In vent'anni calano imprese, residenti (e potenziali lavoratori) a Belluno: "Senza i servizi che compensano perdite di industria e manifattura saremmo in grosse difficoltà"
Nella festa dei lavoratori, i dati di Belluno non sono incoraggianti: dal 2000 calano di -5,5% i residenti, -14,8% gli attivi, -14,1% le imprese attive e -22,6% quelle artigiane. Bene il turismo, arrancano industria e agricoltura. Crescono però gli addetti totali (+16,5%): perché questa apparente contraddizione? Ad analizzare il mercato del lavoro bellunese è il sociologo Diego Cason: “Non è vero che, siccome c’è la piena occupazione, va tutto a gonfie vele”

SEDICO Nella festa dei lavoratori, i dati di Belluno non sono incoraggianti: -5,5% i residenti, -14,8% gli attivi (15-65 anni), -14,1% le imprese attive e -22,6% quelle artigiane attive nel periodo 2000-2023. Eppure crescono di +16,5% gli addetti totali. Perché questa apparente contraddizione? “L’insieme degli aspetti demografici che incide sul mercato del lavoro è complesso - spiega il sociologo Diego Cason -: non è vero che, siccome c’è la piena occupazione, va tutto a gonfie vele. Una parte del sistema produttivo rimane competitiva e garantisce questa occupazione, ma non è l’unico aspetto da considerare”. In altre parole, mentre i residenti in età lavorativa sono sempre meno, gli addetti totali aumentano seguendo una doppia direttiva: da una parte infatti la stragrande maggioranza degli occupabili (un totale, come visto, in costante calo) è impiegata e dall'altra si può contare sull'apporto di migliaia di lavoratori che arrivano da fuori Provincia. Ma procediamo con ordine.
Di questo e molto altro si è difatti discusso tra le mura di Villa Patt, nel convegno dedicato a lavoro e sicurezza organizzato da Cgil, Cisl e Uil territoriali. Presenti, oltre a Cason, il sindaco di Sedico Christian Roldo e il formatore Giovanni Simioni. “Il tema di quest’anno è lavoro sicuro perché la sicurezza non è un costo ma un diritto e un dovere di tutta la società. Chiediamo - introduce Sonia Bridda, coordinatrice Uil Veneto Belluno - più ispettori del lavoro, più formazione, più controlli e soprattutto una cultura della sicurezza che metta al centro la persona e non il profitto. A Belluno la battaglia è più difficile: la montagna si spopola, la viabilità isola, le infrastrutture sono carenti e i giovani se ne vanno. Eppure il territorio ha risorse, intelligenze, voglia di fare.
Un pensiero va poi a chi ha perso la vita lavorando. Oggi, grazie al progetto 'Un aiuto subito' nato da Cgil, Cisl e Uil di Belluno, abbiamo donato 4 mila euro alla famiglia di Massimo Crepaz, morto in cantiere ad Auronzo nel 2024. Il fondo, che nasce con le donazioni dei lavoratori, è attivo: è sicuramente meglio prevenire, ma così possiamo esserci anche nei casi più brutti per le famiglie bellunesi”.
Si parte con Roldo, che ricorda le celebrazioni di Sedico: “Oggi l'amministrazione comunale, l’Associazione nazionale lavoratori mutilati e invalidi sul lavoro, l’Associazione Bellunesi nel mondo e gli Alpini hanno aggiornato la targa commemorativa dei caduti sul lavoro. È stata una bella manifestazione e questo convegno è la chiusura di una giornata dedicata al lavoro. Ci sono però dei dati su cui riflettere. Sedico ha 10.250 abitanti e nel 2029 il 35% sarà sopra i 70 anni. All’inizio ci siamo chiesti in quale settore investire alcune risorse a disposizione, se sui nati o gli anziani, ma i numeri non lasciano dubbi: nel 2024 sono nati 52 bambini, nel 2010 erano 182. Inoltre, recentemente Confartigianato ha premiato le 70 ditte con oltre 50 anni di attività, ma quelle di Sedico erano zero”.
