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Belluno
07 luglio | 21:27

Crisi del sistema giudiziario a Belluno. L'allarme dei sindacati: "Manca oltre il 50% del personale. Si rischia la paralisi"

Il rischio concreto è la paralisi del sistema giudiziario provinciale, a causa di “una carenza di personale cronica che rischia di compromettere irreversibilmente il corretto funzionamento dei presidi di giustizia in provincia di Belluno”. La denuncia arriva da Cgil, Cisl e Uil territoriali, che segnalano percentuali di scopertura del personale nei vari uffici coinvolti anche oltre il 50%. “I tempi per avere giustizia rischiano di essere procrastinati anche di anni”

BELLUNO. Il rischio concreto è la paralisi del sistema giudiziario provinciale, a causa di “una carenza di personale cronica che rischia di compromettere irreversibilmente il corretto funzionamento dei presidi di giustizia in provincia di Belluno”. La denuncia arriva da Cgil, Cisl e Uil territoriali, che segnalano la grave situazione in cui versano da anni la Procura della Repubblica, il Tribunale, l’Unep (Ufficio notificazioni, esecuzioni e protesti), l’ufficio del Giudice di pace e la Casa circondariale di Belluno.

 

La voce allarmante riguarda soprattutto la carenza di personale. In Procura, la percentuale di scopertura è del 47%, con 14 lavoratori rispetto ai 26 previsti dalla pianta organica. In Tribunale ci sono invece 22 lavoratori rispetto ai 45 previsti, mentre all’Unep sono presenti solo 6 lavoratori rispetto ai 15 previsti, con una scopertura rispettivamente del 50% e 60%. Alla Casa circondariale lavorano invece 6 persone su un organico previsto di 16, con una carenza del personale pari al 63%, ma è nell’Ufficio del Giudice di Pace che c’è il dato più inaccettabile: si arriva a una scopertura dell’80%, con una sola figura amministrativa anziché cinque.

 

Tutto ciò in un sistema già indebolito dalla chiusura della sede distaccata del Tribunale di Pieve di Cadore e di quelle del Giudice di pace a Feltre e Cortina. Proprio in questi giorni, alla Camera dei Deputati, è in discussione un emendamento al disegno di legge Montagna che prevede misure per favorire la mobilità del personale verso i presidi delle aree disagiate, misura auspicata dai sindacati.

 

“I cittadini bellunesi – dichiara Denise Casanova, segretaria generale della Cgil Bellunopossono attendere: sembra questo ormai l’assunto anche per quanto riguarda la giustizia. Nelle controversie per chi si rivolge al Giudice di pace manca un cancelliere abilitato ad aprire le buste telematiche dal portale del ministero. Da un ultimo rilevamento ci sono quasi un migliaio di pratiche inevase, ma il numero potrebbe essere più grande perché nel frattempo gli avvocati continuano a inoltrare i procedimenti: significa che i tempi per avere giustizia rispetto a incidenti stradali, infortuni o infortuni in itinere, tutto ciò che riguarda il codice della strada per risarcimenti del danno, ma anche per piccoli crediti aziendali fino a 10 mila euro, rischiano di essere procrastinati anche di anni. Il paradosso è che per risolvere la questione non è necessaria una figura professionale specifica: basterebbe un prestito tra amministrazioni pubbliche previa formazione del dipendente. È un problema che può e deve essere risolto nel più breve tempo possibile”.

 

La situazione dei servizi in provincia è insomma difficile su più fronti. Quest’estate chiuderanno ad esempio 13 sportelli postali, mentre la viabilità sta conoscendo diverse difficoltà tra rischi idrogeologici e carenze del trasporto pubblico locale, oltre al fatto che mancano medici di base. In questo scenario, il tassello giustizia sembra essere un ulteriore incentivo a quell’esodo incessante di abitanti che la provincia conosce ormai da anni. “Non si può pensare che in una provincia già fragile sotto il profilo dei servizi e della viabilità - afferma infatti Sonia Bridda, coordinatrice Uil Veneto Belluno - si aggiunga ora il rallentamento delle attività giudiziarie. Un sistema giustizia che funziona è una garanzia per tutti i cittadini: per chi lavora, per chi subisce torti, per chi è in attesa di tutela. Chiediamo che Belluno sia riconosciuta come sede disagiata, affinché sia più semplice l’assegnazione di nuovo personale”.

 

La carenza di organico che affligge le strutture atte a garantire il normale funzionamento della giustizia è allarmante e la perdurante scopertura del personale amministrativo sta compromettendo in maniera irreversibile la produttività e l’efficacia dell’attività giudiziaria. In considerazione della grave situazione e della necessità di un’azione rapida ed efficace, solleciteremo dunque con urgenza il prefetto di Belluno a farsi promotore di un tavolo di confronto, in quanto riteniamo indispensabile il coinvolgimento delle amministrazioni interessate, oltre a Comune, Provincia e parti sociali” conclude Francesco Orrù, segretario generale Cisl Belluno Treviso.

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