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Il grido d'allarme delle guardie mediche: ''Siamo la Cenerentola delle cure primarie: un lavoro usurante, insicuro, pagato poco, poco considerato da tutti''

La lettera aperte delle guardie mediche: "Un lavoro usurante, insicuro, pagato poco, poco considerato da tutti. Manca un senso di appartenenza, il sentirsi parte della rete territoriale". L'invito ai portatori di interesse è quello di riflettere "su cosa sarà della continuità assistenziale, se ha senso trovarle un'identità o lasciare che questo servizio rimanga invisibile, scomparendo lentamente, fino a estinguersi"

Di L.A. - 27 ottobre 2021 - 22:03

TRENTO. "La continuità assistenziale rimane invisibile in quanto una 'Cenerentola delle cure primarie'. Ma ci si chiede il perché non ci sono più medici disposti a lavorare in questo settore?". Un grido d'allarme dalle guardie mediche. 

 

Se da un lato sono diverse le zone scoperte sul fronte dei medici di base, una categoria in difficoltà, dall'altro lato si registra anche una carenza di guardie mediche: cinque professionisti si licenziati tra Rovereto e Ala (Qui articolo). Ma da Mori a Cles, alcune sedi sembrano in affanno (Qui articolo). 

 

"Sono medici 'senza volto' - aveva spiegato a Il Dolomiti il presidente dell'Ordine dei medici, Marco Ioppi - lavorano moltissimo ma senza riconoscimenti. Spesso sono lasciati da soli a coprire i sabati, le domeniche, i festivi e le notti in zone periferiche, con tutti i rischi del caso, soprattutto per le donne. Manca il personale infermieristico e amministrativo, non sono collegati in maniera agibile alle forze dell'ordine: qui accade più raramente che nel resto d'Italia ma in alcuni casi le professioniste vengono accompagnate dai genitori o dai mariti che trascorrono il tempo all'esterno di un edificio per assicurarsi che non ci siano problemi. In generale le guardie mediche non vengono sostenute, tutelate e protette".

 

Una situazione difficile che viene evidenziata e rafforzata dal personale impegnato in prima linea. Guardie mediche che hanno scritto una lettera (sotto in forma integrale) per riportare una serie di difficoltà: "Un lavoro usurante, insicuro, pagato poco, poco considerato da tutti" ma soprattutto "manca un senso di appartenenza, un'identità del medico di continuità assistenziale, il sentirsi parte della rete territoriale".

 

Da qui l'appello: "Un invito a tutti i portatori di interesse nella comunità (classe politica, sindacati, Azienda sanitaria, università, corso di formazione specifica in medicina generale, colleghi, popolazione) a riflettere su cosa sarà della continuità assistenziale, se ha senso trovarle un'identità o lasciare che
questo servizio rimanga invisibile, scomparendo lentamente, fino a estinguersi".

 

 

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