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I familiari lo cercavano da oltre un secolo: è del soldato Domenico Guzzon la lapide trovata nell'orto a Pilcante. In totale i cippi sono cinque e le domande aumentano

Marco Capra è il bisnipote di Domenico Guzzon, uno dei soldati il cui nome compare sui cippi funerari della Grande Guerra trovati in un orto di Pilcante di Ala. Per anni la famiglia aveva cercato di risalire al luogo di morte, scontrandosi con gli errori e le carenze degli elenchi dei caduti. Il Dolomiti ha riportato la vicenda mettendo in moto una ricerca su scala nazionale. Ieri abbiamo accompagnato gli archeologi della Sovrintendenza. Dalla terra sono emergono altre steli e due soldati e due caporali attendono di capire se ci siano dei discendenti

Di Davide Leveghi - 02 February 2021 - 10:17

PILCANTE. Nella grande confusione della Storia, le piccole vicende personali scompaiono. Ma come in un fiume carsico, un'esistenza può risorgere dalla terra. Così è avvenuto, letteralmente, nella storia di Guzzon Domenico, soldato il cui nome compare – mutato in Guzzoni – in una delle steli dissotterrate da Renato Vicentini nel proprio orto di Pilcante di Ala.

 

 

Il bisnipote Marco Capra, infatti, da anni cercava notizie su quel parente morto durante la Grande Guerra. Il soldato Guzzon Domenico Fu Francesco, nato a Rottanova di Cavarzere il 21 aprile 1886, era caduto all'età di 30 anni sul fronte italo-austriaco. Ma dove? I discendenti, da parte loro, da tempo cercavano di scoprire qualcosa in più. Recatisi a Redipuglia e a Caporetto, cercando negli archivi digitalizzati messi a disposizione dal Ministero della Difesa, di quel bisnonno morto nella Grande Guerra non era emerso nulla.

 

Di certo c'era solo la morte. Una morte arrivata in combattimento, mentre la famiglia nel paesino del Veneziano crebbe senza l'uomo di casa, tanto che la vedova Maria Magnarello fu costretta a mandare i tre figli piccoli al collegio. Tra questi Angelo Guzzon, il nonno di Capra, anche lui partito per una guerra, la Seconda, e rimasto “impigliato” nelle insondabili traiettorie della Storia. Dapprima sui fronti greci e albanesi, poi rinchiuso in un campo di prigionia tedesco per aver detto no alla continuazione di quella barbara guerra a fianco dei nazisti – e infine tornato, questa volta con un “lieto fine”.

 

Grazie a ricerche diluite nel tempo, dopo diversi anni Capra era riuscito a risolvere l'enigma. Come spesso si riscontra, nelle trascrizioni tra i diversi registri il cognome era stato trascritto erroneamentetale questione l'abbiamo ampiamente documentata nel secondo articolo sulla vicenda delle steli di Pilcante. Il fante Guzzon Domenico, trasformato in Guzzoni, era deceduto sul fronte trentino-tirolese tra il 3 e il 5 giugno nell'ospedale da campo numero 29 situato ad Ala. Impegnato nella difesa delle conquiste italiane dall'attacco lanciato nella primavera del '16 da parte delle truppe austro-ungariche, con il 208esimo Reggimento Fanteria, Guzzon fu ferito da un'arma da fuoco e portato dalle montagne fino al fondovalle. Qui, all'età di 30, si spense.

 

Dopo quasi 100 anni, oltre che dalle ricerche compiute dal bisnipote, la vicenda di Guzzon è tornata alla luce, testimoniata da un cippo sotterrato per decenni in un orto. La sua lapide, posta a ricordo nel cimitero di Ala, fu dismessa al momento dell'esumazione dei corpi dei soldati e della loro traslazione ai grandi ossari, in particolare a quello roveretano di Castel Dante. Tornato ad essere normale pietra, il cippo è stato utilizzato per i lavori di un campo.

 

Questa “restituzione” - per ora solo simbolica – agli eredi ha riempito di gioia i familiari, tra cui la nipote, e madre di Capra, Valeriana Guzzon. “E' stata una grandissima emozione. Tutta la mia famiglia, i familiari prima, i nipoti e i pronipoti poi, pur immaginando chi fosse solo dalla foto esistente con la bisnonna, hanno sempre cercato quantomeno di capire dove fosse morto o seppellito – racconta Capra – e solo grazie ad internet sono riuscito a scoprire su Onorcaduti dove, quando e come è morto. Con ulteriori ricerche ho scoperto l'errore di trascrizione e capire finalmente che riposa al Sacrario di Rovereto, dove spero di potermi recare non appena possibile”.

 

 

Vanno ricordati i caduti di entrambe le parti, italiani e austriaci, tutte persone che avrebbero preferito lavorare e vedere crescere le proprie famiglie, anziché trovarsi con in mano un fucile a sparare addosso ad altri padri di famiglia – conclude – mai più e in nessuna parte del mondo dovranno più ripetersi questi orrori. I problemi si risolvono solo dialogando e ragionando in modo civile e democratico”.

