Costretti ad andare dal medico anche per un solo giorno di malattia? Polizzi: "Ho più di 1.400 assistiti. Si potrebbe estendere l'autocertificazione che c'è già nel pubblico"
Il fronte dei medici è piuttosto propenso in larghissima maggioranza all'autocertificazione, ma le parti sociali? Leonardo Polizzi: "In passato alcuni sindacati della categoria sono apparsi freddi sull'argomento e l'ultima volta hanno bocciato una proposta che prevedesse l’autocertificazione per i primi 3 giorni"

TRENTO. "Ho più di 1.400 assistiti e oggettivamente c'è sempre meno tempo da dedicare ai certificati di malattia". A dirlo Leonardo Polizzi, giovane medico di medicina generale, laureato a Firenze e operativo tra Veneto e Trentino come guardia medica prima di entrare in servizio nel 2019 a Rovereto. "Un'autocertificazione? Sarei favorevole a questa possibilità per 3 giorni, salvo naturalmente le eccezioni, come nel caso di pazienti affetti da malattie croniche, per esempio diabetici e cardiopatici, e in ogni caso in qualsiasi situazione critica come nel caso di un assistito reduce da un ricovero che richiede una valutazione diversa".
C'è una difficoltà sempre maggiore nell'erogare le varie prestazioni sanitarie e, tra i numerosi problemi, diventa complicato pure contattare il medico per ottenere un certificato di malattia da inviare alla propria azienda. I medici di medicina generale ormai annaspano, stretti anche dalla burocrazia e da incombenze più amministrative che cliniche.
La normativa attuale prevede che il certificato di malattia deve essere rilasciato a seguito di una visita diretta del medico con il paziente e non può essere rilasciata con un consulto telefonico. Quando la certificazione si riferisce a una sola giornata, però, diventa quasi un'impresa: il medico non sempre ha orari disponibili per effettuare visite all'ultimo minuto e senza una visita di persona il rischio è quello di avere un richiamo deontologico e non solo.
Questo mentre i massimali sono stati sostanzialmente tolti e un medico può sfiorare i 2 mila assistiti, ciascuno con i propri bisogni e con la necessità di poter essere seguito e ascoltato con attenzione.
"Il paradosso è che durante i primi mesi dell'emergenza Covid molti medici si sono trovati costretti a rilasciare i certificati via telefono sulla base di una documentazione che attestasse la positività al tampone oppure tramite video-chiamata", dice Polizzi. "Questa possibilità oggi non è normata adeguatamente, ma se consentita permetterebbe di ottimizzare la gestione del tempo, non sarebbe una misura risolutiva, però aiuterebbe l'organizzazione. Le agende sono sempre più fitte, poi ci sono mail, messaggi e cellulare: diventa veramente difficile trovare spazio per il consulto necessario al rilascio del certificato".
Il presidente dell'Ordine dei medici, Marco Ioppi, ha spiegato a il Dolomiti che poter ricorrere a un'autocertificazione è sempre più urgente per dare respiro al sistema (Qui articolo), mentre Stefano Bosetti ha parlato anche di riportare nel pubblico questo settore perché ormai l'organizzazione in libera professione è superata (Qui articolo).
"Sono più che favorevole all'autocertificazione per i primi tre giorni. Si può fare per i dipendenti provinciali in Trentino (per i primi 3 giorni non c'è necessità di comunicare il protocollo Inps al datore di lavoro) e questa possibilità andrebbe estesa anche nel privato. Alcuni sintomi, come il mal di testa o un malessere, possono essere verificati fino a un certo punto, poi ci si deve fidare del paziente. Dopo i tre giorni invece la questione cambia: in quel caso scatta la necessità di valutazione dell'evoluzione della malattia. Inoltre non aiuta la necessità di dover predisporre la documentazione in 24 ore, in Spagna per esempio la datazione può essere retroattiva".
Il fronte dei medici è piuttosto propenso in larghissima maggioranza all'autocertificazione, ma le parti sociali? "In passato alcuni sindacati della categoria sono apparsi freddi sull'argomento e l'ultima volta hanno bocciato una proposta che prevedesse l’autocertificazione per i primi 3 giorni. Un altro discorso è poi quello dei 'finti malati' ma i controlli non spettano a noi e una minoranza molto bassa non dovrebbe poter tenere in ostaggio un interno settore", conclude Polizzi.