Dati che sono purtroppo una costante per il Bellunese, il focus su cui situazione economica è fatto da Cason a partire proprio dalla situazione demografica: “Dal 2020 abbiamo attinto fuori Provincia per 4mila attivi e il prossimo quinquennio ne serviranno 10mila. Questo si scontra con un’idea dei flussi migratori non più adeguata: guardiamo all’immigrazione con timore, senza però vedere l’esodo dei giovani verso l’estero. Ogni anno circa 600 laureati o diplomati se ne vanno perché non facciamo abbastanza per trattenerli, per cui i flussi migratori sono indispensabili. La dinamica demografica della provincia lo dice chiaramente: se manteniamo il tasso attuale, possiamo cavarcela con 192 mila residenti compresi circa 12 mila immigrati, ma se chiudiamo le porte perdiamo almeno 4-5 mila addetti. E se l’impresa non trova lavoratori, si sposta altrove o chiude. Dobbiamo dunque fare una scelta: non significa garantire l’accesso a chiunque, ma attuare una politica migratoria che attrae le persone che ci servono”.
Vediamo allora un po’ di dati. Nel 2008, i residenti erano 211.561, passati a 198.105 nel 2023 e, secondo le proiezioni mostrate, saranno 189.767 nel 2035. In termini di calo della popolazione attiva, la provincia di Belluno è quella che in Veneto ha la situazione più grave, assieme a Rovigo. Oltre ai dati esposti all’inizio, pesa poi il rapporto tra occupati e non attivi. Nel 2001, i giovani fino a 14 anni erano il 12,3% della popolazione, oggi il 9,4%. Parallelamente, le persone uscite dal lavoro erano il 21% e sono il 31%. “In provincia - spiega Casion - il 57% della popolazione deve mantenere il 63%: è una questione dirimente, perché chi garantisce il reddito sufficiente per i servizi?
Inoltre, il calo di residenti non è omogeneo: sotto la linea tra Longarone e Agordo è dell’1,5%, ma nella parte alta va dal 7-8% a oltre il 45%, ad esempio Gosaldo ha perso il 47% dei residenti, e ad andarsene sono soprattutto gli attivi, che cercano migliori opportunità di lavoro. Questo influisce sulle imprese, in particolare le artigiane: ma una struttura sociale senza gli artigiani, spariti da alto Agordino, Cadore e Comelico, è in grave difficoltà”.
Politica attenta al fare impresa in montagna
A far marciare l'economia provinciale è piuttosto il turismo. La parte più rilevante delle assunzioni è avvenuta nei servizi (accesi 25mila contratti), arrancano invece industria (9.700), a eccezione dell’occhialeria, e agricoltura (1.869). Come rileva Cason, “se non ci fosse l’insieme dei servizi che compensa la perdita delle attività produttive, industriali e manifatturiere, saremmo in grosse difficoltà”.
Come spiegare allora la crescita degli addetti totali (+16,5%)? “Questo accade - sottolinea Cason - perché gli addetti sono i soggetti che lavorano dentro le imprese in qualità di occupati. Quando però vedete che il tasso di disoccupazione e gli iscritti al collocamento sono al minimo, è una notizia che va analizzata. I lavoratori sono infatti talmente pochi che quelli con una minima disponibilità vengono assunti. Inoltre, ogni anno, il nostro sistema ha bisogno, in estate e in inverno, di circa 8/9 mila attivi che permettano al sistema turistico ricettivo di funzionare”.
Anche in termini di calo delle imprese attive, però, Belluno registra i dati peggiori in Veneto. “Abbiamo un problema di ambiente favorevole alle imprese che va affrontato. Fare impresa in montagna - conclude Cason - ha costi molto più elevati e se non si calcola questo differenziale, non si risolve il problema. Se tratti cioè allo stesso modo soggetti in condizioni di partenza diverse, non stai progettando una politica di equità ma stai introducendo una discriminazione penalizzante. Non significa chiedere privilegi o trattamenti di favore, quanto porre rimedio a un problema strutturale”.











