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| 17 dic 2022 | 20:00

Pd, Lucia Maestri rimane segretaria ma il partito è spaccato. Una parte della base: ''Manca dialogo e confronto. Futuro candidato presidente? No a forzature''

Dura la posizione di chi ha spinto (e poi ottenuto) il non rinvio del congresso. Nel corso dell'assemblea provinciale alcuni sono usciti dall'aula per non votare 

Pd, Lucia Maestri rimane segretaria ma il partito è spaccato
di Redazione

TRENTO. “Bene l'avvio del percorso congressuale, amareggiati nell'assistere all’ennesima, inutile, forzatura”. L'assemblea provinciale del Partito Democratico che ha respinto le dimissioni della segretaria Lucia Maestri (QUI L'ARTICOLO) non ha per nulla ricomposto l'ormai profonda frattura che si è creata all'interno del partito e che preoccupa non poco l'intera coalizione di centrosinistra.

 

Chi nelle scorse settimane aveva battagliato per evitare il rinvio del congresso ad ottobre, oggi sottolinea “l'aver avuto ragione” ma allo stesso tempo parla di “forzature” arrivate al termine dell'assemblea provinciale delle scorse ore in cui, viene spiegato, “E' mancato il dialogo e il confronto” su un documento, poi approvato, che ha assegnato, spiegano,  “alla segretaria il potere di accordarsi su un candidato presidente in pendenza di congresso”.

 

“Nel corso dell'assemblea numerosi interventi di coloro che avevano in precedenza chiesto il congresso hanno manifestato la volontà di chiudere una fase di tensione: non ci interessa aver avuto ragione, ci interessa che quella che ci aspetta sia una fase davvero positiva di rilancio del partito” viene spiegato in un documento firmato da diversi esponenti.

 

Un documento nel quale, però, si sottolinea anche l'amarezza nell'assistere “increduli ad una conclusione dell'assemblea confusa e ancora una volta forzata, in cui i toni si sono inutilmente accesi e sono stati certificati da un documento tirato fuori alla fine, senza che potesse essere neppure letto e discusso, votato in maniera del tutto irrituale; 'prendere o lasciare', senza alcuna possibilità di dialogo, che sarebbe stato possibile diversamente da quelle che erano le posizioni sul tema congressuale. Mentre si è deciso di abbandonare l'aula per non votare un simile provvedimento, il documento ha assegnato alla segretaria il potere di accordarsi su un candidato presidente in pendenza di congresso”.

 

Il dito viene puntato contro una parte del partito che, secondo i firmatari del documento, porterebbe avanti le scelte a “colpi di forzature”. 

 

“Avevamo manifestato tutta la disponibilità per gestire in maniera condivisa questa fase congressuale. Tutti condividiamo che gli incontri della costituenda coalizione debbano proseguire, ad esempio sul piano programmatico e valoriale, ed anche sul confronto rispetto all'individuazione del candidato presidente per le elezioni provinciali. Ma è altrettanto ovvio che sarebbe politicamente impensabile gestire a colpi di forzature questa partita per provare a chiuderla anzitempo, con un congresso tra poche settimane”.

 

QUI IL DOCUMENTO E I FIRMATARI 

 

 

 

 

 

 

 

 

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