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Trento
16 maggio | 06:00

Professori universitari alla guida di reparti dell'Azienda sanitaria, i Medici: “Legittimo, ma occhio al malcontento tra gli ospedalieri. Se tagliati fuori si rischia l'abbandono”

L'affidamento a professori universitari di ruoli apicali dell'Azienda sanitaria sta creando una forte discussione. Giovanni De Pretis, presidente dell'Ordine dei Medici, spiega che dal punto di vista della legittimità  quello che ha fatto l'Apss è legale ma oggi la vera sfida è evitare che si generi malcontento tra i medici ospedalieri e soprattutto che si escludano persone con esperienza clinica: "Molti medici con anni di esperienza ospedaliera non possiedono i titoli per partecipare a questi concorsi e si trovano esclusi da posizioni apicali che in passato sarebbero state loro accessibili tramite selezioni ospedaliere”

TRENTO. Incarichi apicali ai professori universitari senza concorso oppure senza competenze? Il tema ha creato molta discussione in particolare fra gli addetti ai lavori dopo l'interrogazione che è stata presentata dal consigliere provinciale Claudio Cia nella quale spiega che “l’affidamento diretto di direzioni cliniche apicali” appare “in contrasto con la normativa vigente e i principi costituzionali di imparzialità e buon andamento”. Sempre nel documento presentato dal consigliere, inoltre, si spiega anche che i professionisti che l'Apss avrebbe nominato fino ad oggi con queste modalità “non risultano avere casistiche cliniche di rilievo, né precedenti esperienze documentate di direzione di Uoc in ambito pubblico”. Le strutture di provenienza, sempre secondo Cia, non rientrano tra le aziende ospedaliero-universitarie integrate con il Ssn e le posizioni apicali assegnate in Apss non risulterebbero previste in bandi universitari né coperte da convenzioni clinico-assistenziali che includesse l’affidamento di Uoc a docenti, “rendendo – spiega - ancor più opaco il percorso seguito per l’attribuzione degli incarichi” (QUI L'INTERROGAZIONE).

Al centro del confronto che si è creato su queste tematiche c'è ovviamente la trasformazione in atto del sistema sanitario trentino, che con l’attivazione della Facoltà di Medicina e l’avvio della futura Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino (Asuit), sta vivendo una fase di profondo riassetto che rivoluzionerà questo mondo. Una fase dove, è bene dirlo, i confini tra percorsi accademici e carriere sanitarie tradizionali sono molto sfumati

 

Sull'affidamento dei ruoli apicali all'interno dell'Apss a professori universitari abbiamo già spiegato (QUI L'APPROFONDIMENTO) che per capirlo bisogna fare qualche passo indietro a quando nel 2020 è stato stilato un accordo quadro che ha messo assieme l'Università di Verona, l'Università di Trento, l'Apss e la Pat che è servito per la nascita della scuola di medicina, la presa in servizio dei professori e la clinicizzazione e la programmazione della scuola. Da qui un altro passaggio è stato quello di un protocollo tra UniTn e Pat che ha dato la possibilità all'Azienda Sanitaria, tramite delle convenzioni specifiche, di ricoprire dei ruoli clinicizzati specifici, decisi da un tavolo di lavoro, dal quale è uscita anche la programmazione triennale 2025/2027.

 

Nel dibattito che si è creato ad intervenire è anche il presidente dell’Ordine dei Medici di Trento, Giovanni De Pretis. “Nel momento in cui si attiva una Facoltà di Medicina, è inevitabile che vengano chiamati, tramite concorsi universitari, dei docenti con esperienza nella didattica e nella ricerca. È una necessità strutturale, è perfettamente legale e viene fatto in tutta Italia” ha voluto chiarire il presidente. 

 

Quando un professore viene chiamato tramite un concorso universitario può essere di prima fascia che è il livello più alto oppure professore associato . De Pretis chiarisce che questi concorsi seguono specifiche regole, serve una certa idoneità e serve rispondere a dei parametri che possono essere legati ad aspetti didattici o di pubblicazioni scientifiche. Ed è qui uno dei nodi della questione. 

 

“Questo – osserva il presidente dell'Ordine dei Medici – può chiaramente sollevate dello scontento: molti medici con anni di esperienza ospedaliera non possiedono i titoli accademici per partecipare a questi concorsi, e si trovano esclusi da posizioni apicali che in passato sarebbero state loro accessibili tramite selezioni ospedaliere”. E' bene ricordare, spiega sempre De Pretis “che quando è nata l'idea dell'Università all'inizio era stata fatta una revisione preliminare di quanti professionisti, fra i medici dell'Apss, avessero i titoli partecipare ad un concorso universitario e gli idonei era circa una dozzina in tutta l'azienda”. 

 

Oggi un tavolo di lavoro che vede al suo interno UniTn, Pat e Apss decide quali siano le Unità Operative che possono essere universitarie e che quindi possono essere dirette da professori ordinari o associati già assunti tramite concorso da Medicina e quelle per le quali serve invece un concorso ordinario dell'Azienda sanitaria. 

 

“Mettiamo caso - dice De Pretis - che va in pensione un primario di chirurgia e per coprire questo ruolo si fa un concorso. Prima che ci fosse l'Università questo concorso era sempre ospedaliero. Ora si può decidere se farlo con l'Apss come già avveniva oppure con l'università. Il concorso comunque c'è e teoricamente si cerca di soddisfare anche la richiesta di capacità di tipo clinico. Questo sistema è invitabile con l'arrivo di Medicina si tratta solo di decidere quali sono i reparti che potranno avere una direzione universitaria che sono una minima parte ma alcune posizioni servono”. 

 

Ecco allora che il punto critico potrebbe riguardare le modalità di selezione perché molti medici con anni di esperienza clinica e pronti, magari, ad occupare un posto apicale di un reparto, potrebbero essere esclusi da una selezione universitaria perché non hanno dei requisiti, come per esempio in un certo numero di pubblicazioni, richieste. "Il rischio – sottolinea De Pretis – è che questi professionisti di valore, che lavorano da decenni nel nostro sistema, si vedano preclusa ogni possibilità di crescita. E magari decidano ad un certo punto anche di andarsene". 

 

Il vero problema, quando si attiva un modello simile che prevede una coesistenza dei medici che hanno un'etichetta accademica con i medici ospedalieri è la coesistenza assieme evitando la creazione di un clima di poca collaborazione

Ma dal punto di vista della legittimità formale, De Pretis non ha dubbi, quello che ha fatto l'Apss sarebbe legale ma oggi la vera sfida è evitare che si generi malcontento tra i medici ospedalieri e che si indebolisca il senso di appartenenza al progetto universitario.

 

“Questo è fondamentale e ne ho già parlato anche con il rettore dell'Università di Trento. E' importante – spiega De Pretis - fare attenzione perché l'ospedaliero si riconosca in un progetto dell'Università anche se non è un dipendente. Bisogna coinvolgere di più i giovani prospettandogli delle possibilità di lavoro, di ricerca, di partecipare. Una serie di cose che sono fondamentali per mantenere un clima buono e su questo bisogna fare di più”. Una sfida, quindi, che si giocherà sulla capacità delle istituzioni coinvolte, Provincia, Università e Azienda sanitaria, di trasformare un processo complesso in un’opportunità per tutto il sistema sanitario trentino, evitando fratture insanabili nella comunità dei medici.

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