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Vandalizzate e disperse, Degasperi chiede di salvare le steli dedicate ai volontari trentini della Prima Guerra mondiale

Le steli, in marmo rosso di Trento, furono realizzate dallo scultore Davide Rigatti per ricordare i volontari che combatterono nella Grande guerra ma ora rischiano di andare perdute, vandalizzate o logorate dal tempo. Degasperi: “L’intento non è celebrativo ma sarebbe un delitto disperdere questo patrimonio culturale”

Di T.G. - 04 febbraio 2021 - 11:22

TRENTO. Oss Mazurana, Soini, Castelbarco, Guella, Rigatti, Marzani, Zanoni, Voltolini questi sono solo alcuni dei cognomi dei volontari trentini che persero la vita nella Prima Guerra mondiale. Per ricordarli negli anni ‘20 la Legione trentina, un’associazione irredentista che riuniva i volontari trentini che combatterono nell’Esercito italiano, pose circa un centinaio di steli nelle zone del fronte, dal Trentino al Carso passando per l’Isonzo. Per celebrare i suoi “martiri” la Legione scelse per tutti una lastra di marmo rosso, ovviamente di Trento, e le fece realizzare dallo scultore-legionario Davide Rigatti. Come tutte le associazioni combattentistiche anche la Legione trentina venne cooptata dal fascismo e utilizzata come strumento di propaganda. Ora, a un secolo di distanza, dell’associazione restano solo i cippi dedicati ai caduti trentini che scelsero l’Italia, anche se questi ultimi non se la passano molto bene e alcuni sono andati persi per sempre.

 

A sollevare la questione in Consiglio provinciale è stato Filippo Degasperi che ha fatto approvare un ordine del giorno dove in buona sostanza si chiede di intervenire per salvare questi monumenti, magari coinvolgendo le associazioni d’arma e combattentistiche ancora in attività. “L’intento non è celebrativo – sottolinea il consigliere di Onda Civica – e nemmeno quello di rinfocolare tensioni passate ma piuttosto quello di salvare dei cippi che oltre al valore storico hanno anche un pregio artistico”.

 

Come riporta Degasperi alcune di queste steli sono state vandalizzate o distrutte (dalla mano dell’uomo o dal tempo), inoltre non si conosce con precisione né il numero di quelle rimaste né la posizione (QUI una vicenda simile che riguarda le lapidi di cinque soldati italiani). “Il Cai di Trieste ha fatto un ottimo lavoro mappando quelle che si trovano nella propria Regione, un’iniziativa che potrebbe essere replicata anche in Trentino con l’aiuto delle associazioni”. Questi cippi, oltre che per l’inconfondibile marmo rosso, sono riconoscibili perché tutti uguali: con una fiamma stilizzata nella parte superiore, nome e grado del soldato morto e poche altre informazioni.

 

Fra le steli più ostracizzate c’è quella dedicata a Cesare Battisti sul Monte Corno, ma visto che la figura dell’irredentista gode di ampia fama il monumento viene puntualmente monitorato e nel caso restaurato, però, tanti altri volontari meno “famosi” rischiano l’oblio. “Sarebbe un delitto disperdere questo patrimonio culturale – conclude Degasperi – credo che si debba intervenire per evitare che vengano cancellati per sempre”.

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