I laureati in medicina disertano i corsi di specializzazione, il presidente dell'Ordine dei medici: "Trento punti su un progetto originale su IA e tecnologie"
Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei medici del Trentino, per contrastare la fuga dalle specializzazioni serve "un progetto originale. Ma bisogna dare ai giovani medici anche le gratificazioni giuste. Inoltre, serve puntare maggiormente sulla vocazione della professione"

TRENTO. “Per le scuole di specializzazione di medicina l'Ateneo trentino dovrebbe differenziarsi, puntando su un un progetto originale, magari legato alle tecnologie, visti gli eccellenti istituti di ricerca che esistono sul territorio”.
A dirlo è il presidente dell'Ordine di medici del Trentino Marco Ioppi, che concorda con il professor Giovanni De Manzoni, referente del Magnifico Rettore per le scuole di specializzazione di Area sanitaria dell'Università di Verona, il quale a Il Dolomiti aveva spiegato: “Non serve a nulla creare doppioni. Per Trento serve selezionare quei corsi per specialità che servono e che possono anche avere iscritti a sufficienza per riempirli” (qui articolo).
A pesare su un sistema sanitario già in sofferenza è la fuga dalle specializzazioni mediche, in particolare da quelle che hanno minor appeal, sia da un punto di vista di condizioni di lavoro stressanti che da un punto di vista economico. “E' molto difficile, per esempio, trovare medici che si vogliano specializzare nell'urgenza-emergenza” aggiunge Ioppi, secondo il quale per risolvere il problema della carenza di medici e di specialisti “non basta creare scuole di specializzazione, ma dare ai giovani le gratificazioni giuste. Altrimenti i giovani laureati in medicina seguiranno la strada del privato”.
Se per lo sviluppo della Scuola di medicina di Trento sarà fondamentale l'attivazione di un percorso post laurea con i corsi di specializzazione, per Ioppi “va fatta una scelta mirata, puntando per esempio sulle tecnologie e sull'applicazione dell'intelligenza artificiale. In Trentino esistono strutture e centri di ricerca di eccellenza, come il Cibio, il Cismec o Fbk, centri che altri ci invidiano. In questo modo potremmo aumentare l'originalità di una specializzazione e attrarre anche giovani medici”.
La speranza, secondo Ioppi, è che chi intraprende questo percorso di specializzazione in Trentino poi rimanga sul territorio. “Anche se questa, spesso, si rivela è un'illusione – aggiunge. - I giovani si fermano nel luogo dove trovano soddisfazione nel proprio lavoro, dove possano crescere professionalmente e avere un buon guadagno, ma anche coltivare i propri interessi. Noi dobbiamo cercare di dare loro questo. Non basta offrire un luogo dove formarsi”.
Per il presidente dell'Ordine dei medici sarebbe bene, inoltre, puntare maggiormente sulla vocazione della professione, “fornendo ai giovani, fin dai primi anni di corso, elementi di etica e deontologia per poter diventare medici preparati socialmente, che ambiscano a lavorare secondo i principi di solidarietà, equità e giustizia e sappiano vivere con spirito di servizio e dedizione la professione, elementi questi che possono portare un valore aggiunto inestimabile per una comunità che ha bisogno di pacificazione e serenità”.