 

Oltre ai discendenti di Guzzon, però, ci sono anche quelli degli altri 4 soldati i cui nomi appaiono sui cippi trovati nell'orto di Pilcante. Vicentini, infatti, ha atteso che il terreno si scongelasse e si ammorbidisse per “strappare” alla terra quelle che erano state per decenni delle semplici pietre di confine. Estratte e pulite, le 3 steli rimanenti hanno così raggiunto le altre 2 inizialmente disseppellite, aggiungendo all'elenco di quei nomi riportati alla luce due caporali e un soldato.

 

 

Si tratta del caporale De Blasi Girolamo, deceduto il 4 giugno 1916, del caporale Brigli (o Brighi?) Domenico, deceduto il 2 giugno del 1916, e di Bonini Eurelio, deceduto invece il 4 febbraio del 1917. Questi si vanno ad aggiungere a Fassarin Francesco, morto il 30 luglio del 1916. Per questi, come avvenuto per Guzzon, serve un lavoro di "archeologia", grattando via progressivamente le stratificazioni formatesi nei passaggi tra un elenco e l'altro.

 

A dimostrare quanto difficile sia questo lavoro basti dare un'occhiata ai primi elenchi, disponibili a Castel Dante e in quello stesso cimitero di Ala dove furono poi dismesse le tombe dei soldati. In quest'ultimo luogo è infatti conservata la lista dei “Gloriosi caduti nella Grande Guerra che qui e nei Cimiteri di Passo Boale (vedasi Passo Buole) ebbero sepoltura” - premettendo un altro dato: nell'elenco generale del Ministero della Difesa non è riportato nessuno dei nomi in questione.

 

 

Per quanto riguarda i primi 2 soldati emersi in questa vicenda, Fassarin e Guzzoni compaiono su entrambi gli elenchi, sia a Castel Dante che ad Ala, con due lievi modifiche. Il primo “perde” infatti 10 giorni di vita tra questi due elenchi, venendo la sua morte riportata il 20 luglio 1916 nell'elenco del cimitero alense, il 30 dello stesso mese nella lapide e nelle carte del sacrario. Il secondo, invece, “guadagna” una "I" nel passaggio dalla lista del campo santo provvisorio, in cui il nome “alla veneta” è corretto, alla stele e a Castel Dante.

 

 

Tale situazione farebbe ipotizzare che prima sia stata compilata la lista e poi siano state confezionate le lapidi, presumibilmente prima provvisorie e poi in pietra. Ad ogni modo, tale congettura rimane per quello che è, appunto, una congettura.

 

Negli altri 3 casi, l'assenza dei nomi nell'elenco del Ministero della Difesa fa da contraltare ad un altro errore, visibile già nel passaggio dalla lista presente nel cimitero di Ala alle steli. Il caporale Brighi Domenico diventa infatti Brigli sul cippo. Questo dettaglio dà la cifra delle difficoltà di fronte a cui si trovano gli studiosi, di professione o appassionati, e i discendenti quando vogliano cercare i nomi dei caduti nella Grande Guerra – parliamo in questo caso dei soli soldati del Regio esercito e non di quelli dell'Imperial Regio esercito austro-ungarico di cui fecero parte nella quasi totalità i trentini.

 

Pertanto, come si procederà ora? Noi de il Dolomiti, che questa storia l'abbiamo raccontata sin dall'inizio, aiutando Vicentini a far riemergere dalla terra e dall'oblio le vicende personali e non solo dei soldati riportati sulle steli, proseguiremo con l'indagine. La reazione al primo articolo è stata sorprendente, con decine di persone che ci hanno scritto e che si sono messe a disposizione di Vicentini per restituire a quei nomi sui cippi un'identità.

 

Al tempo stesso, tale scoperta ha attivato altri canali. Gli archeologi della Soprintendenza dei Beni culturali della Provincia di Trento hanno compiuto il primo sopralluogo sul terreno, fotografando le steli e i luoghi in cui queste sono state trovate. Le difficoltà, come avevamo accennato, sono tante. Con ogni probabilità vennero dismesse dal cimitero di Ala e in qualche maniera finirono nel terreno della famiglia Vicentini, riacquistando una vita secondo i pratici e quotidiani utilizzi contadini.

 

 

Il fatto che siano stati spostati (attorno a un secolo fa) dal luogo originale crea già un primo discrimine. E gli archeologi, ora, si trovano di fronte all'intricato mondo della normativa. Una volta capita la situazione dal punto di vista burocratico e legislativo, si valuterà il da farsi. Sul destino dei cippi aleggia ancora il mistero, dunque, e chissà che quello di Guzzon Domenico non possa finire nelle mani dei discendenti, a ricordo di quel bisnonno e nonno morto oltre 100 anni fa in quella terribile guerra, le cui tracce, oltre che mimetizzate nei carteggi militari, sono ricomparse in un orto di Pilcante.

 

 

(QUI AGGIORNAMENTO: il Ministero della Difesa svela l'identità dei 5 soldati)

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