"Sempre più giovani pensano alla morte e all'autolesionismo, mai numeri così alti". L'allarme della psichiatra Di Napoli riguardo le richieste d'aiuto tra gli adolescenti
Nonostante la curva dei suicidi non sia salita nel post pandemia, la psichiatra Di Napoli spiega a Il Dolomiti l'aumento di casi di adolescenti che presentano sempre più stati d'ansia e depressivi: "Non si era mai registrato un numero così elevato così come in questi ultimi mesi, molti gli aspetti depressivi, ansiosi e di autolesionismo"

TRENTO. “È allarme tra i giovani: potrebbero non essere aumentati i casi di suicidio, ma le richieste di aiuto sotto la fascia dei 23 anni sono sicuramente sempre più numerose”. Destano preoccupazione le parole della dottoressa Wilma Di Napoli, psichiatra referente per il progetto di prevenzione “Invito alla vita” e responsabile del Centro salute mentale di Trento.
“La curva dei suicidi non è salita nel post pandemia, anzi pare avere subito una flessione nel 2021, mentre il trend di quelli giovanili era in lento e preoccupante aumento prima dell’avvento del Covid – prosegue – tuttavia c’è stato un netto incremento delle tematiche di morte in generale e specie tra i giovani negli ultimi due anni, sebbene non possiamo essere precisi sulla rilevazione dei tentati suicidi”.
Da metà dello scorso anno perciò, “con la difficoltà di mantenere delle relazioni sociali non tramite dispositivi digitali è subentrata l’angoscia. La maggior parte degli adolescenti hanno sofferto di depressione e ansia”.
Non si era mai registrato “un numero così elevato così come in questi ultimi mesi – riporta la psichiatra – Ragazzi spesso che spesso hanno appena compiuti i 18 anni e in generale minori di 23 anni che chiedono aiuto”.
Da una parte un dato positivo che molti più adolescenti chiedano aiuto: “Le nuove generazioni si fanno meno problemi a chiedere di essere aiutati – sostiene – sono più consapevoli anche di quanto sia importante il benessere psicologico”. Generazioni quindi che sembrano essere “più fluide, con meno etichette e temono meno lo stigma del disagio psichico”.
Dall’altra però c’è un filo conduttore comune a tutti, “la perdita di senso, la quotidianità stravolta che favorisce la perdita di desideri e di prospettive, l'indifferenza nei confronti della vita o della morte”. Molti gli “aspetti depressivi, ansiosi e di autolesionismo che emergono – prosegue - ragazzi che devono reimparare il linguaggio emotivo per esprimere quello che stanno vivendo”.
La pandemia ha solo accentuato determinati fenomeni e ansie già presenti a livello sociale: “È stato un duro colpo che ha ridotto quelli che erano i fattori di protezione – così Di Napoli – perché l’adolescente cresce attraverso le relazione nel gruppo dei suoi pari. Farlo attraverso la dad o i canali social non è come avere contatti reali, rischio di essere un arena molto aggressiva e pericolosa, specie per i più vulnerabili”.
La pandemia ha creato “un effetto slavina – sostiene – dobbiamo lavorare bene nei prossimi anni, dobbiamo offrire occasioni e strumenti giusti ai ragazzi”. I primi due mesi di sospensione della pandemia nel 2020, “abbiamo seguito i casi più gravi che avevamo già in terapia”. Dopo le diverse chiusure e riaperture, “le persone iniziavano a essere sempre più affaticate, provando paura, preoccupazione per il virus, anche di tipo economico". Nel 2021 in aggiunta è iniziato tutto il fenomeno “no pass e no vax, che ha portato a una lacerazione sociale, costrizioni vissute con ansia e rabbia, soprattutto tra gli adulti, come imposizioni di un qualcosa di nocivo invece che di salvifico”.
Da sottolineare come in generale il numero dei suicidi, “in Trentino come in altre regioni e nazioni, non pare essere aumentato per effetto della pandemia, forse grazie a un maggiore senso di comunità, per cui essendoci una sofferenza diffusa, chi sta male si sente meno solo”. È risaputo anche nella letteratura scientifica che “nelle grandi tragedie, nella fase acuta, ci sia una riduzione dei suicidi, perché si sposta l’elemento nocivo all’esterno e la persona tende a colpire meno se stessa”.
I rischi perciò “aumentano nei mesi e anni successivi – conclude – quando bisogna rimettere insieme i cocci e ritrovare voglia e energie, in quel futuro incerto da ricostruire sta quindi la fatica e la sfida, per i sanitari ma anche per la collettività intera, di restare uniti e sostenersi a vicenda”.
È importante ricordare il progetto “Invito alla Vita, prevenzione del suicidio in provincia di Trento” che, coerentemente alle indicazioni in materia di prevenzione del suicidio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, programma e realizza azioni di prevenzione tenendo conto delle diverse realtà sociali, culturali e sanitarie del territorio della Provincia di Trento. Il progetto è coordinato dall’Associazione A.m.a., attraverso due diversi livelli di coordinamento: il Tavolo provinciale e il tavolo dell’Area salute mentale.
“Il lavoro di A.m.a. in questo progetto –spiega Lisa Dal Mas, referente di “Invito alla vita” – è cercare di fare attività di prevenzione insieme all’Apss, con un lavoro di rete per coinvolgere nella consapevolezza che il suicidio potrebbe riguardare tutti”. Le azioni “sono indirizzate alle persone che manifestano qualche forma di sofferenza – prosegue Dal Mas– in particolar modo a persone sole, con problematiche di depressione, ansia, attacchi di panico o con patologie psichiatriche”.
In questo ambito il progetto gestisce e promuove una linea telefonica (helpline) disponibile dalle 7 del mattino all’una di notte (800 061 650), gruppi di auto mutuo aiuto dedicati a persone particolarmente a rischio (gruppi A.m.a. per depressione, ansia, separazioni) e attività di formazione e sensibilizzazione indirizzate a determinate categorie professionali.











