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Trento
13 aprile | 18:05

Il grido d'allarme dei giovani medici in formazione: "Medicina di famiglia a rischio estinzione: se le cose resteranno così, saremo costretti a cambiare percorso"

Lettera aperta dei medici in formazione della Scuola di Medicina Generale di Trento: "Siamo profondamente preoccupati: si va verso un nuovo modello organizzativo sbagliato, a farne le spese saranno i professionisti ma soprattutto i cittadini. Lanciamo un appello, vogliamo partecipare alla costruzione di una riforma che sia equa, sostenibile e condivisa, non imposta dall’alto. Non possiamo essere ignorati: rappresentiamo il futuro della medicina generale in Trentino"

di MOb

TRENTO. "Desideriamo, con senso di responsabilità e profonda preoccupazione, condividere alcune riflessioni in merito alla situazione attuale e futura della medicina di famiglia in Trentino". 

 

Ad aprire così la loro lettera aperta inviata alla redazione de il Dolomiti sono alcuni giovani medici che parlano a nome dei 60 professionisti in formazione alla scuola di medicina generale di Trento: insomma, la prossima generazione di professionisti chiamati a prendersi cura dei bisogni dei cittadini nel ruolo dei "medici di famiglia"

 

Ma le loro prospettive, a quanto scrivono, sono tutt'altro che rosee: di fronte a loro si sta componendo un nuovo modello organizzativo che "chiede di lavorare con orari estesi, anche di notte e nei festivi, senza regole certe, senza un contratto chiaro e senza tutele". Insomma, un "sistema" con troppi punti di domande e incertezze: a farne le spese saranno non solo i medici ma anche (e soprattutto) i cittadini

 

"Le condizioni proposte per il nostro ingresso nel sistema sanitario, in particolare la creazione del cosiddetto 'ruolo unico' che unifica la medicina generale e la continuità assistenziale (ex guardia medica), prevedono un carico di lavoro fino a 38 ore settimanali aggiuntive, distribuite su notturni e festivi. Il tutto senza un contratto definito e con obbligo di adesione incondizionata, come se fosse normale firmare incarichi 'in bianco'. Siamo profondamente preoccupati per l'impatto che questo modello avrà sulla qualità e sull’accessibilità delle cure".

 

"Un medico che ha lavorato di notte - prosegue la lettera - potrà realmente garantire un'assistenza lucida ed efficace in ambulatorio il giorno seguente? Pensate a cosa significhi entrare in uno studio medico e non sapere mai chi vi troverete davanti o sapere che il medico che vi sta visitando ha appena finito un turno notturno. Pensate a chi vive in montagna, a chi è anziano, a chi non ha una rete familiare o ha bisogno di continuità e fiducia cosa significa questa discontinuità. Il rapporto con il proprio medico di famiglia non è solo una questione clinica: è una relazione umana, fatta di conoscenza reciproca, ascolto e presenza costante. Il nuovo modello, così com’è stato concepito, rischia di cancellare tutto questo. Al momento non sono previste regole su come combinare l’apertura dell’ambulatorio con gli orari a turno di notte e nei festivi e rischia di cancellare la figura del medico come punto di riferimento stabile, trasformando gli ambulatori in una rotazione di medici sempre diversi".

 

Un ulteriore punto critico, secondo i giovani medici, è rappresentato dalla totale assenza di tutele in ambito familiare: "Non vi è alcuna chiarezza - scrivono - su come sarà gestita l’attività delle colleghe in gravidanza o nei primissimi anni di vita dei bambini, né su come conciliare turni notturni e continuità lavorativa con la vita familiare. Al momento una dottoressa che rientra dalla maternità si troverebbe a lavorare di notte nonostante un bambino a casa di pochi mesi ancora in allattamento".

 

I problemi però, come sottolineato più volte, non sarebbero solo per i medici, anzi: a rimetterci sarebbe tutta la comunità. "Questa nostra presa di posizione non nasce solo dalla difesa di diritti professionali, ma anche da un’attenzione sincera verso la salute pubblica. La figura del medico di famiglia, stabile, raggiungibile e ben conosciuta dai pazienti, rappresenta il primo presidio di cura sul territorio. Rivolgiamo quindi un appello: chiediamo un confronto aperto, trasparente e costruttivo. Vogliamo partecipare alla costruzione di una riforma che sia equa, sostenibile e condivisa, non imposta dall’alto e che garantisca la continuità di cura ai cittadini e il rispetto della vita familiare. Chiediamo regole certe e dignità professionale. Non possiamo essere ignorati: rappresentiamo il futuro della medicina generale in Trentino".

 

"Abbiamo scelto questa strada - concludono - per stare vicino alle persone, per essere un punto di riferimento nelle loro vite. Ma se le condizioni continueranno a essere queste, molti di noi saranno costretti a cambiare percorso. E allora chi si prenderà cura delle persone? Chi sarà presente in territori oggi già carenti? La medicina di famiglia, come l’abbiamo sempre conosciuta, sta rischiando di scomparire. E con essa, rischiamo di perdere uno degli elementi più umani e preziosi della cura: il legame diretto, autentico e continuo tra medico e paziente".

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