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| 08 nov 2022 | 17:00

Anoressia, bulimia e "vigoressia" nel post pandemia, la psicoterapeuta: "36% di casi in più tra gli adolescenti. Sintomi? Conteggio delle calorie e ossessione per il corpo"

I disturbi alimentari si sono manifestati in numeri più alti a seguito dei diversi lockdown. Di Giusto: "Strumenti per manifestare un disagio, dai vissuti di ansia alla depressione. Colpiscono le donne nel 90% dei casi, anche se non mancano i casi maschili. L'età si è abbassata, ora anche bambine di 9-10 anni. 'Non vado alla festa, il vestito non mi sta bene' è una delle frasi tipiche"

Anoressia, bulimia e vigoressia nel post pandemia, la psicoterapeuta: 36% di casi in più tra gli adolescenti
di Francesca Cristoforetti

ROVERETO. "Aumentano i disturbi alimentari negli adolescenti, soprattutto tra le ragazze. Si parla del 36% di casi in più circa rispetto al pre-pandemia secondo ricerche e dati emersi a maggio 2022". E' questo l'allarme lanciato da Carlotta Di Giusto, psicoterapeuta esperta in questo campo, intervistata da Il Dolomiti, presente oggi 7 novembre all'incontro "La felicità non ha peso" promosso dall'associazione Arca alle 17.

 

Anoressia, bulimia, binge eating ma anche vigoressia (ossessione per i muscoli diffusa soprattutto tra i maschi) sono solo alcuni dei disturbi che hanno duramente colpito gli adolescenti in particolare dopo il lockdown imposto dalla pandemia, che "ha inasprito le condizioni di solitudine". Per prima cosa "le misure introdotte hanno limitato la socialità - spiega la psicoterapeutadi tutti ma sui più giovani ha avuto effetti molto più consistenti. I disturbi legati all'alimentazione non sono un problema di cibo quanto invece di relazioni".

 

Spesso questo tipo di disturbo viene utilizzato dai più giovani "come strumento per manifestare un disagio, dai vissuti di ansia alla depressione o per affrontare le relazioni con i pari. Per questo l'ansia si può tradurre in abbuffate, seguito da sensi di colpa per aver mangiato troppo, oppure sul controllo del proprio corpo attraverso il cibo, decidendo di non mangiare più perché sembra di riuscire a controllare la situazione, cosa che in realtà porta solo a un aumento del malessere".

 

Il secondo motivo dell'aumento di casi è sicuramente da ricondurre "alla convivenza forzata in casa, con genitori che hanno inevitabilmente sorvegliato di più la vita dei figli e delle loro abitudini per cui alcuni sintomi sono risultati più evidenti". 

 

Quali possono essere le prime avvisaglie di un adolescente con questo tipo di problemi? "Per esempio a fine emergenza se i ragazzi e le ragazze proseguono con il ritiro sociale, nonostante prima della pandemia erano soliti uscire volentieri. Ma anche cambiamenti di umore, stati depressivi, ansie maggiori o se iniziano i conteggi delle calorie e una certa 'ossessione' per ciò che mangiano. Se iniziano ad eliminare dalla loro dieta ciò che prima mangiavano volentieri. O ancora, un'attenzione esagerata nei confronti del loro corpo. 'Non vado alla festa perché il vestito non mi sta bene' è una delle frasi tipiche".

 

Il target di persone che ne soffrono sono in prevalenza donne, "si parla di un 90% circa, anche se non mancano i casi maschili". Spesso ancora molto legati a modelli culturali e stereotipi legati al genere, "le ragazze puntano a essere magre per essere più attrattive e seducenti, i maschi per esempio a voler sviluppare i muscoli, a cui associano la forza, il vigore e la prestanza fisica. Sicuramente in questo giocano un ruolo importante i social che diffondono un certo tipo di immagine spesso trasmessa dagli influencer".

 

Un altro aspetto è quello dell'età che "si è decisamente abbassata: ora si parla anche di bambine di 9 o 10 anni con questi problemi - conclude -. Questo è dovuto anche un abbassamento dell'età della prima mestruazione".

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