“Non possiamo perdere professionisti”, sul ruolo unico l'Ordine risponde ai giovani medici in formazione: "Massima partecipazione". Ma è scontro tra i sindacati
Nei giorni scorsi era arrivato il grido di allarme dei medici in formazione della Scuola di Medicina Generale di Trento: "Siamo profondamente preoccupati: si va verso un nuovo modello organizzativo sbagliato, a farne le spese saranno i professionisti ma soprattutto i cittadini". Il presidente dell'Ordine, Giovanni De Pretis ha deciso di incontrarli: "Dobbiamo dare maggiori certezze a questi medici e coinvolgerli nelle decisioni". Intanto l'Azienda Sanitaria pubblica il bando per l'assegnazione di 47 incarichi vacanti ai medici del ruolo unico di assistenza primaria per l'anno 2025

TRENTO. “Non possiamo correre il rischio di perdere dei medici. È fondamentale prestare massima attenzione agli aspetti che sono stati sollevati e discuterne assieme”. Il presidente dell'Ordine dei Medici di Trento, Giovanni De Pretis, vuole ascoltare il grido d’allarme arrivato nei giorni scorsi dai giovani medici in formazione in merito alle criticità sul futuro modello organizzativo e il ruolo unico. Due aspetti che andranno a trasformare in modo profondo il sistema sanitario e che vedranno, fra le altre cose, l’attivazione delle Case di Comunità.
Nei giorni scorsi, attraverso una lettera aperta (QUI L'ARTICOLO), i medici in formazione della Scuola di Medicina Generale di Trento avevano spiegato di essere "profondamente preoccupati: si va verso un nuovo modello organizzativo sbagliato, a farne le spese saranno i professionisti ma soprattutto i cittadini. Lanciamo un appello, vogliamo partecipare alla costruzione di una riforma che sia equa, sostenibile e condivisa, non imposta dall’alto. Non possiamo essere ignorati: rappresentiamo il futuro della medicina generale in Trentino".
Un appello che da parte dell'Ordine dei Medici del Trentino sembra essere stato accolto, visto che il presidente De Pretis ha spiegato a il Dolomiti “di voler incontrare i medici in formazione alla prossima riunione dell'Ordine”.
IL RUOLO UNICO
Il “ruolo unico” è normato dall'accordo normativo nazionale, che ha previsto che dal 2025 tutti i nuovi medici cambino “casacca”, giuridicamente parlando. Non saranno più, come è stato fino allo scorso anno, solo medici di famiglia con i loro pazienti o solo medici di continuità assistenziale (guardie mediche). A livello nazionale è stato previsto che il medico sia trasformato in “ruolo unico”, un'unica figura, e debba quindi sia seguire i suoi pazienti sia svolgere delle attività orarie.
Questa formula nasce da un'esigenza forte che deriva dal Pnnr per la costituzione delle Case della Comunità (10 in Trentino), dove è prevista una presenza medica h24 per le hub. A livello nazionale è stato usato il contratto per fare in modo che i medici di famiglia diventino anche medici ad attività oraria.
Ma il ruolo unico cosa significa? La questione è molto discussa fra sindacati, province, regioni e aziende sanitarie. Il nuovo medico a ruolo unico, per prima cosa, deve aprire un ambulatorio e, fin da subito, ha 38 ore da mettere a disposizione dell’Azienda sanitaria, che diminuiranno poi a seconda del numero di pazienti da seguire. La suddivisione di queste 38 ore è in questi mesi al centro di una diatriba e serve un accordo fra tutte le parti per riuscire a capire in che modo il medico le dovrà usare.
In attuazione dell’Accordo Collettivo Nazionale, l’Azienda sanitaria ha costruito un bando con la finalità principale di garantire la copertura assistenziale a tutti i cittadini del Trentino, preservando la prossimità degli ambulatori dei medici di famiglia.
La pubblicazione verrà fatta oggi, mercoledì 16 aprile, e i 47 posti sono quelli degli incarichi vacanti e di quelli che si renderanno disponibili nel corso dell'anno.
“MASSIMA PARTECIPAZIONE, NON POSSIAMO PERDERE MEDICI”
“Le problematiche che sono state segnalate dai giovani medici in formazione sono arrivate anche all'Ordine e ho deciso di incontrarli quanto prima”, spiega a il Dolomiti il presidente dell'Ordine dei Medici Giovanni De Pretis.
I medici, nella lettera, hanno spiegato che “le condizioni proposte per l'ingresso nel sistema sanitario, in particolare la creazione del cosiddetto 'ruolo unico' che unifica la medicina generale e la continuità assistenziale (ex guardia medica), prevedono un carico di lavoro fino a 38 ore settimanali aggiuntive, distribuite su notturni e festivi. Il tutto senza un contratto definito e con obbligo di adesione incondizionata, come se fosse normale firmare incarichi 'in bianco'. Siamo profondamente preoccupati per l'impatto che questo modello avrà sulla qualità e sull’accessibilità delle cure".
