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| 21 ago 2021 | 06:01

Disturbi alimentari, il responsabile dell'Apss: ''Più 30% dei casi di anoressia e bulimia, anche tra pre-adolescenti a causa di Covid che ha cambiato stili di vita e relazioni''

Quasi due anni di limitazioni e restrizioni hanno colpito soprattutto le persone più fragili. Nel 2009 erano 84 i pazienti in carico al sistema sanitario provinciale, un numero cresciuto fino a 300 unità nel 2019. Aldo Genovese: "Oggi ci attestiamo a circa 420 casi da trattare. Rispetto a 10 anni fa l'esordio della malattia è molto precoce e aumentano tra i maschi"

Disturbi alimentari, il responsabile dell'Apss: Più 30% dei casi di anoressia e bulimia

TRENTO. "Nell'ultimo anno abbiamo registrato un incremento medio del 30% dei casi di anoressia o bulimia, in particolare nella fascia pre-adolescenziale e adolescenziale". Queste le parole di Aldo Genovese, responsabile di Struttura semplice centro per i disturbi alimentari dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari. "Tanti adolescenti sono arrivati in una situazione di rischio organico e si è dovuto procedere con il ricovero urgente nel reparto pediatrico".

 

E' tra gli effetti dell'emergenza Covid. Quasi due anni di limitazioni e restrizioni hanno colpito soprattutto le persone più fragili. E strascichi importanti di questo periodo complicato si riflettono anche sulle persone che si rivolgono ai servizi delle strutture sanitarie per intervenire sui disturbi alimentari. 

 

Nel 2009 erano 84 i pazienti in carico al sistema sanitario provinciale, un numero cresciuto fino a 300 unità nel 2019. "Oggi ci attestiamo a circa 420 casi da trattare", commenta Genovese. Le diagnosi sono in aumento contestualmente ad un abbassamento della fascia di età. "Rispetto a 10 anni fa - aggiunge il responsabile di Struttura semplice centro per i disturbi alimentari - l'esordio della malattia è molto precoce: ci sono giovani con anche meno di 12 anni che manifestano i sintomi associati ai disturbi alimentari. Nell'ultimo anno a causa dell'epidemia sono improvvisamente cambiati gli stili di vita e di relazione: questo coinvolge anche il rapporto con il cibo e con il corpo".  

 

Depressioni, stati d'ansia e di malessere si sono acuiti a causa dell'emergenza. E molteplici sono le ragioni: dalla sofferenza per la quarantena alla difficoltà nel portare avanti una vita sociale, dall'impossibilità di svolgere serenamente e in modo continuativo una pratica sportiva fino alla difficoltà di elaborare un lutto.

 

"E' una situazione molto complessa e delicata - dice Genovese - l’isolamento aumenta il rischio di un peggioramento dei sintomi: il dato sui bambini e i preadolescenti è preoccupante ma abbiamo registrato anche un alto rischio di ricaduta, di una regressione o di peggioramento della gravità del disturbo alimentare in pazienti che avevano raggiunto una certa stabilità e sicurezza. Ci sono anche casi tra gli adulti, anche se l'incidenza resta più alta sulle fasce adolescenziali".

 

In Italia le persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare sono 3 milioni di cui 2,3 milioni sono adolescenti. Le patologie in questi casi emergono in prevalenza tra i 12 e i 25 anni, ma l'età dell'insorgenza della malattia si abbassa sempre di più.

 

"La maggior parte dei casi di disturbi alimentari riguarda ancora il sesso femminile - spiega il responsabile di Struttura semplice centro per i disturbi alimentari dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari - ma osserviamo un deciso aumento nella popolazione maschile. Se non affrontate nel modo corretto, le restrizioni possono portare al peggioramento della salute in generale, aggravato inoltre dalla contestuale riduzione dell'attività fisica oppure delle ore passate all'aria aperta. Questi elementi possono causare una fragilità in persone sane e un aggravamento delle patologie preesistenti in quelle più fragili".  

 

Come riconoscere i sitnomi? "I campanelli d'allarme ai quali prestare attenzione - prosegue Genovese - sono un repentino cambio dell'alimentazione: magari si restringe una porzione oppure c'è un'attenta selezione del cibo per cui si tolgono i carboidrati, gli oli e i dolci. Poi c'è un'evidente perdita di peso. Altri segnali si possono ricavare dal comportamento: una persona è più irritabile, cerca l'isolamento sociale, l'umore è basso. Altri sintomi comuni sono l'ansia, la depressione e i disturbi del sonno".

 

La prevenzione e la consapevolezza sono sempre più importanti per riuscire ad arginare in tempo questi fenomeni. L'Apss porta avanti da anni una formazione nelle scuole per migliorare la situazione. "E' però molto difficile riuscire a intervenire in anticipo. La sensibilizzazione e l'informazione sono fondamentali, ma serve un gioco di squadra: si deve lavorare sui punti di riferimento a contatto con un giovane. I genitori devono riuscire a cogliere i malesseri, ma anche gli insegnanti o i personal trainer possono avere un ruolo decisivo. Altri attori che possono fare molto sono i pediatri che possono indirizzare una persona in difficoltà a rivolgersi a qualche centro specializzato", conclude Genovese.

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