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I medici di base: ''Oggi sembriamo dei centralini: l'aumento dei tetti massimi di pazienti deve essere volontario''

Nicola Paoli (segretario della Cisl medici): "La categoria è oberata. E' più conveniente diventare un Usca o un vaccinatore perché si viene pagati di più. I giovani specializzandi preferiscono cambiare il proprio percorso in sanità anche perché comprendono la difficoltà di interpretare il ruolo del medico di base"

Di Luca Andreazza - 27 settembre 2021 - 22:03

TRENTO. "Siamo ai limiti: si deve abbandonare l'attuale modello e strutturare un'organizzazione più moderna" (Qui articolo) e "C'è un forte disagio, una desolazione terribilela coscienza e la professionalità sono ai massimi livelli ma siamo lasciati soli, spesso senza tutele" (Qui articolo). Queste le grida d'allarme dei medici di medicina generale del Trentino che si trovano sotto fortissima pressione, una situazione che si è acuita con l'emergenza Covid. 

 

Il risultato è quello che i medici di base si trovano a faticare nel rispondere alle esigenze della cittadinanza. Un lavoro preziosissimo, un'attività che rappresenta il primo presidio sanitario. Sembra si stia verificando inoltre una sorta di scollamento tra paziente e professionista, con ricadute che si riflettono innanzitutto sulla gestione dei codici bianchi al pronto soccorso dell'ospedale e, quando va peggio, sulle problematiche causate dalle ricerche su Google (Qui articolo).

 

"La situazione è peggiorata - commenta Nicola Paoli, segretario della Cisl medici, il sindacato di maggioranza per il comparto - oltre alle normali incombenze, sembriamo dei centralini: telefonate e messaggi, e-mail e whatsapp. Se non si sa cosa rispondere, i servizi sanitari stessi rimandano a noi e in più sono veramente tante le richieste per avere informazioni su vaccini o tamponi, stampare il Green pass o altri documenti. Il Trentino è all'avanguardia per gli aspetti telematici ma il referto su Tre/C manda gli anziani in difficoltà e in caso di blocco del sistema, che capita, tutti si rivolgono a noi. Andare avanti così è evidentemente insostenibile. I pazienti oggi sono più sensibili ma anche più esigenti e quindi la pressione aumenta perché vogliono risposte immediate che non sempre è possibile fornire per ogni caso".

 

Questi professionisti sono sempre meno e con un'età media sempre più alta. Molte zone sono già scoperte e in alcuni casi si cerca di sopperire prolungando il servizio. Si interpreta la missione anche oltre il proprio dovere. Il Comune di Brentonico, per esempio, a nome di tutta la comunità ha ringraziato pubblicamente il medico, molto stimato sul territorio, per avere deciso di continuare altri tre mesi prima di andare in pensione.

 

"E' difficilissimo trovare i medici - evidenzia Paoli - i giovani escono molto preparati e formati, volenterosi e appassionati. Però si scontrano con i ritmi fin da subito estremamente alti, catapultati sul fronte senza il tempo di un percorso di crescita della mole di lavoro. Certi meccanismi necessitano di esperienza: c'è il rischio che effettivamente decidano di lasciare molto presto, nonostante la grande disponibilità e abnegazione. Inoltre se sono appena entrati in servizio non hanno la disponibilità economica per pagarsi una segreteria e questo manda in crisi il sistema".

 

Il presidente dell'Ordine dei medici, Marco Ioppi, ha spiegato che c'è un decreto nazionale che limita le visite domiciliari, affidate alle unità Usca, per ridurre le possibilità di contagio (Qui articolo). Un provvedimento disposto per fronteggiare la prima ondata. A Il Dolomiti, il giovane medico Leonardo Polizzi ha detto che oggi è comunque quasi impossibile portare avanti questa attività per la mole di attività. 

 

"Effettivamente - aggiunge il segretario della Cisl medici - la categoria è oberata. E non aiutano le regole che cambiano in continuazione tra circolari ministeriali, decreti del governo, ordinanze della Provincia e quelle dei sindaci. Ma un'ulteriore ragione per la quale è complicato trovare professionisti è anche per una concorrenza, per così dire, interna. E' più conveniente diventare un Usca o un vaccinatore perché si viene pagati tra i 40 e i 60 euro/ora. I giovani specializzandi preferiscono cambiare il proprio percorso in sanità anche perché comprendono la difficoltà di interpretare il ruolo del medico di base".

 

Qualche soluzione sembra, però, prendere forma in questa caso. "Sono in corso alcune trattative. Un tavolo tecnico tra i sindacati e l'Azienda provinciale per i servizi sanitari - prosegue Paoli - ha delineato alcune azioni di sviluppo. Le richieste sono state consegnate alla Pat e c'è stato un incontro con il Dipartimento salute e con l'assessora Stefania Segnana: c'è in generale la volontà di supportare la nostra categoria. L'Apss ha aperto alla possibilità di inserire personale di segreteria e infermieristico per sgravare i professionisti almeno dalla parte burocratica e rispondere a quelle esigenze che non sono di competenza di un medico".

 

Una richiesta è quella di pensare a sviluppare degli ambulatori multidisciplinari per riuscire ad affrontare tutti i bisogni della società. "In questo caso si potrebbero, almeno inizialmente, implementare i gruppi integrati - spiega Paoli - una rete professionale tra medici di base, personale ospedaliero, pediatri, guardie mediche e così via per discutere dei problemi di un ambito territoriale e trovare le contromisure. C'è stata poi una disponibilità dell'Apss di estendere la telemedicina e di fornire gratuitamente strumentazioni per la specialistica ambulatoriale. Ogni professionista rimane nella propria sede ma alcuni servizi vengono centralizzati per ridurre le lista d'attesa".

 

Le tempistiche? "A livello nazionale - dice Paoli - si stanno rivedendo gli accordi. Ma il Trentino può far valere l'autonomia e prevedere delle azioni ponte o almeno dei correttivi alle criticità tramite decisioni che possono essere percorribili e attuabili. A ottobre o novembre alcuni aspetti potrebbero trovare già una prima risposta ma dipende molto dalle risorse che vengono messe a disposizione dalla parte pubblica".

 

I bisogni della popolazione sono cambiati e il quadro presenta più criticità rispetto al passato, spesso aspetti legati all'aumento dell'età media della popolazione e dell'aspettativa di vita che rende le cure e i quadri clinici ancora più complessi e delicati. "Ho circa 1.400 pazienti e il 60% è over 70 con tutte le patologie e le cronicità che sopraggiungono nel corso della vita", ha detto a Il Dolomiti Stefano Bosetti, operativo a Trento dal 1993, che ha parlato anche della necessità di un Dipartimento delle cure primarie

 

C'è la possibilità che i tetti massimi vengono alzati, anche a 1.800 pazienti per medico. "L'ipotesi c'è a livello nazionale ma i nostri professionisti sono già ai limiti. L'Apss, però, è in difficoltà a reperire nuovi medici. In val di Ledro si è provato a sperimentare un aumento del massimale ma l'esperienza si è rivelata disastrosa e non tutti accettano questa prospettiva per il rischio di perdere il controllo della gestione dei pazienti. Eventualmente questa scelta deve essere su base volontaria, solo in questo caso può funzionare, altrimenti crolla tutto", conclude Paoli.

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