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Zingaretti, l'uomo semaforo e il suo addio al Pd: se nemmeno lui si ricorda che è il segretario perché chiedergli di restare?

In questi giorni diversi segretari ed esponenti gli hanno chiesto di ripensarci nonostante il gravissimo attacco fatto su Facebook al partito e i pessimi risultati ottenuti con un Pd narcotizzato, immobile da due anni, mentre intorno tutto è cambiato a una velocità supersonica. Zingaretti ha avuto la qualità di non essere divisivo ma semplicemente perché di fatto non si è mai espresso. C'è bisogno di altro

Di Luca Pianesi - 05 marzo 2021 - 14:10

TRENTO. ''Nicola resta'', ''segretario ripensaci'', ''grazie Nicola''. Queste le voci che si sono levate dai circoli del Partito democratico sparsi sul territorio, in particolare dei vari segretari locali che in gran numero hanno chiesto a Zingaretti di rimanere alla guida del partito. Un partito narcotizzato da anni, incapace di intercettare l'interesse anche solo di un mezzo elettore nuovo, ma talmente statico, perché all'esterno non tira comunque una grande aria di novità, da non perdere nemmeno consenso.

 

Zingaretti in questi due anni ha ricordato, da vicino, la caricatura di Romano Prodi fatta dal mitico Corrado Guzzanti a fine anni '90 nel Pippo Chennedy Show. ''Io sto qui - diceva - fermo, immobile, come un semaforo. La luce si accende, cambia, rossa, gialla, verde, ma io non mi muovo. Resto fermo, immobile. Io sono come un semaforo''.

 

Il segretario del Pd questo è stato: un semaforo, immobile, fermo, incapace di inserirsi in un qualsiasi dibattito ma per questo anche incapace di fare figuracce clamorose. La sua voce è non pervenuta, il suo stile impalpabile. Intorno a lui, in questi anni, tutto è cambiato con una velocità supersonica: sono cambiati i governi, sono cambiati gli schieramenti, sono cambiati i partiti, gli elettori si sono spostati dal Movimento 5 Stelle alla Lega, poi dalla Lega a Fratelli d'Italia, qualcuno ha seguito Renzi e i suoi (pochi ma esistono e politicamente hanno dimostrato di valere molto in Parlamento), qualcuno ora crede in Calenda e i suoi (pochi ma adesso ci sono).

 

Negli ultimi due anni, poi, la società è mutata come mai prima, il Covid ha stravolto tutto e tutti, ogni cosa andrà ridisegnata, il futuro di tutti riscritto. E' cambiata l'Europa, è cambiato il rapporto tra Stati, è cambiata l'economia e la tecnologia, sono cambiati gli assetti familiari tra morti e crisi economica. Il Pd di Zingaretti, invece, è rimasto lì, fermo, immobile. L'Italia cambia colore da mesi, diventa verde, rossa, gialla ma il segretario resta fedele al suo ruolo di semaforo e tace e così il suo Pd centra anche la figuraccia di non riuscire a trovare il nome di una donna da mettere al governo salvo riproporre, invece, ancora, sempre e soltanto, le stesse facce. Uno per tutti, l'inossidabile Franceschini che è stato ministro con Letta, con Renzi, con Gentiloni, con Conte e ora anche con Draghi.

 

Che qualcosa bollisse in pentola, a onor del vero, si era capito qualche giorno fa quando Zingaretti ha fatto qualcosa di assolutamente fuori dai suoi standard: ha provato, per una volta, ad essere un po' pop. Ha fatto un Tweet di sostegno a Barbara D'Urso e alla sua trasmissione della domenica sera. Perché? Boh, se lo sono chiesti tutti, forse anche lo stesso Zingaretti. Ma come, stai sempre fermo nonostante tutti i problemi che si sono, per non infastidire le diverse anime del tuo partito, e ti muovi per questa roba? Forse è questa la spiegazione: era l'unica cosa sulla quale poteva esprimersi senza provocare una scissione all'interno del partito da sempre litigioso su tutto e diviso tra correnti e correntine.   

 

Ieri il colpo di scena ma neanche tanto, anzi, se vogliamo, la conferma di uno stile che è proprio dell'uomo: una presa di distanze, non senza rancore espresso, dal partito che ha guidato per due anni. ''Mi vergogno che nel Pd partito di cui sono segretario, da 20 giorni si parli solo di poltrone e primarie - ha scritto Zingaretti su Facebook -, quando in Italia sta esplodendo la terza ondata del Covid, c’è il problema del lavoro, degli investimenti e la necessità di ricostruire una speranza soprattutto per le nuove generazioni. (...) Io ho fatto la mia parte, spero che ora il Pd torni a parlare dei problemi del Paese e a impegnarsi per risolverli''.

 

Zingaretti scrive come se fosse un semplice iscritto o un simpatizzante che ha deciso di andarsene in opposizione con la linea intrapresa dal segretario. E invece è proprio lui il segretario da due anni, come lui stesso scrive nel post quasi a ricordarlo ai lettori e a sé medesimo. E' il messaggio di un semaforo che prende le distanze dalle luci colorate che lo caratterizzano. E' il messaggio di un uomo che ha avuto, in questi due anni, l'unico pregio di non essere divisivo perché taceva su tutto e così se non guadagni niente non perdi nemmeno, ma che avrebbe potuto cambiare le cose visto che era alla guida del partito. Non l'ha fatto, non ha fatto nulla. Per questo pare davvero incredibile che oggi alcuni segretari gli chiedano ancora di restare

 

''Ve lo meritate Alberto Sordi'' gridava Nanni Moretti furioso in Ecce Bombo. ''Ve lo meritate Nicola Zingaretti'' viene da dire oggi, a questi segretari di circolo. Se questo Pd non riesce nemmeno a liberarsi di un semaforo troverà il segnale di Stop piantato ad ogni angolo da cittadini ed elettori. C'è da ripensare l'Italia, l'Europa, il mondo, c'è da cambiare tutto, da sviluppare progetti nuovi e rivoluzionari. Se il Pd non coglie l'occasione oggi non la coglierà più. ''Mi auguro che questo mio gesto aiuti il Pd a ritrovare quella voglia di discutere anche con idee diverse ma con più solidarietà, più rispetto e più efficacia per amore dell’Italia'', ha scritto oggi ribadendo la sua decisione di lasciare. Questa volta vale la pena ascoltarlo. 

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