Crisi aziendali e mancanza di abitazioni: "Serve un patto tra politica, forze economiche e cittadini. Manca una regia che affronti un problema alla volta"
Crisi conclamate, altre meno evidenti, mancanza di abitazioni e una situazione definita di lento scivolamento verso un “impoverimento generale" della provincia di Belluno. Qual è allora la strada da intraprendere? A spiegarlo Cgil, Cisl e Uil di Belluno, che ribadiscono l’urgenza di un coordinamento tra enti politici, economici e sociali

BELLUNO. Crisi conclamate, altre meno evidenti, mancanza di abitazioni e una situazione definita di lento scivolamento verso un “impoverimento generale" della provincia di Belluno: lento e pericoloso, perché così ci si fa l’abitudine finché il territorio muore, proprio come la rana nella pentola d’acqua. Qual è allora la strada da intraprendere? A spiegarlo Cgil, Cisl e Uil di Belluno, che ribadiscono l’urgenza di un coordinamento tra enti politici, economici e sociali. Prima che sia tardi.
In vista della manifestazione di sabato a Feltre (qui i dettagli), i sindacati fanno il punto sullo stato dell’arte. L’intenzione per sabato è infatti proporre un piano per il territorio che coinvolga anche la politica, perché se lo spopolamento continua inesorabile portandosi via soprattutto i giovani - quindi il futuro di un paese - il motivo non risiede solo nella fuga delle grandi multinazionali dagli stabilimenti locali.
Da un lato c’è infatti il calo dei posti di lavoro: come ribadito da Denise Casanova (Cgil Belluno), nel 2025 il saldo tra attivazioni e cessazioni è stato del -33%, mentre i lavoratori sottoposti agli ammortizzatori sociali sono stati 1.200. Ma non si parlava di fatica nel reperimento di personale (qui l’articolo)? “A livello generale - risponde Casanova - era vero soprattutto nei primi mesi del 2025, poi c’è stato un rilancio di lavoratori in somministrazione. Attualmente invece sono le professioni specifiche a essere difficili da trovare, come idraulici, elettricisti o figure dell’edilizia, mentre nelle fabbriche questo fenomeno non c’è più e, nel frattempo, abbiamo perso molti ragazzi giovani che avevano contratti in somministrazione da tempo”.
“Dobbiamo lavorare su due concetti. Anzitutto - aggiunge Francesco Orrù (Cisl Belluno Treviso) - serve costruire un sistema nel quale, se un’azienda va in crisi, il problema non è solo dell’azienda ma viene affrontato in modo uniforme da tutti. Inoltre, con i posti di lavoro rischiamo di perdere anche professionalità e diversificazione produttiva. Quando chiude un’azienda con una determinata produzione, le competenze dei lavoratori non possono essere spese altrove per cui o se ne vanno o le perdiamo impiegandoli in altri settori: è un impoverimento generale che non ci possiamo permettere”. L’esempio più evidente è Ceramica Dolomite, dove a rischio sono oltre 300 lavoratori ma anche l’unica realtà territoriale di lavorazione della ceramica.
A tutto ciò si aggiunge la mancanza di servizi e di una seria prospettiva per la residenzialità: temi di cui si parla continuamente, ma sui quali le azioni concrete sono poche. “Lanciando un patto industriale - ribadisce Orrù - vogliamo coinvolgere tutti gli attori per analizzare i bisogni della provincia e trovare le giuste soluzioni. Da tempo parliamo del problema casa, ma siamo fermi sempre allo stesso punto e non ci attiviamo mai. Si fatica cioè a fare un accordo nel quale mettere a disposizione un quid economico che dia garanzie ai privati, affinché possano affittare senza paura di inquilini morosi, e realizzare un punto di incontro tra pubblico e privato per ristrutturare le case di proprietà pubblica non idonee a essere abitate. Per fare tutto ciò crediamo ancora ai tavoli? Dobbiamo: in passato abbiamo denunciato che alcuni potrebbero funzionare meglio, ma se c'è una cosa di cui siamo convinti è che da soli non si va da nessuna parte”.
“Spesso dico che con tutti i tavoli fatti possiamo mettere su un negozio di arredamento. Oggi lo ribadisco in senso buono - aggiunge Casanova - perché ogni volta che si parla di tavoli viene da storcere il naso. Il tema vero è come far sì che non ci siano sindacati, istituzioni e aziende ognuno per conto proprio, ma si crei un sistema che fa funzionare il tavolo, coinvolgendo anche la popolazione. Durante lo sciopero prolungato dei lavoratori Hydro, ad esempio, i cittadini li hanno sostenuti dimostrando che la fabbrica non è solo l’ennesimo tavolo tra i vertici”.
“Lo stesso vale per la casa e la carenza di servizi - conclude - perché, nonostante la qualità della vita, Belluno rimane poco attrattiva per la mancanza di una regia che dica ‘affrontiamo un problema alla volta, ma facciamolo’. In questo modo si continua solo a parlare, anziché fare in modo che tutti si assumano un pezzo di responsabilità, compresi i privati con case sfitte cui vanno garantite tutele, come un fondo di garanzia per morosità incolpevole. Tutte cose che possiamo portare avanti con forza solo come territorio: e in un momento già complicato, non possiamo permetterci di aspettare ancora”.












