Inchiesta sanità, Cia: "Sospetto che l'Apss agevoli i professionisti 'a gettone'. Nelle sale operatorie gli infermieri svestono i panni del pubblico per rientrare da privati"
Continua la discussione sui gettonisti, impiegati dal sistema sanitario pubblico per "coprire" i turni, ma con il rischio che non prendano in carico il paziente. Il consigliere di FdI: "C'è una mancanza di visione e progettazione. Autonomia? La sanità è competenza nostra, ma stiamo dimostrando di essere uguali alle altre regioni d'Italia, se non peggio"

TRENTO. "Se prima i gettonisti erano una necessità circoscritta nel tempo di un’emergenza, ora sembra essere diventata una scelta strutturale. C'è chi inizia a sospettare che l'Apss stia favorendo, incentivando, il privato, cosa che mina la fiducia sulla sanità pubblica". E' questo il commento di Claudio Cia sul personale a "gettone", liberi professionisti assoldati dal sistema pubblico per coprire i "buchi" nella turnistica, a causa della carenza di personale. Le conseguenze (già evidenziate in diversi approfondimenti de il Dolomiti) sarebbero molteplici a partire dalla mancanza della presa in carico del paziente per arrivare a una sanità pubblica che migra sempre di più su "binari privati".
"Questi medici hanno dei limiti - ribadisce Cia - assolvono solo alla necessità di garantire l’obbligo di legge di avere il medico presente per la refertazione e la prescrizione, non c’è la presa in carico dei pazienti. La mia domanda è, perché si è arrivati fino a questo punto? E' chiaro che se i nostri medici fanno turni anche di 12-14 ore la loro vita privata viene compromessa e sacrificata. La scelta più semplice è dunque quella di lasciare il pubblico per diventare 'gettonisti' a chiamata, che economicamente rende anche di più e consente di disporre del proprio tempo al fine di conciliare la vita professionale con quella privata".
L'assenza di personale non un problema che nasce dal nulla. "Nessuno per esempio si è mai preoccupato di eliminare il tetto del numero chiuso nelle facoltà - aggiunge il consigliere - per cui l'uscita con i pensionamenti non è mai stata compensata dai giovani in entrata. L'altra componente è la stanchezza e l'esasperazione dei professionisti che scelgono la libera professione".
L'accusa è rivolta ai vertici della politica e dell'Apss: "Non è un modus operandi normale, è pericoloso perché snatura l'essenza della professione medica che significa garantire un servizio alla persona in modo integrale. C'è una mancanza di visione e progettazione a causa di una latitanza di responsabilità che non è nuova. Noi ora ne raccogliamo i cocci e stiamo mettendo soltanto delle pezze".
Nel gennaio 2019, sostiene il consigliere di FdI, "sollevai la questione sul reparto di Ginecologia di Trento dove erano scappati 13 ginecologi in pochi mesi, ma la cosa fu minimizzata dall'Apss. Il caso Pedri è stata soltanto la punta dell'iceberg, è ciò che avviene in misura diversa in altri reparti e per altre criticità. Sono molte le testimonianze che ho raccolto di professionisti in difficoltà perché hanno a cuore il desiderio di avere un ambiente positivo, più 'tranquillo' e attento alle necessità del paziente".
Da anni perciò, lamenta Cia, "l'Azienda sanitaria agevola l'attività in libera professione del personale sanitario assunto. Questo accade soprattutto per gli infermieri all'interno delle sale operatorie e del pronto soccorso: dopo aver fatto il loro turno come dipendenti pubblici svestono questi panni per rientrare come gettonisti. Il vincolo di esclusività dei loro contratti viene meno purché svolgano il loro lavoro in libera professione all'interno di strutture pubbliche".
Se in Trentino si può parlare solo di liberi professionisti in altre regioni si parla di una vera e propria affermazione di cooperative, su cui però il pubblico sembra non avere controllo. "Non sono una risorsa, ci stanno abituando all'idea che questo sia 'normale', qui è il vero pericolo. Questo è un approccio puramente manageriale che guarda al pallottoliere dei conti e che deresponsabilizza. Va frenato prima che prenda piede anche qui". Cia sottolinea che il privato non sia "da demonizzare purché vada a integrare il pubblico e non a sostituirlo: a me pare però che la direzione sia la seconda".
Il ruolo dell'autonomia in questa partita? "E' lo strumento - conclude Cia - che dovrebbe permetterci di dimostrare di saper gestire meglio il nostro territorio rispetto a Roma. La sanità è competenza nostra, ma stiamo dimostrando di essere uguali alle altre regioni d'Italia, se non peggio. La parte politica deve essere consapevole e responsabile di questa opportunità che si manifesta anche nella capacità e lungimiranza di scegliere i suoi dirigenti, tanto più in ambito sanitario".














