Il corteo per ricordare le vittime della Prima guerra mondiale (VIDEO): “Preoccupati del clima nazionalistico che si è creato in Italia, il Trentino è terra europeista”
Erano circa un centinaio le persone che hanno preso parte al corteo organizzato dal Circolo culturale Michael Gaismayr per ricordare i tirolesi trentini travolti dalla tragedia della Prima guerra mondiale: “Ai nazionalismi va contrapposta la cultura del reciproco rispetto, riaffermando in modo convinto la vocazione europea ed europeista di questa terra, intesa come luogo di pace e di incontro fra persone di lingue e culture diverse”
TRENTO. Quasi un centinaio di persone hanno preso parte al corteo per ricordare i tirolesi trentini travolti dalla tragedia della Prima guerra mondiale. Una commemorazione composta ma molto sentita che, salvo una pausa dettata dal Covid, da un quarto di secolo è uno degli appuntamenti fissi organizzati dal Circolo culturale Michael Gaismayr.
I partecipanti (fra cui spiccava una nutrita rappresentanza degli schützen di Arco), partendo da piazza Duomo, hanno percorso via Belenzani per depositare una corona in memoria dei circa 12mila caduti con la divisa austriaca e osservare un momento di raccoglimento. “Sono stati oltre 60mila i soldati, figli di questa terra, che combatterono non lontano dai luoghi dove oggi si sta consumando una delle più cruente guerre degli ultimi anni”, ha ricordato Massimo Baldi presidente del Circolo Gaismayr.
Alla cerimonia hanno partecipato diversi rappresentati istituzionali fra cui Franco Ianeselli e Roberto Stanchina, rispettivamente sindaco e vicesindaco del capoluogo, il presidente del consiglio provinciale Walter Kaswalder e l’assessore regionale Lorenzo Ossanna.
“Queste giornate non servono a celebrare la vittoria degli uni sugli altri – ha dichiarato il primo cittadino di Trento – ma servono per ricordare tutti i caduti, questo è il percorso che abbiamo scelto di fare come amministrazione. L’anno scorso per esempio abbiamo concesso la cittadinanza onoraria ai militi ignoti di tutte le guerre”.
“Non siamo qui per celebrare gli eroi – ha proseguito Baldi – né per contrapporre visioni diverse della guerra e della storia, che pure esistono, ma semplicemente per dare anche a quei soldati ‘invisibili’ la dignità e il ricordo che per molti anni è stato loro negato, prima dal fascismo e poi dalla retorica nazionalista”. Quindi un messaggio di dialogo, per contrapporre ai nazionalismi “la cultura del reciproco rispetto, riaffermando in modo convinto la vocazione europea ed europeista di questa terra, intesa come luogo di pace e di incontro fra persone di lingue e culture diverse”.
Per quanto riguarda il nuovo Governo Meloni, sicuramente l’esecutivo più a Destra e nazionalista dal Secondo dopoguerra, il giudizio è sospeso: “I governi fanno i governi noi li misuriamo dal loro atteggiamento nei confronti dell’autonomia speciale. Di fatto – ha aggiunto Baldi – siamo preoccupati del clima nazionalistico che si è creato in Italia”. A impensierire il Circolo dunque, non è tanto il rischio di un improbabile ritorno del fascismo in camicia nera del Ventennio ma piuttosto il riaffermarsi “di un terreno culturale dove possano svilupparsi dei comportamenti fascisti e autoritari con ripercussioni negative sulla nostra autonomia”.
Infine, per concludere l’iniziativa, i soci del circolo Gaismayr, Osvaldo Tonina e Giuseppe Matuella, hanno presentato la loro ricerca “Da Fraveggio a Kiranov (Russia): il ritorno! Un’odissea durata più di cent’anni”. Anche Il Dolomiti aveva raccontato la vicenda di Antonio Bernardi (nonno di Tonina) un contadino trentino nato a Fraveggio ma morto in Russia nel 1918, indossando la divisa dei Tiroler Kaiserjäger austriaci. Quest’anno infatti, grazie al paziente lavoro del nipote, le spoglie del nonno kaiserjäger sono finalmente tornate in Trentino dopo oltre un secolo di attesa.












