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Bandi deserti e carenza di personale: ''punti nascita a rischio'' e si pensa alle cooperative per il pronto soccorso. I medici: ''Si punta su modelli vecchi e il Trentino resta indietro''

Le delibere dell'Apss riportano di una situazione complicata. Il presidente dell'Ordine dei medici, Marco Ioppi: "Il Trentino deve ritornare a diventare un laboratorio, avere idee e una visione per avviare un progetto. Altrimenti si resta indietro: non si può continuare a ragionare come se Trento fosse Milano, Padova o Verona"

Di Luca Andreazza - 29 June 2022 - 06:01

TRENTO. "Si parla di riorganizzazione tra nuovi ospedali e ambulatori, gli spazi sono importanti ma rischiano di diventare contenitori vuoti perché poi servono i professionisti per mandare avanti i reparti e il Trentino non è attrattivo". Queste le parole di Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei medici del Trentino. "Si continua a puntare sulle soluzioni che non funzionano con scarso coraggio e poca volontà di prendersi le responsabilità. Si porta avanti una visione di una sanità ormai superata da anni. Si mantengono servizi non sostenibili per non scontentare nessuno ma scontentando nei fatti tutti: piani che sono superficiali e non tengono conto delle mutazioni della società, intanto le liste d'attesa si allungano, i servizi essenziali sono sempre più scoperti e la sanità arranca sotto tutti i profili mentre sono necessarie misure straordinarie". 

 

La sanità trentina appare alle corde, una carenza di professionisti in tantissimi reparti. Il pronto soccorso è in affanno, ci sono zone scoperte sul fronte dei medici di famiglia e dei pediatri, radiologie degli ospedali periferici senza medici e tecnici, punti nascite nelle valli che sopravvivono solo con gettonisti, salute mentale – reparti e territorio – senza più psichiatri, neuropsichiatrie e neurologie in sofferenza.

 

A questo si aggiungono ritardi nell’erogazione delle prestazioni, a partire da quelle con codici Rao urgenti ("Servono fino a 56 giorni - ha spiegato l'assessora Stefania Segnana - impennata di richieste per forzare le liste di attesa"), poi riduzione degli interventi oncologici, impossibilità di garantire a tutti i turisti la dialisi, Rsa perennemente alla ricerca di personale infermieristico e assistenziale. 

 

Situazioni complicate che emergono anche dalle delibere dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari nell'indizione di pubblica selezione per la ricerca di medici specialisti in ginecologia e ostetricia a cui conferire incarichi libero professionali a Cles e Cavalese. 

 

"La situazione di carenza di personale medico nella disciplina di ginecologia e ostetricia presso i punti nascita degli Ospedali di Cles e Cavalese - si legge nella delibera - è diventata cronica e comporta notevole difficoltà nel garantire la continuità assistenziale del servizio nelle due sedi; la situazione attuale presso l’unità operativa di Ostetricia ginecologia dell’Ospedale di Cles vede, su un organico teorico di sette ginecologi (escluso il direttore di struttura complessa), la presenza di soli tre medici operativi sulle 24 ore, tenuto conto non solo dei posti vacanti ma anche delle assenze lunghe e dei vincoli organizzativi nella programmazione della turnistica notturna; a sua volta, presso l’Ospedale di Cavalese, la situazione attuale evidenzia la carenza di due ginecologi, rispetto all’organico teorico previsto (sei medici più il direttore), oltre a un’assenza lunga".

 

 

Una copertura che rischia di non essere garantita neppure attraverso il ricorso dei liberi professionisti perché nel periodo estivo ci sono le ferie da tenere in considerazione nella gestione organizzativa. Ma in generale c'è poco interesse su queste sedi, le graduatorie non hanno permesso di soddisfare il fabbisogno e i bandi finiscono nel nulla. "Nessuno, infatti, dei candidati iscritti all’ultimo concorso indetto per tutte le sedi a novembre 2021 - ancora nella delibera - si è reso disponibile a prendere servizio nelle valli. Il concorso pubblico specificatamente indetto per le sedi di Cles e Cavalese, i cui termini di presentazione delle domande sono scaduti il 6 giugno 2022, è andato deserto".

 

Tanto si è lavorato per riaprire con una deroga il reparto di Cavalese che il servizio, tra emergenza Covid, numeri bassi e carenza di personale, stenta a decollare. "Non basta fare concorsi mentre si punta su modelli vecchi e poco attuali. Si persegue una dinamica rischiosa - commenta Ioppi - perché sul fronte tecnico non ci sono numeri e un professionista non acquista esperienza. Ci sono altri modi per rendere una valle attrattiva e non si può ridurre tutto al punto nascite: asili nido, scuola dell'infanzia, una copertura del medico di famiglia, servizi adeguati e magari gratuiti. Ma serve una politica attenta e una strategia da presentare alla popolazione. Invece continuare lungo questi percorsi alla lunga è controproducente perché intanto si perdono specialisti un po' ovunque".

 

 

Un altro tentativo è quello di incaricare le cooperative. Un'ipotesi ventilata anche per i pronto soccorso. Un'altra idea era quella di sondare la strada dei medici argentini, una possibilità bocciata proprio dall'Ordine.

 

 

"E' una soluzione - prosegue il presidente dell'Ordine dei medici - ma frutto della disperazione e del momento di estrema difficoltà. La medicina significa team e gruppo, metodologia e modus operandi: una stima e una fiducia che si costruiscono in anni di lavoro. Una persona che svolge solo un turno non è un valore aggiunto. Inoltre l'Apss in questo modo rischia di abdicare al ruolo di controllo e di gestione perché un dipendente assunto e che risponde a un'organizzazione interna permette di guadagnare in continuità assistenziale e in qualità. Un'equipe esterna dovrebbe rilevare tutto il reparto ma non è possibile e non è auspicabile, cambia poi in definitiva il paradigma della sanità pubblica".

 

I pronto soccorso sono poi sotto forte pressione. "I codici rossi sono circa il 3% - aggiunge Ioppi - si parla di codici bianchi. Ma questa stortura è dettata dal fatto che un cittadino fatica magari a trovare una risposta nel medico di famiglia: una categoria oberata e poco sostenuta, senza considerare le tante zone scoperte. Servono operatori che facciano continuità assistenziale reale, ma i professionisti si trovano solo se diventi competitivo".

 

Ma i bandi finiscono spesso deserti e gli stipendi rientrano naturalmente delle dinamiche dei contratti collettivi. "Non è solo una questione di busta paga, anche se per i dirigenti si riescono a trovare le risorse per alzare le indennità quanto la capacità di garantire una crescita di carriera tra esperienza e ricerca. Un operatore deve poter svolgere un'attività bene, serenamente e avere soddisfazione. I liberi professionisti vengono pagati moltissimo mentre i dipendenti passano in secondo piano. Ma i lavori, in particolar modo quelli usuranti, devono essere resi decorosi e attrattivi. Gli ambienti di lavoro devono essere sostenibili. Il Trentino deve ritornare a diventare un laboratorio, avere idee e una visione per avviare un progetto: riprendere quello spirito d'autonomia per trovare nuove strade. Altrimenti si resta indietro: non si può continuare a ragionare come se Trento fosse  Milano, Padova o Verona", conclude Ioppi.

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