Un grido d’allarme che non può essere fatto cadere nel vuoto. “La decisione di introduzione del 'ruolo unico' – spiega De Pretis – è stata fatta da tempo a livello nazionale e non è oggetto quindi di discussione. Quello che noi possiamo fare oggi è dare maggiori certezze a questi medici e coinvolgerli nelle decisioni che verranno prese a livello provinciale e regionale. È importante dare più informazioni possibili, i medici sono pochi e non dobbiamo farli scappare”.
Per il presidente dell'Ordine “il medico non deve avere incertezze nel proprio lavoro”, mentre per quanto riguarda il “ruolo unico”, spiega sempre De Pretis, “di per sé non è negativo ma deve essere calato sul territorio nella maniera più condivisa possibile”.
I SINDACATI: È SCONTRO
“Politica, tecnici, Azienda Sanitaria, organizzazioni sindacali, ordini devono impegnare risorse economiche ed organizzative per garantire che sia solo il ruolo ad essere 'unico' e non sia invece 'unico' il medico che accetti di lavorare in Trentino”, sono le parole che arrivano da Valerio Di Giannantonio, segretario provinciale generale Fimmg Trentino, in merito agli aspetti sollevati nella lettera dei giovani medici in formazione.
“Le loro preoccupazioni – spiega Di Giannantonio – non riguardano solo le condizioni di lavoro di cui non si conoscono ad oggi regole e confini, ma anche la qualità dell’assistenza che il cittadino trentino potrà ricevere in futuro. In un momento in cui la carenza di medici di famiglia è già tangibile, è fondamentale che il nuovo modello organizzativo non allontani ulteriormente chi ha scelto di investire il proprio futuro nella medicina del territorio”.
Il sindacato sta già lavorando su un tavolo provinciale. “Sono già presenti proposte che indirizzano l’attività oraria dei medici di famiglia che scelgono di lavorare sul territorio per tutta la vita, negli orari in cui la loro presenza è più necessaria, ovvero di giorno in un modello h12 o h16 a beneficio delle nuove Aggregazioni Funzionali Territoriali e delle strutture del Pnrr in arrivo”, spiega ancora il segretario della Fimmg del Trentino.
“Va garantito ad ogni collega – conclude – il giusto ristoro psico-fisico, essendo inimmaginabile un continuum lavorativo di ambulatorio diurno e continuità assistenziale notturna e festiva, per tutti e soprattutto per le giovani coppie che sperimentano la genitorialità”.
Diversa la posizione che arriva da Nicola Paoli dello Smi del Trentino. “Al momento non esiste alcun tipo di trattativa specifica al tavolo della negoziazione provinciale riguardante la posizione dei futuri medici a ruolo unico; né è pensabile lo possa fare la Provincia sostituendosi al Governo nazionale o a un sindacato, qui di minoranza, che a Roma ha creato questo sconquasso”, viene spiegato in una nota.
Per Paoli, l’avvio delle trattative provinciali è avvenuto “in forte ritardo sui tempi del bando di concorso”, e nei pochi incontri (per scelta provinciale) non si è toccato ancora i dettagli del ruolo unico, bensì gli "aspetti generali dell'articolo 1" della bozza provinciale.
“Non si comprende il riferimento alle h16 o h12 che il rappresentante trentino della Fimmg ha dichiarato e a quale tipo di trattativa faccia riferimento, visto che qui le trattative sono a un punto quasi morto, per non dire morto economicamente”, spiega Nicola Paoli.
E ancora spiega: “L'attuale modello attuativo dell'Acn dell'anno scorso, che impone ai medici di medicina generale l'obbligo di svolgere 38 ore settimanali di attività sia di scelta che oraria dal 1° gennaio di quest'anno, voluto fortemente dal sindacato Fimmg che oggi si rinnega a Trento, prefigurerebbe, a sentire i giovani, carichi di lavoro e condizioni di lavoro poco appetibili. Questa situazione degrada a tal punto la nostra professionalità, da comprimerne l'autonomia di tutti noi, ponendoci in una condizione, soprattutto nelle donne medico, molto peggiore di quella dei lavoratori dipendenti. Tenendo presente che i veterinari non trovano supplenti giovani che li sostituiscano quando sono ammalati o sfiniti dal lavoro di 60 ore settimanali”.
Smi chiede quindi “la garanzia di un'assistenza qualitativamente elevata per i nostri cittadini ma anche per i nostri medici. La libertà, nella gestione degli orari, che più volte abbiamo evidenziato, consente infatti un migliore rapporto fiduciario dei pazienti più complessi, anche a domicilio, e previene situazioni di competizione e inappropriatezze cliniche e prescrittive tra ruoli diversi pericolose. Lo stesso per la ridefinizione chiara e distinta degli ambiti di attività, con pacchetti di 38 ore, graditi ai nostri iscritti, che si possano scorporare in virtù di un accordo provinciale che tenga conto delle molteplici nostre attività”.
Non solo per i giovani ma anche per i 450 “veterani”. “Altrimenti – conclude Paoli – si rischierà uno scontro che SMI non vuole ma che ci vedrà gioco forza protagonisti a difesa dei nostri iscritti. Tutti”.












