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Ultimatum di Conte a Grillo: ''Nel M5S non può esserci diarchia o leadership dimezzata''. E mentre Letta s'incarta sulla Nazionale le destre sono sempre più tranquille

Il blocco del centrosinistra continua a farsi male da solo e in queste ore Conte ha avviato una sorta di resa dei conti nel Movimento: ''Io non posso assumere una decisione solo con il cuore se la mia testa mi suggerisce che il percorso è sbagliato. Non posso prestarmi ad un’operazione in cui non credo. Domani mattina consegnerò i documenti frutto del mio lavoro dapprima a Grillo e poi a Crimi chiedendo che siano diffusi alla comunità. Sono condizioni imprescindibili del mio impegno''

Di Luca Pianesi - 28 giugno 2021 - 19:35

ROMA. Mentre il Pd aspetta, seduto, in riva al fiume ormai da anni e nell'ordine ha visto passare segretari, ex premier, elettori, presidenze di regioni e cariche di primi cittadini, ora ad essere trasportato dalla corrente potrebbe essere il ''compagno'' prescelto per non vincere le prossime elezioni: l'intero Movimento 5 Stelle. Sembra incredibile ma i due partiti che fino a qualche settimana fa sembravano dover costituire il nuovo fronte progressista di centro-sinistra in chiave anti destra stanno, di fatto, regalando a Meloni, Salvini e soci il Paese.

 

Da un lato Letta continua nella sua strategia e colleziona autogol in serie. L'ultimo? Lo ha segnato consigliando alla Nazionale di calcio di inginocchiarsi per manifestare contro il razzismo ottenendo il risultato di vedere tutti gli Azzurri in piedi contro l'Austria con applausi e complimenti di tutte le frange più razziste, becere e fasciste del Paese che in questo modo hanno potuto rialzare la testa e battersi il petto con ovvia strumentalizzazione dei leader e i politici di destra. Sia chiaro il gesto per rendere onore alla causa del black lives matter sarebbe sacrosanto e dovrebbe venire spontaneo a chiunque, come avviene nella stragrande maggioranza dei Paesi maturi del mondo, ma non è dal calcio italiano che si può pensare di partire a cambiare il sistema sdoganando ideali di civiltà e progresso: il pilatismo nazionale si sublima, infatti, nel pilatismo della Nazionale che ha deciso che si inginocchierà laddove l'avversario lo chieda (e non per la causa black lives matter ma in solidarietà alla squadra che si inginocchia, un abominio).

 

Dall'altro, invece, c'è il Movimento 5 Stelle che si sta sbriciolando su sé stesso con un Beppe Grillo incapace di uscire dal suo personaggio di padre e padrone del movimento, di guitto che tra una battuta e uno scivolone si aspetta sempre la risata da chi lo segue, adorante, da anni ma che ormai rischia di diventare il protagonista dei ''vaffa'' anche dei suoi fedelissimi. In queste ore rischia di bruciare l'unica figura rimasta spendibile in quell'area: l'ex premier Giuseppe Conte che, comunque la si pensi, nell'ultimo anno di governo ha convinto ed ha conservato un altissimo gradimento anche fuori dall'area grillina (paradossalmente Conte potrebbe piacere più al Pd che agli stessi movimentisti). 

 

Oggi il ''figlio'' (Conte) deve sbarazzarsi del ''padre'' (Grillo) o non ci sarà futuro per nessuno dei due, non ci sarà futuro per il Movimento e non ci sarà neppure futuro per la fantomatica alleanza strutturale con i democratici in un'area di centrosinistra che, in realtà, non li ha mai visti andare a braccetto ma li ha sempre visti litigare in maniera mortale, almeno fino a un anno fa. Beppe Grillo “decida se essere il genitore generoso o il padre padrone”, ha detto Conte nella conferenza stampa al Tempio di Adriano. “Nell’approssimarsi all’appuntamento per il lancio del nuovo corso con Beppe Grillo sono emerse diversità di vedute su alcuni aspetti fondamentali. E’ emerso un equivoco di fondo: io credo che non abbia senso imbiancare una casa che ha bisogno di profonde ristrutturazioni”. 

 

“Beppe - ha proseguito l'ex premier - mi è sembrato ritenere che vada bene così com’è, salvo alcuni moderati aggiustamenti. Ma io non mi sarei mai prestato a un’operazione di facciata, di puro restyling. Al Movimento servono forti cambiamenti. Io non posso assumere una decisione solo con il cuore se la mia testa mi suggerisce che il percorso è sbagliato. Non posso prestarmi ad un’operazione in cui non credo”. E poi ha chiarito: “Questa mia franchezza non nasconde arroganza, è dovuta all’affetto per il M5S. La mia posizione nasce da un ragionamento secondo cui, dopo la fase di crescita del Movimento, oggi rischiamo di entrare in una fase di declino se non rilanciamo in modo nuovo la forza dei 5 Stelle''.

 

E ancora: ''Una forza politica che ambisce a guidare il Paese non può affidarsi a una leadership dimezzata, sono stato descritto spesso come uomo delle mediazioni, ma su questo aspetto non possono esservi mediazioni, serve una leadership forte e solida, una diarchia non può essere funzionale, non ci può essere un leader ombra affiancato da un prestanome e in ogni caso non poteri essere io”. E quindi la chiosa: ''Ho avuto un fittissimo scambio di mail con Grillo, ho accolto un buon numero delle sue osservazioni. Le altre non possono accoglierle, perché alterano questo disegno e creano confusione di ruoli e di funzioni. Domani mattina consegnerò i documenti frutto del mio lavoro dapprima a Grillo e poi a Crimi chiedendo che siano diffusi alla comunità. Sono condizioni imprescindibili del mio impegno''.

 

''Beppe - ha concluso Conte - sa bene che ho avuto e avrò sempre rispetto per lui. Spetta a lui decidere se essere il genitore generoso che lascia crescere la sua creatura in autonomia o il genitore padrone che ne contrasta l’emancipazione. Per lui c’è era e ci sarà sempre il ruolo di Garante, ma ci sarà distinzione tra la filiera di garanzia e la filiera degli organi di politica attiva al cui vertice ci deve essere il leader politico e la filiera di controllo''.

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