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Trento
03 ottobre | 06:01

Costretti ad andare dal medico anche per un solo giorno di malattia? "Autocertificazione unica possibilità. Rivedere il sistema: è finito il tempo della libera professione"

Il medico di medicina generale e consigliere comunale a Trento, Stefano Bosetti: "Le difficoltà sono oggettive, l'abnegazione è totale ma manca tanto una governance quanto la volontà di trovare soluzioni politiche". E sulle Rsa: "Queste stretture sono luoghi di lungo degenza intensiva. La società va avanti ma il sistema è rimasto indietro"

Costretti ad andare dal medico anche per un solo giorno di malattia?

TRENTO. "Le difficoltà sono oggettive, l'abnegazione è totale ma manca tanto una governance quanto la volontà di trovare soluzioni politiche". Queste le parole di Stefano Bosetti, medico di medicina generale e consigliere comunale a Trento. "Ci sono stati dei cambiamenti importanti nella società e nella metodologia di lavoro ma il sistema è rimasto indietro. E' normale che non ci siano giovani così interessati a prendere servizio".

 

C'è una difficoltà sempre maggiore nell'erogare le varie prestazioni sanitarie, numerosi i problemi che devono affrontare i cittadini. E' complicato pure ottenere un certificato di malattia da inviare alla propria azienda. 

 

"Questi certificati di un giorno o due giorni mettono in difficoltà tutti - il commento a il Dolomiti di Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei medici - perché le richieste sono molte e possono capitare quando non c'è il medico nel fine settimana oppure si arriva a vedere il paziente quando il giorno di malattia è ormai alle spalle. Per periodi brevi serve l'autocertificazione" (Qui articolo).

 

Il certificato di malattia deve essere rilasciato a seguito di una visita diretta del medico con il paziente e non può essere rilasciata con un consulto telefonico. Quando la certificazione si riferisce a una sola giornata, però, diventa quasi un'impresa: il medico non sempre ha orari disponibili per effettuare visite all'ultimo minuto e senza una visita di persona il rischio è quello di avere un richiamo deontologico e non solo. 

 

"C'è l'obbligo di visita a domicilio oppure in ambulatorio ma ormai per ragioni organizzative serve un appuntamento: la certificazione può essere rilasciata molto tardi quando ormai l'esigenza diventa quasi superata", dice Bosetti. "Ci si affida alla teoria ma il dato di realtà è un altro e nessuno considera i turni massacranti e un numero altissimo di pazienti. Sono d'accordo che in questo caso specifico serva una specie di 'franchigia' per periodi brevi: per 1 o 2 giorni di malattia deve essere prevista un'autocertificazione".

 

Una strada comunque non semplice perché "l'Inps - le parole dell'assessore Mario Tonina - non accetta l'introduzione dell'autocertificazione".  E un timore è che i 'furbetti' possano approfittare di questo metodo. Ma in qualche modo un argine va trovato per agevolare il lavoro.

 

"I certificati di malattia non dovrebbero essere in capo al sistema ma deve esserci un patto tra privato e pubblico. Si potrebbe pensare al teleconsulto-videochiamata paziente-medico per tamponare il problema", spiega Bosetti. "Ma un medico di medicina generale dovrebbe poter visitare, riuscire a fare prevenzione e filtrare le situazione. Oggi è tutto saltato: i professionisti sono oberati, le liste d'attesa si allungano e il pronto soccorso di un ospedale è intasato". 

 

Ma sono tanti gli elementi che contribuiscono a peggiorare una situazione di stress ormai ai limiti e la conseguente fuga del personale. "La politica non trova risposte oppure non affronta l'emergenza mentre l'Azienda provinciale per i servizi sanitari cerca di fronteggiare le difficoltà a livello tecnico: ecco allora che si alzano i massimali del numero di pazienti, si creano delle aggregazioni o si liberalizzano certe prestazioni. Ma questa non può essere la strada".

 

Una soluzione? Ritorna nel dibattito la necessità di istituire un Dipartimento delle cure primarie, ristrutturare l'organizzazione territoriale e sfruttare le tecnologie per mettere in rete le professionalità.

 

"Il medico di medicina generale dovrebbe essere un dipendente e non un libero professionista - aggiunge Bosetti - così si può compiere un passo in avanti e rafforzare il sistema sanitario, sviluppare la domiciliarità senza dimenticare la possibilità di rendere attrattivo il lavoro".

 

Attualmente Bosetti è operativo nell'Apsp a San Giovanni di Fassa. "E anche nell'assistenza territoriale si dovrebbe sviluppare un discorso diverso perché oggi queste stretture sono luoghi di lungo degenza intensiva. I pazienti sono sempre più complessi e fragili: si cura in base ai minuti senza tener conto di un contesto sanitario e sociale ormai mutato profondamente in cui la piramide si è rovesciata con sempre meno nati e una popolazione progressivamente più anziana. La società va avanti ma il modello è fermo e datato", conclude Bosetti. 

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