Contenuto sponsorizzato
Belluno
27 novembre | 16:26

Ceramica Dolomite: a rischio 80 posti e la chiusura di un forno. I sindacati: “Il piano industriale va discusso con tutti. Dobbiamo evitare il disastro occupazionale"

Mentre si sciopera alla Hydro di Feltre, anche in Ceramica Dolomite la situazione non è facile. I sindacati hanno infatti proclamato uno sciopero di otto ore e un presidio per chiedere il coinvolgimento nelle scelte strategiche. L’azienda, che conta oggi 330 dipendenti, è una delle realtà storiche del Bellunese e in passato i lavoratori si sono autotassati per permetterne il rilancio

BORGO VALBELLUNA. Un altro sciopero, un’altra possibile crisi aziendale, un’altra realtà industriale bellunese in difficoltà. “Siamo preoccupati perché le aziende stanno soffrendo, soprattutto quelle piccole che lavorano per conto terzi e sono quasi in cassa integrazione. Qualcuno è già nella logica di terminare gli ammortizzatori sociali: è necessario intervenire per evitare il disastro occupazionale” commenta Giampietro Marra, segretario generale Filctem Cgil Belluno.

 

La situazione è difficile e i timori per il 2026 non mancano. "Ci aspettiamo un inizio anno estremamente complicato - prosegue Marra - visto che già con la fine del 2025 stanno esplodendo situazioni che, in una provincia come Belluno, hanno un impatto maggiore rispetto a territori più grandi e con un tessuto produttivo più articolato”. Mentre infatti a Feltre si sciopera contro la possibile chiusura della Hydro (qui l’articolo), non va meglio in Ceramica Dolomite, storica azienda di Borgo Valbelluna, di fronte al cui piano industriale le sigle sindacali hanno proclamato per oggi uno sciopero di otto ore e un presidio di due per chiedere un confronto partecipato e il coinvolgimento di lavoratori e Rsu nelle scelte strategiche.

 

Il piano definitivo dovrebbe essere presentato tra lunedì e martedì della prossima settimana, ma le prime anticipazioni sembrano andare verso una riorganizzazione finalizzata a contenere le ingenti perdite degli ultimi tre anni e risanare i conti entro il 2028. Le conseguenze, però, saranno a carico soprattutto dei lavoratori: previsti infatti 80 licenziamenti, che si sommerebbero ai pensionamenti, e la possibile chiusura di uno dei tre forni attualmente operativi. E meno lavoratori significa anche minori competenze. “La ditta - dichiara Giorgio Agnoletto, di Uil Veneto - vuole presentare un piano di crescita e sviluppo, ma se usciranno persone vicine alla pensione, dotate delle maggiori competenze, sarà un problema portare avanti nuovi progetti. Purtroppo temo che questa possa essere l’ultima possibilità, perché i soci chiedono di arrivare il prima possibile alla sostenibilità dello stabilimento: serve perciò un’inversione di tendenza, dopo anni in cui non hanno funzionato tante cose, a partire dalla parte commerciale che non ha collocato adeguatamente i prodotti nel mercato”.

 

L’azienda conta oggi 330 dipendenti (erano 450 quando fu acquisita tre anni fa) e, dopo un recente tavolo di aggiornamento tra Ministero delle imprese, vertici aziendali, Regione Veneto, enti locali e organizzazioni sindacali, per il rilancio del piano industriale è stato nominato come senior advisor Maurizio Castro. Un nome verso il quale lavoratori e sindacati dimostrano fiducia: quello che non torna è che quel piano sarà elaborato dall’attuale dirigenza. “A presentare il piano - prosegue Agnoletto - è l’amministratore delegato Pablo Battistini, che, pur senza metterne in discussione l’impegno, in questi tre anni ha contribuito a aumentare la negatività. Per cui, per quanto ci sia fiducia in Castro, ai lavoratori questo un po’ stona”.

 

“Il professor Castro - aggiunge Marra - non può limitarsi a eseguire un piano costruito dagli stessi soggetti che ci hanno portato in questa tempesta, ma deve rappresentare una discontinuità. Per quello che ne sappiamo, il piano è insufficiente e male articolato, privo di garanzie tecniche e produttive e prevede investimenti non chiari, misure drastiche e poche certezze. Inoltre, la posizione della dirigenza di imporre un aut aut, per cui o così o i soci non mettono i soldi, dimostra che l'unico obiettivo, se pur comprensibile, è fermare un’emorragia finanziaria causata dall’incapacità dirigenziale e non possiamo accettare le responsabilità altrui siano scaricate sui lavoratori”.

 

I prossimi passi prevedono per lunedì 1 dicembre un incontro in Confindustria Belluno e il giorno successivo l’unità di crisi: i sindacati attendono di visionare il piano industriale, nella speranza che si apra un dialogo. “Questa giornata - conclude Mauro Dalla Rosa, di Femca Cisl - è stata pensata per costruire, non distruggere. In passato, i lavoratori si sono autotassati per far sì che l'azienda potesse acquistare un forno ed è un sacrificio unico, che dimostra il loro interesse verso l’azienda. Purtroppo ora il mercato del settore è fermo, tuttavia non ci possiamo rassegnare ma dobbiamo lavorare per portare a casa più volumi e tenerci strette le persone che sanno lavorare la ceramica. Ringrazio pubblicamente la proprietà, perché ha fatto una scommessa come noi, e cercheremo in tutti i modi di aiutarla a fare le scelte giuste: quello che non va bene è che ci venga detto ‘si fa così’ e basta, perché qui non lo abbiamo mai accettato”.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 23 aprile | 19:59
Da quando è stato sostituito con una struttura nuova, moderna e accogliente, il bivacco "Fiamme Gialle", realizzato nel 1958 dalla Guardia di [...]
Cronaca
| 23 aprile | 21:16
La tragedia è avvenuta nella zona di Trivigno, nel territorio comunale di Tirano, in provincia di Sondrio. Una donna di circa 60 anni - che era [...]
Società
| 23 aprile | 19:52
Ogni regione ha i suoi simboli e le sue storie, la giovane creator Ester Parussini ha scelto di raccontare il suo territorio, e di [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato