Contenuto sponsorizzato
| 07 nov 2023 | 05:01

Medicina e il nodo specializzazioni, De Manzoni (Univr): "Quasi la metà dei neolaureati non si iscrive ai corsi. Trento? Meglio punti su scelte mirate. No ai doppioni"

L'Università di Trento e la Pat stanno pensando ai corsi di specializzazione per Medicina. Sono necessari ma i dati nazionali mostrano una vera e propria fuga dalle specializzazioni mediche. A Verona il Ministero dell’Università e della Ricerca ha finanziato 746 borse di specialità e ne ha assegnate solo 399

Medicina e il nodo specializzazioni, De Manzoni (Univr): Quasi la metà dei neolaureati non si iscrive ai corsi

TRENTO. È sempre più fuga dalle specializzazioni mediche. E' questo non è per nulla una bella notizia per un settore già drammaticamente in sofferenza.

 

Basta pensare che al sistema sanitario del Trentino servirebbero un centinaio di specialisti ma non si trovano e l’avvio del corsi di specializzazione per i neo laureati di medicina può non essere la soluzione. Soprattutto se fatto senza alcun genere di selezione.

 

Non è creando una scuola di specializzazione che il territorio si riempirà di medici. Non serve a nulla creare doppioni. Per Trento serve, a mio parere, selezionare quei corsi per specialità che servono e che possono anche avere iscritti a sufficienza per riempirli” ha spiegato a il Dolomiti il professor Giovanni De Manzoni, referente del Magnifico Rettore per le scuole di specializzazione di Area sanitaria dell'Università di Verona, l'ateneo con cui Trento ha scelto di avviare la scuola di medicina.

 

I DATI

Salari stagnanti e pressioni crescenti con orari di lavoro inimmaginabili. I lavoratori del settore medico sanitario sono sempre meno e a questo quadro si aggiunge un nuovo dato allarmante: anche tra gli specializzandi di medicina risulta esserci una vera e propria fuga. Uno scenario che, oltre a peggiorare le condizioni lavorative di chi rimane, alimentando un circolo vizioso di allontanamento dalla professione, rischia di causare non pochi disagi all'intero sistema.

 

Dai dati nazionali si evince che solo 11.688 candidati su 14.036 si sono visti assegnati uno dei 16.165 contratti di formazione (27,7%). Una situazione che si è ulteriormente aggravata rispetto alle assegnazioni del 2022. Diverse le aree di specializzazione dove la percentuale di posti assegnati è di poco superiore al 10%.

 

Ad attrarre è invece il settore privato, contesto dove tendenzialmente i salari sono maggiori, solitamente svolgendo un lavoro anche meno pesante, e dove non ci sono vincoli sull’attività libero professionale.

 

Se guardiamo all'Università di Medicina di Verona, secondo i dati del professor Giovanni De Manzoni, il Ministero dell’Università e della Ricerca ha finanziato 746 borse di specialità e ne ha assegnate solo 399. Sono 347 sono rimaste scoperte.

 

IL FUTURO PER LA MEDICINA DI TRENTO

La scuola di Medicina di Trento è giovane e sarà fondamentale per il suo sviluppo l'attivazione di un percorso post laurea fatto dai corsi di specializzazione. Le preoccupazioni sono molte anche dal punto di vista della tenuta economica dell'ateneo.

 

“La speranza -ha spiegato il presidente dell'ordine dei Medici - è che chi intraprende questo percorso di specializzazione da noi poi rimanga sul territorio. Spesso, però, in altre parti questa speranza si è rivelata una illusione”. I dati a livello nazionale preoccupano. “Molti hanno capito – spiega Ioppi – che il lavoro in ospedale è davvero pesante. Le gratificazioni non sono più quelle di una volta. Gli stipendi sono bassi e il contratto è fermo da anni”.

 

L'attivazione dei corsi di specializzazione a Trento vengono visti da molti come una via d'uscita dalla grave situazione in cui si trova l'intero sistema provinciale. Occorre però stare molto attenti e a farlo capire è proprio il professor Giovanni De Manzoni, referente del Magnifico Rettore per le scuole di specializzazione di Area sanitaria dell'Università di Verona.

 

“Il problema per Trento – ci spiega – non è quello del partire con i corsi di specializzazione ma bensì selezionare quelli che servono di più e che più di altri verrebbero riempiti da iscrizioni. Non avrebbe senso a Trento un altro corso di specializzazione in chirurgia. E' vero poi che servono medici d'urgenza ma non è moltiplicando le scuole di specialistiche si aumentano i professionisti”.

 

I corsi sui quali Trento potrebbe puntare riguardano le specialità di radiologia oppure di ortopedia. “Altri corsi rimarrebbero vuoti e se qualcuno ha qualche passione – spiega De Manzoni – riuscirebbe a fare anche 70 chilometri per seguirla in altre zone dove già ci sono”. Il consiglio è solo uno: “Per voi che state per partire va fatta una scelta mirata” conclude il referente del Magnifico Rettore per le scuole di specializzazione di Area sanitaria dell'Università di Verona.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Montagna
| 06 agosto | 19:21
A comunicarlo è la sezione valtellinese di Sondrio del Cai: "La chiusura durerà fino a nuove condizioni di fruibilità della montagna"
Società
| 06 agosto | 16:50
L'aumento della pressione turistica e la domanda dell'agricoltura, uniti alla temperature elevate e alla perdurante siccità portano i Comuni a [...]
Cronaca
| 06 agosto | 18:16
Sono diversi gli interventi messi in campo dai vigili del fuoco per allegamenti. Le squadre del distaccamento permanente di Pieve di [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato