Contenuto sponsorizzato

Sanità in crisi, il privato divora il pubblico. Crisanti a il Dolomiti: "Dimissioni del personale? Serve raddoppiare gli stipendi". E sulla gestione: "Basta nomine politiche"

Dai numeri del personale sanitario al privato accreditato che riesce a conquistare sempre maggiore spazio. In Trentino si discute sul futuro della Sanità, l'Ordine degli Infermieri ha deciso di rispondere al dg dell'Apss: "Serve avviare un percorso virtuoso di riforma del sistema sanitario provinciale. Servono strategie concrete andando oltre i ringraziamenti e il marketing". Sui finanziamenti al privato, Andrea Crisanti: "Se non si aumenta la capacità pubblica è chiaro che bisogna rivolgersi ad altri"

Di Giuseppe Fin - 26 febbraio 2024 - 05:01

TRENTO. Un sistema sanitario pubblico costretto ogni giorno ad arretrare perché manca personale. Uno privato che viene, invece, sommerso di soldi. In tutto questo a pagarne le spese sono i cittadini che devono affrontare liste di attesa lunghissime oppure mettere mano al portafoglio.

 

In Trentino a far discutere in questi giorni sono le dichiarazioni del direttore generale dell'Azienda sanitaria, Antonio Ferro, che nel parlare delle tante dimissioni volontarie del personale sanitario, ha snocciolato diversi dati fra i quali l'aumento del 7% per quanto riguarda il personale infermieristico e un aumento del 12% per la dirigenza medica, il tutto confrontato con dati pre-covid (QUI L'ARTICOLO).

 

“Una valutazione meramente quantitativa, seppur oggettiva, è evidentemente riduttiva, banalizza l’attuale situazione di sofferenza in cui si trova il sistema sanitario provinciale e soprattutto offende gli infermieri, che in più occasioni, anche recenti, hanno manifestato la loro crescente preoccupazione e demotivazione” (QUI L'ARTICOLO) è la risposta arrivata dall'Ordine degli Infermieri e che fa capire il livello di malessere che ad oggi esiste nel sistema sanitario e le visioni diverse fra chi dirige e chi ci lavora a contatto ogni giorno con la popolazione.

 

Quella del sistema sanitario trentino è una condizione di difficoltà che si sta ormai trascinando da diversi anni e che ricalca quello che sta avvenendo anche a livello nazionale.

 

“Uno dei problemi che devono essere affrontati è legato ai salari troppi bassi del personale medico e infermieristico. Negli ultimi 15 anni gli stipendi sono diminuiti in Italia del 30/40% in termini reali mentre negli altri Paesi sono aumentati anche del 30%. Per allinearli c'è solo una soluzione, bisognerebbe raddoppiarli” spiega a il Dolomiti, Andrea Crisanti, microbiologo e senatore Pd, che ha presentato un disegno di legge attraverso il quale intende modificare le procedure di nomina dei dirigenti del Servizio Sanitario Nazionale.

 

Dottor Crisanti, siamo davanti ad un numero crescente di infermieri e medici che decide di dimettersi e a servizi per i quali il pubblico deve cedere il passo al privato accreditato. Le liste di attesa in alcuni casi sono lunghissime. Cosa sta accadendo al sistema sanitario in Italia?

Io inizierei a condividere quali sono i parametri per giudicare un servizio sanitario. Se non usiamo una metrica non siamo in grado di giudicarlo e questo è il vero problema: tutti parlano senza valutare quelli che sono i parametri per giudicare e capire cosa bisogna fare.

 

A livello mondiale ci sono cinque parametri che vengono usati. Il primo è “l'accessibilità”. Si misura con il tempo che passa dal momento in cui il cittadino avverte il problema ed entra in contatto con il servizio sanitario, il tempo che passa dal sintomo alla diagnosi, dalla diagnosi alla terapia e nell'aspettativa di vita.

 

Da questo possiamo già capire che il nostro sistema ha un problema serissimo. Le liste di attesa altro non sono che una misura dell'accessibilità. Da un lato, più lunghe sono e più il livello di accessibilità è basso, dall'altro se i Pronto Soccorso sono affollati, significa che i cittadini non trovano risposte nella medicina di prossimità. Siamo davanti a due facce della stessa medaglia.

C'è poi un altro parametro, che è quello dell'equità. Nel nostro Paese l'accessibilità è disomogenea non solo fra nord e sud ma anche nello stesso nord a seconda del reddito.

 

Il terzo indicatore è “l'adeguamento tecnologico". La medicina ha fatto passi da gigante incredibili. E' chiaro che il servizio sanitario deve stare al passo con il progresso tecnologico che in genere costa moltissimo. Molto spesso, purtroppo, l'inadeguatezza delle risorse si ripercuote sull'adeguamento tecnologico facendo diventare alcuni interventi non accessibili ad alcune fasce di cittadini. Questo parametro è così importante che dal Pnnr dovrebbero arrivare 5 miliardi di euro ma l'impegno è drammaticamente in ritardo e il governo italiano ha chiesto di posticipare al 2026 le spese con conseguenze importanti sui servizi che possono essere dati ai pazienti.

