Dai carichi di lavoro sempre più elevati all'impossibilità di avere un recupero psico-fisico, in Trentino sanitari allo stremo: "Basta 'spot' vogliamo azione concrete"
L'intervento di Cesare Hoffer di Nursing up Trento: “Diciamo basta alla politica degli annunci e tagli di nastro, senza personale si inaugureranno solo cattedrali nel deserto"

TRENTO. Elevatissimi carichi di lavoro e l’inadeguato recupero psico-fisico, si saltano i riposi e si accumulano ferie residue, a fronte di stipendi nettamente inferiori alla media europea. Cresce sempre di più la rabbia di infermieri, ostetriche, assistenti sanitarie, terapisti della riabilitazione psichiatrica e di tutti i professionisti dell’Azienda sanitaria e delle Apsp. “La situazione è insostenibile” afferma in una nota Cesare Hoffer Nursing up Trento.
Una situazione diventata ulteriormente difficile nel periodo estivo, con l’esigenza di usufruire le ferie estive che ha messo ancora di più a nudo la cronica carenza di professionisti sanitari, che devono ora sopperire sempre più anche alla mancanza di figure di supporto come l’Oss e sono gravati da un elevato carico burocratico-amministrativo.
Le università faticano a raccogliere nuove iscrizioni di professionisti sanitari, in particolare la professione infermieristica non è più attrattiva in termini di riconoscimento economico ed in particolare i nostri giovani chiedono una maggior conciliazione vita lavoro ed il miglioramento di istituti contrattuali come il part-time e la tutela materno infantile, ormai la qualità della vita privata in sanità è ai minimi termini.
I dati sono allarmanti, a Trento 140 candidati per la laurea infermieristica su 200 posti disponibili, a Bolzano si sono presentati in 82 alla selezione su 150 posti, i dati sono in calo anche a livello nazionale. Negli anni sono aumentate le dimissioni volontarie e nei prossimi 10 anni circa 2000 infermieri trentini, molti figli della generazione baby-boom, andranno in pensione.
Negli ultimi quattro anni, secondo quanto rivela un'indagine di Nursing Up, a livello nazionale oltre 23mila infermieri hanno deciso di dimettersi dal loro impiego a tempo indeterminato in un ospedale pubblico italiano per andare a lavorare all'estero o per cambiare totalmente vita e settore lavorativo.
“E la Provincia di Trento cosa ha intenzione di fare? Da noi tutto va bene? L’assunzione di nuovo personale tramite le procedure concorsuali va a rilento – spiega Cesare Hoffer - ed ai professionisti sanitari dei comparti trentini sono negate indennità invece riconosciute ai medici da anni, come quella legata all’esclusività oppure opportunità come la libera professione intramoenia, i dipendenti provinciali inoltre godono di trattamenti previdenziali privilegiati rispetto ai dipendenti della sanità trentina, trattata come la cenerentola da questa provincia”.
Non meno importante la questione di età anagrafica. I professionisti sanitari sono sempre più anziani e con limitazioni legate alla salute, l’età media è di circa 50 anni e con l’allungamento dell’età pensionabile si pongono ulteriori problemi nell’organizzazione del lavoro.
“Ci è negato dal punto di vista legislativo – viene spiegato dal sindaco - il riconoscimento delle mansioni usuranti, sono anni che le chiediamo, ora siamo pure penalizzati economicamente dal punto di vista pensionistico. La qualità e la sicurezza delle cure devono essere poste al centro del dibattito politico, la popolazione invecchierà sempre più e di conseguenza i pazienti non autosufficienti aumenteranno esponenzialmente, è urgente istituire un tavolo provinciale in assessorato con il sindacato per affrontare tutti i nodi dell’emergenza, destinata ad aggravarsi. Non servono provvedimenti“ 'spot' ma un grande progetto di rilancio della sanità pubblica, individuando tutta una serie di azioni contrattuali e legislative che dovranno essere celermente agite”.
Il sindacato chiede di essere coinvolto e portare il proprio contributo costruttivo, in qualità di sindacato che rappresenta il maggior numero di sanitari del comparto. “Diciamo basta alla politica degli annunci e tagli di nastro, senza personale si inaugureranno solo cattedrali nel deserto. Dalle nostre istituzioni ci aspettiamo azioni concrete per affrontare una situazione che si preannuncia gravissima e che rischia di compromettere nei prossimi anni la qualità delle cure nei confronti dei cittadini trentini”.














