''Blocco del turn over, preoccupazioni e burnout'', il grido d'allarme di un funzionario comunale a Il Dolomiti: ''Se tutti scappano, qualche domanda occorre farsela''
La lettera a Il Dolomiti di un funzionario comunale: "I segnali premonitori erano in atto da anni e sono passati nella più completa indifferenza: quelli che vivevano e segnalavano i disagi quotidiani venivano liquidati come Cassandre, profeti di sventura, menagramo, inguaribili lamentanti"

TRENTO. "Blocco indefinito dei turn over e scarse risorse finanziarie, ansie, preoccupazioni e un burnout generalizzato, questo l’armamentario con il quale deve oggi confrontarsi questa categoria di lavoratori". Un funzionario di un piccolo comune del Trentino scrive a Il Dolomiti per lanciare un grido d'allarme. "Non è uno sfogo ma una fotografia di una situazione difficile con contorni ben definiti: si è chiamati a operare e supportare gli organi politici in condizioni di estrema precarietà".
Un nodo è legato alla carenza di personale a vari livelli nella pubblica amministrazione che rischia di mandare fuori giri il motore, soprattutto ora che servono figure, anche molto tecniche, per intercettare e gestire i fondi del Pnrr (Qui articolo).
La forza lavoro appare ridotta ai minimi termini dopo 20 anni di blocco, l’età media è alta e non sembra esserci una prospettiva di staffetta generazionale per affrontare un ricambio occupazionale senza disperdere competenze e qualità nei servizi di alto livello sul territorio provinciale.
"Gli impiegati e i funzionari sono chiamati - spiega - a operare e supportare gli organi politici in condizioni di estrema precarietà. I segnali premonitori erano in atto da anni e sono passati nella più completa indifferenza: quelli che vivevano e segnalavano i disagi quotidiani venivano liquidati come Cassandre, profeti di sventura, menagramo, inguaribili lamentanti".
Gli enti locali rivestono un ruolo fondamentale per riuscire a spendere le risorse, un'opportunità fondamentale per rilanciare i territori ma molte amministrazioni si confrontano con organici particolarmente ridotti, senza un segretario comunale.
In questo contesto i bandi di concorso vanno, però, non di rado deserti, tante le lavoratrici e i lavoratori assunti che decidono poi di lasciare l’incarico. C’è, infatti, un tema che riguarda l’attrattività negli enti locali. C’è un allarme che rischia di non essere ascoltato. Tante incombenze, responsabilità elevate e scarsa capacità dei vari ambienti di valorizzare il capitale umano.
"Quarant’anni fa - evidenzia il funzionario - un concorso pubblico metteva in fila decine di candidati, oggi, laddove le norme sul contenimento della spesa non hanno fatto strame di posti, le procedure concorsuali sollecitano l’interesse di pochi, sostenuti dall’idea di saltare sul carro pubblico, per passare, appena possibile, a migliori lidi, consapevoli che lavorare in Comune diventa un atto di fede dove questioni complesse e diffuse problematiche sono l’amaro pane quotidiano: se chi vive sotto il portico del Comune chiede trasferimento agli altri Enti istituzionali o funzionali, distanti quaranta-cinquanta chilometri, forse qualche domanda occorre farsela, qualche cosa non torna".
LA LETTERA IN FORMA INTEGRALE:
L'agonia dei piccoli Comuni, la lenta asfissia degli enti di prossimità. Prendo spunto da un articolo apparso recentemente sulla stampa locale. Regione, Provincia, Consorzio dei Comuni, al capezzale dei Comuni. Per completezza sullo stato dell’arte di una fascia di Comuni voglio rappresentare “il grido di dolore” di impiegati e funzionari che in condizioni di diffusa prostrazione sono chiamati ad operare e supportare gli organi politici in condizioni di estrema precarietà.
Gli enti che avrebbero dovuto vigilare e prevenire fanno risuonare gli alti lai. Patenti e palesi segnali premonitori in atto da anni passati nella più completa indifferenza, quelli che vivevano e segnalavano i disagi quotidiani liquidati come Cassandre, profeti di sventura, menagramo, inguaribili lamentanti.
“Dio è morto, Marx è morto, e anch’io non mi sento tanto bene”, Woody Allen o Eugene Ionesco, la disputa sull’attribuzione non interessa, interessa il significato, applicabile al personale di gran parte dei Comuni trentini. Nell’indifferenza generale sta passando in silenzio un malessere che potrà avere effetti devastanti, potenzialmente esiziali, sull’organizzazione dei Comuni di medie e piccole dimensioni e sulle modalità cui siamo abituati a confrontarci con la pubblica amministrazione domestica.
Costanti penalizzazioni hanno stravolto e stanno destrutturando gli enti locali territoriali, ci confrontiamo con crescenti situazioni di asfissia organizzativa, di depauperamento delle risorse umane, tecniche e strutturali a detrimento di visioni programmatiche e della qualità dei servizi.
Quarant’anni fa un concorso pubblico metteva in fila decine di candidati, oggi, laddove le norme sul contenimento della spesa non hanno fatto strame di posti, le procedure concorsuali sollecitano l’interesse di pochi, semmai sostenuti dall’idea di saltare sul carro pubblico, per passare, appena possibile, a migliori lidi, consapevoli che oggi lavorare in Comune diventa un atto di fede dove questioni complesse e diffuse problematiche sono l’amaro pane quotidiano; se chi vive sotto il portico del Comune chiede trasferimento ad altri Enti istituzionali o funzionali, distanti quaranta-cinquanta chilometri, forse qualche domanda occorre farsela, qualche cosa non torna.
Dicevo atto di fede. Funzionari di piccoli e medi Comuni che devono confrontarsi con provvedimenti che talvolta implicano conoscenze amministrative e giuridiche da docente universitario, affidamenti, gare d’appalto e così via, che poi uno non ci dorme la notte, parliamo di gente che lavora con giudizio e schiena dritta, per etica del lavoro, educazione al dovere.
Magistratura penale, civile, contabile amministrativa, tutti vigilano, fanno il loro lavoro, ma se manca un retroterra organizzativo, mancanza di personale, ritmo delle novità normative travolgente, tutto rende l’idea che lavorare nell’amministrazione locale è come ballare sopra un campo minato, una roulette russa rafforzata dove nel tamburo sono camerati tutti i proiettili tranne uno.
Si stanno svuotando poco a poco i profili professionali di esperienza, con tassi di sostituzione ridicoli, che poi il problema oltre che nei numeri risiede principalmente nella qualità, se non c’è richiamo, “appeal” come dicono gli inglesi, chi ci viene a lavorare in Comune?
Blocco indefinito dei turn over, scarse risorse finanziarie, ansie, preoccupazioni, “burnout” generalizzato, somatizzazioni, questo l’armamentario con il quale deve oggi confrontarsi questa categoria di lavoratori. Non è uno sfogo ma una fotografia, con contorni ben definiti.
Quando verrà il buon pastore? Aspettiamo come i millenaristi, intanto lo spettacolo deve continuare.
Un funzionario comunale.