 

Gli ultimi due parametri sono “l'efficienza amministrativa” che ha impatto enorme “sull'appropriatezza delle risorse”. Una struttura che non è riuscita ad adeguarsi ai cambiamenti usa le risorse in maniera inappropriata. In passato le strutture sanitarie servivano 100-150 mila cittadini mentre oggi ne seguono anche oltre un milione. Questo aumento importante di utenza non ha fatto seguito ad un parallelo adeguamento della velocità amministrativa delle strutture.

 

Esiste quindi anche un problema di gestione del sistema sanitario?

Si ed è insanabile. C'è una questione politica ed è quella che riguarda il presidente della Provincia (o della Regione), che ha il potere di nominare direttamente il direttore generale e a cascata viene poi nominato il direttore amministrativo, il direttore sanitario e socio sanitario dove è presente. 

In capo a determinate figure politiche, quindi, c'è un potere di nomina enorme, un potere di indirizzo, un potere di programmazione, un potere di controllo e in più la gestione.

Se la politica si prende carico anche della gestione è chiaro che si crea una situazione in cui il controllore e controllato sono allineati dallo stesso interesse e la vittima rimane la trasparenza che è l'unico indicatore per tutelare i cittadini.

 

Lei ha presentato una proposta di legge che al momento è stata sottoscritta da circa 170 cittadini.

Si con l'obiettivo da un lato di scardinare questo meccanismo e dall'altro avvicinare la gestione alle esigenze dei cittadini.

 

Le strutture apicali delle aziende sanitarie devono essere sganciate dal potere politico. Le nomine devono essere fatte da commissioni indipendenti formate da rappresentanti di medici , delle comunità locali, degli infermieri e dalle associazioni dei pazienti che sono le prime a rappresentare i problemi dei cittadini.

 

C'è però un altro problema che è quello del privato che si sta mangiando sempre più spazio nel sistema sanitario pubblico. Perché sta accadendo?

Le risorse in Italia per Sanità sono di circa 136 miliardi. Il 35/40% di questa cifra va ai privati convenzionati. Poi gli italiani spendono altri 40 miliardi. In totale il privato in Italia vale circa 90 miliardi.

Molto spesso sento dire che i privati convenzionati sono pubblico ma di pubblico hanno solo i soldi dei contribuenti. Loro perseguono, giustamente, fini di lucro e infatti l'esplosione a cui stiamo assistendo della sanità privata è dovuta al fatto che è remunerativa con margini che vanno dal 10 al 15%. Perché è così? Perché i servizi più costosi vengono scaricati sul pubblico e si tengono invece quelli più remunerativi. La sanità privata, inoltre, agisce senza rischio di impresa. Ogni anno viene rinnovato il budget storico. Ma quale azienda al mondo ha gli stessi privilegi?

In questa situazione si inserisce poi anche il tetto alle assunzioni in una sanità in cui le prestazioni esplodono. Se non si aumenta la capacità pubblica è chiaro che occorre rivolgersi al privato.

Io non ho nulla contro quest'ultimo ma è importante che sia messo in competizione con il pubblico nelle stesse condizioni.

 

E intanto il personale sanitario se ne sta andando dal pubblico.

Qui il problema è legato ai salati bassi. Negli ultimi 15 anni in Italia sono diminuiti del 30/40% in termini reali. Negli altri Paesi, invece, sono aumentati del 20/30%. Per allinearli dovrebbe essere raddoppiati.

Un dirigente medico specializzato in medicina d'urgenza che lavoro in un Pronto soccorso, che fa turni di 24 – 36 ore, che affronta pazienti esasperati e una struttura che non lo mette nelle condizioni di lavorare bene con un rischio legale fra i più alti d'Italia, perché dovrebbe rimanere? O per quale motivo dovrebbe assumere qualcuno quel ruolo? Abbiamo introdotto una distorsione tremenda. Il nostro servizio sanitario sanitario necessita certamente di soldi ma anche di nuove idee.

 

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
13 aprile - 19:52
Il video della titolare del Perla Bar in via Belenzani sui social dopo la multa ricevuta venerdì sera per aver fatto 15 minuti di musica in più : [...]
Cronaca
13 aprile - 19:02
La macabra scoperta ad Aprica, in Provincia di Sondrio, dove a quanto pare la famiglia si era trasferita durante la pandemia. Da quanto emerso pare [...]
Cronaca
13 aprile - 17:47
Il comune di Santa Giustina ha predisposto il ripristino dell'area: l'altana è stata costruita in una zona di proprietà del demanio idrico. Gli [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato