medici, Marco Ioppi: "Molti giovani mostrano segnali di grande frustrazione e alcuni lasciano subito il ruolo per il quale hanno sognato e studiato tanti anni: un'enorme pressione tra visite, e-mail e telefonate. Il tutto è intensificato dalle numerose richieste di informazioni sui vaccini, sui tamponi e sul Green pass"

TRENTO. "La difficoltà nel trovare specialisti è trasversale a praticamente tutti i comparti: dal pronto soccorso alla rianimazione, dagli anestesisti agli psichiatri". Queste le parole di Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei medici. "Ci si è preoccupati poco della sanità per troppi decenni, un settore spesso oggetto di tagli più che di investimenti. La politica non è riuscita a indirizzare le giuste scelte e adesso ci si trova a rincorrere gli eventi".
Ormai da quasi due anni il sistema sanitario si trova sotto pressione. L'emergenza coronavirus ha portato a rimodulare quasi tutti i servizi per fronteggiare la diffusione dell'epidemia. Ora che il numero dei ricoverati Covid è fortunatamente molto più basso e contenuto rispetto ai mesi scorsi, anche se si continuano a trovare positivi e, purtroppo, si registrano decessi.
Gli operatori non possono comunque tirare il fiato perché, se nel frattempo il paziente non si è rivolto al privato, ci sono da recuperare visite e interventi che sono stati differiti e rimodulati (Qui articolo). Si deve, poi, aggiungere che si affacciano nuovi bisogni, come le ripercussioni per il Covid, ma anche altre situazioni che si sono acuite in questi mesi difficili: sono stati registrati, per esempio, il 30% di casi in più di disturbi alimentare e anche pazienti ormai considerati stabilizzati hanno avuto un peggioramento del quadro (Qui articolo).
Un'emergenza sanitaria che in linea generale che ha evidenziato ancor di più la carenza di professionisti. "Questo è stato solo in parte calmierato dalla legge Calabria - evidenzia Ioppi - che permette agli specializzandi di poter essere assunti con contratto negli ultimi anni di studio e poter esercitare la professione. Questa modalità viene utilizzata in diversi settori ma è chiaro che serve un piano a lungo termine, una programmazione ancora più attenta rispetto al passato. Questa criticità riguarda tutta Italia e quindi c'è da lavorare per portare i migliori in Trentino".
L'Azienda provinciale per i servizi sanitari in accordo con la Provincia lavora alla riforma del sistema con il dg facente funzioni Antonio Ferro (Qui articolo), un provvedimento già preannunciato all'interno del Programma di sviluppo strategico presentato lo scorso maggio dall’allora direttore generale dell’Apss, Pier Paolo Benetollo, ora direttore del Servizio ospedaliero provinciale.
Il nuovo modello sarà incardinato su quello che è stato definito “ospedale policentrico”, un sistema che prevede il ripristino e il potenziamento dei distretti sanitari e un’unica rete ospedaliera articolata su 7 strutture. Contestualmente è stato previsto anche il potenziamento del Dipartimento di prevenzione, il “braccio armato” dell’Apss nel contrasto della pandemia.
La volontà è quella di sviluppare "una nuova medicina del territorio - hanno spiegato nella preadozione del piano le autorità sanitarie e provinciali - per consentire ai cittadini di ricorrere alle cure di cui necessitano il più possibile vicino a casa. La pandemia ha messo in luce punti di forza e criticità del sistema sanitario trentino con gli ospedali di valle e il sistema sanitario territoriale, che sarà potenziato e valorizzato per rispondere alle esigenze dei pazienti di tutti i territori".
Preoccupa, inoltre, la previsione di pensionamenti a vari livelli: una novantina i medici di medicina generale, per esempio, sono in procinto di uscire dal mondo del lavoro. "Questo dato è evidentemente allarmante. Un professionista che oggi segue 1.500 pazienti: i tetti massimi sono già stati aumentati e si rischia un ulteriore aggravio. Ma questo comparto è davvero complesso e i carichi di lavoro assolutamente eccessivi già adesso. Molti giovani - dice il presidente dell'Ordine dei medici - mostrano segnali di grande frustrazione e alcuni lasciano subito il ruolo per il quale hanno sognato e studiato tanti anni: un'enorme mole tra visite, e-mail e telefonate. Il tutto è intensificato dalle numerose richieste di informazioni sui vaccini, sui tamponi e sul Green pass. Ma in generale c'è una forte pressione: basti pensare che molti ruoli dirigenziali sono vacanti all'interno dell'Apss. La programmazione è stata carente e non c'è stata una valutazione sulla proiezione dei bisogni di una cittadinanza sempre più anziana e che necessita di attenzione, di sensibilità e di vicinanza".
Il nuovo modello inoltre, dovrà tener conto anche della neonata Scuola di medicina. "E' importante iniziare fin da subito a programmare fin nei dettagli il futuro prossimo e siamo forse già un po' in ritardo. Un piano - prosegue Ioppi - che sappia individuare spazi, percorsi e strutture per gli studenti: la visione deve considerare un arco temporale di almeno 5 anni. Poi è difficilmente pensabile che tutti i nuovi medici possano avere l'ambizione di fermarsi in Trentino, quindi si rende necessaria una pianificazione davvero chiara, altrimenti si rischia di non raccogliere i risultati sperati".
Nelle scorse settimane c'è stato il tentato omicidio di Pergine. Una persona più volte denunciata e nota per i suoi atteggiamenti (Qui articolo). "E' stato un evento evidentemente grave - continua il numero uno dei medici - c'erano i segnali premonitori che potesse accadere qualcosa. Ci sono state difficoltà di lettura delle criticità e in questo si inserisce, forse, anche in una frammentarietà dei servizi che può farsi sfuggire le situazioni, nonostante gli ottimi livelli dei professionisti che intervengono a vario titolo: ogni ente è responsabile della propria parte ma manca una regolamentazione. La chiusura dei manicomi non significa che non ci siano i disagi. Occorre prevedere e rafforzare una rete di strutture intermedie per proteggere un paziente fragile, i familiari e la popolazione. Adesso ci sono casi che queste persone vengano ricoverate in Rsa, ma non è l'ambiente sociale ideale per aiutarli e si mettono in difficoltà anche i professionisti".
Sono ormai tanti mesi che ci si trova a fare i conti con l'emergenza Covid. Molti malesseri si sono acutizzati, magari alcune persone non hanno potuto ricevere le giuste attenzioni a causa di un sistema sanitario finito in apnea. "La pandemia ha comportato sicuramente un aumento della sofferenza, anche psichica. C'è stata una crescita di vari fenomeni, questo dovrebbe far riflettere sulla necessità di valutare i bisogni del tessuto sociale e l'importanza di saper pianificare una medicina del territorio in grado di dare risposte puntuali e salvaguardare i professionisti: un operatore deve svolgere la missione in sicurezza e in serenità, un aspetto che fa parte di un ambiente di lavoro sano", conclude Ioppi.














