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Letta il ''federatore sondaggista'' che scaccia gli elettori e punta sulla matematica. Ma da Calenda a Fratoianni, se per sbaglio il centrosinistra dovesse vincere cosa farà?

In queste ore il segretario del Pd sta concludendo l'accordo con Sinistra Italiana dimostrando di non puntare a una linea politica di governo del Paese ma di tentare un tutti dentro che provi a strappare qualcosa di simile a un pareggio, magari al Senato, alla destra. Un'alleanza dell'impossibile tra atlantisti e antiatlantisti, tra chi è contrario al sostegno all'Ucraina nella guerra contro Putin e chi è favorevole, tra chi aveva sposato l'agenda Draghi e chi la contrasta ancora oggi. Tutto in nome della matematica

Di Luca Pianesi - 06 agosto 2022 - 17:32

TRENTO. Ma non è che Letta alla fine voterà anche lui Fratelli d'Italia? Il sospetto che il segretario del Pd, sotto, sotto, stia lavorando per la destra al governo si fa sempre più largo (siamo ironici, ovviamente, meglio sempre specificarlo, anche se..) o forse in realtà vuole far crescere l'astensionismo a un punto tale da poter annullare le elezioni per assenza di elettori?

 

No perché il teatrino cui sta costringendo l'elettorato di centrosinistra in questi giorni è roba da far scappare anche i sostenitori più convinti e tra un tira e molla, tra un ''vengo anch'io, no tu no'', qui il risultato migliore che può ottenere è non far andare a votare le persone. Il peggiore, dal suo punto di vista, è spingere pure gli elettori del Pd, di Azione, di Sinistra Italiana e dei Verdi a votare per Meloni e compagnia cantante (siamo ironici?) almeno loro esistono mentre l'alleanza che sta costruendo lui è palesemente inesistente, ectoplasmatica, finta.

 

Il disegno del segretario ''federatore'', al momento, è dei più deprimenti messi in campo dal centrosinistra da sempre. Il messaggio che arriva è siccome di voi elettori non ci fidiamo neanche un po', non proviamo nemmeno a convincervi che abbiamo una visione del Paese da trasmettervi, un'idea da proporre, un astratto disegno di futuro nel quale collocarci e collocarvi. Non proviamo a convincere una persona che sia una, che magari prima non votava o era indecisa, a venire a votarci. Non contiamo nemmeno di tenere dentro tutti quelli che da prima di questa sceneggiata sostenevano i vari partiti e che visto il perimetro dell'alleanza rischieranno di essere schifati anche di votare il proprio partito di riferimento.

 

No. Noi preferiamo puntare sui sondaggi, sulla matematica, sui calcoli dei collegi. Se io faccio un Calenda, più un Fratoianni, più un Bonelli ci aggiungo una pizzico di ex 5Stelle con Di Maio, che ora però sta con l'anima più Dc di sempre Tabacci, alla fine perdo, perché perdo, non c'è dubbio, ma magari al Senato mi avvicino al puto da tale da riuscire ad arrivare a un quasi pareggio che crea quell'ingovernabilità necessaria ad evitare alla destra di governare bene e magari riesco pure, con la paura dei mercati e dell'Europa (che oggettivamente non possono che essere spaventati da quanto sta succedendo in Italia), a ripartire da un governo tecnico. 

 

Insomma in questi due mesi si poteva provare a convincere il Paese che esisteva un progetto sul quale instradare l'Italia e gli italiani. Con la mossa di imbarcare Fratoianni e Bonelli, però, a questo progetto si è bello che rinunciato. E non serve nemmeno chissà quale analisi di geopolitica internazionale per capirlo. Sinistra Italiana è contro il sostegno all'Ucraina, è antiatlantista, ha votato ''no'' all'ingresso nella Nato di Svezia e Finlandia ed è stata contro le politiche del governo Draghi. Una storica agenda di ''no'' alla quale si contrappone l'agenda di ''si'' di Calenda (si pensi alle politiche sul nucleare) e dello stesso Pd, dalla Tav alle infrastrutture più impattanti.

 

Ma al di là delle politica interna quella estera resta cartina di tornasole di una distanza incolmabile tra questi partiti e tra i loro elettorati. Un sostenitore di Sinistra Italiana e uno di Azione, seduti a tavola a cena passerebbero la serata, bonariamente, a litigare. Come si può immaginare di metterli insieme in un progetto di governo se non con la convinzione che tanto insieme non si governerà mai? Anzi mettendoli insieme si rischia di perderli entrambi per manifesta insofferenza e la stessa cosa vale per gli altri partiti e movimenti riuniti dal ''federatore'' Letta. Si era partiti con Calenda, dando una direzione all'alleanza che poteva trasformarsi in narrazione e costruzione di un progetto che andasse a potenziare quell'area? Si è deciso di imbarcare anche gli opposti finendo per affossare tutti.

 

Il quadro, insomma è drammatico. Il centrosinistra attacca le destre perché populiste perché seguono gli umori del popolo (tra like sui sociale e sondaggi) per scrivere le loro politiche (ed oggettivamente così non si governerà mai bene). Ma il centrosinistra di Enrico Letta sta riuscendo a fare di peggio, affidandosi ai sondaggi (ai like sui social non c'è ancora arrivato) nemmeno per conoscere l'opinione di chi li esprime ma solo per costruire delle somme algebriche.  Se è così allora siamo oltre il populismo, siamo al sondaggismo, alla matematica più spiccia. Ma in politica, diceva qualcuno, uno più uno non fa mai due e chissà se alla fine anche Letta riuscirà a votare il suo Pd alleato con tutto e con tutti in nome del ''non dobbiamo far vincere loro''. Gli elettori dei partiti che sta ''federando'' questa domanda cominciano a farsela: va bene non far vincere ''loro'' ma se per sbaglio poi vinciamo noi qui che si fa?

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