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Trento
21 luglio | 06:00

Senza alloggio e turni allucinanti, la vita (infernale) degli infermieri. La crisi che sta svuotando gli ospedali: "I soldi alla Sanità? Servono ma da soli non risolvono i problemi"

La crisi che oggi sta travolgendo il mondo infermieristico è su più fronti: mancano alloggi con il dilagare degli affitti brevi o di appartamenti a prezzi proibitivi. Ci sono i turni che non finiscono mai e la mancanza di personale che va a limitare i servizi. C'è poi la questione economica: "Un infermiere a Bolzano può arrivare a 2.600 euro, contro i circa 1.800 euro di Trento"

Senza alloggio e turni allucinanti, la vita (infernale) degli infermieri

TRENTO. “I turni? Sono allucinanti." Ferie che saltano, il tempo per la famiglia che diventa sempre meno e il lavoro che si sa quando inizia ma non quando si finisce. Una crisi silenziosa ma devastante. Stiamo parlando della professione infermieristica che, nonostante gli interventi messi in campo da parte della Provincia, continua ad essere drammatica.

 

Una situazione ormai diventata al limite, nei pronto soccorso e in tanti reparti del territorio, e l'arrivo dell’estate ha reso tutto più complicato. “Gli infermieri scarseggiano, i giovani non si iscrivono più all’università, le graduatorie per le sostituzioni sono vuote, e chi può scappa altrove” ci spiega Cesare Hoffer di Nursing Up Trento, che da anni segue il mondo degli infermieri in Trentino.

 

In questi giorni ha fatto discutere l’emendamento all’assestamento presentato dal governatore Fugatti, in accordo con l’assessore alla Salute Mario Tonina. Stiamo parlando di 10,7 milioni di euro che andranno alla sanità. La somma dovrebbe servire a rendere la professione più attrattiva e gratificare chi oggi è impegnato negli ospedali trentini. Ma basteranno questi soldi? E soprattutto, le stesse risorse saranno stanziate ai tanti infermieri (e altro personale sanitario) che lavorano nelle Rsa del Trentino? “Chiederemo altre risorse nella legge di bilancio a fine anno, molti altri sono gli aspetti normativo-economici che devono essere migliorati nell’attuale contratto della sanità pubblica” hanno spiegato nelle scorse ore i sindacati.

 

La popolazione infermieristica degli under 30 rappresenta appena il 12%, e un numero sempre maggiore di professionisti sanitari si colloca nella fascia dei 51-60 anni. Con oltre 1.000 pensionamenti di infermieri in Trentino nei prossimi 8/10 anni, mancherà il ricambio generazionale. E senza un cambio di passo, non ci sarà nessuno a rimpiazzare chi se ne va.

 

La crisi che oggi sta travolgendo il mondo infermieristico è su più fronti. Partiamo da quello economico. “Tanti infermieri – ci spiega Cesare Hoffer – se ne vanno a lavorare a Bolzano. A soli pochi chilometri di distanza riescono ad avere quasi mille euro netti in più al mese. Io stesso ho confrontato le varie buste paga: un infermiere a Bolzano può arrivare a 2.600 euro, contro i circa 1.800 euro di Trento. Questo non è un dettaglio. È il motivo per cui chi resta si trova schiacciato da carichi insostenibili, con turni infiniti e riposi saltati”.

I posti a infermieristica non vengono più tutti occupati. C’è un calo di interesse tra i giovani, nonostante in Trentino sia meno accentuato che nel resto d’Italia. “Lo scorso anno – continua il segretario di Nursing Up – non siamo riusciti nemmeno a riempire tutti i posti. Si sono dimezzate le domande di iscrizione ad infermieristica rispetto al passato. Una volta, a presentarsi, eravamo almeno il doppio dei posti disponibili. E questo è un chiaro segnale che la professione non è più attrattiva".

 

Meno infermieri significa anche meno possibilità di sostituzione. “Abbiamo un problema grosso, visto che una grossa percentuale di assenze per aspettativa non riusciamo a sostituirle. Chi si assenta per gravidanza o part-time temporanei deve essere sostituito con assunzioni a tempo determinato. Le graduatorie che abbiamo non riescono a coprire il fabbisogno”.

 

Ed ecco allora che i turni diventano interminabili e pesanti per chi resta. “Abbiamo diverse segnalazioni di sospensione dei riposi – continua ancora Hoffer – e di chi non riesce a conciliare la vita familiare con quella lavorativa”. Ma non solo. La mancanza degli infermieri, figura fondamentale all’interno della Sanità, ha conseguenze dirette sull’offerta dei servizi. “A Trento abbiamo avuto la chirurgia – spiega Cesare Hoffer – che ha dovuto ridurre l’attività per mancanza di personale. L’anno scorso è successa la stessa cosa a Rovereto. E se questo succede in periferia, tutto va a pesare sugli ospedali centrali, che si trovano ancora di più sotto pressione”.

 

Ma non è finita qui. Uno dei grossi problemi che stanno incontrando gli infermieri è la questione abitativa. In diversi, infatti, nonostante la volontà di lavorare in Trentino, si trovano senza alloggio. “Gli affitti brevi – spiega Hoffer – stanno dilagando, in particolare nelle valli, e se si trova qualche appartamento libero, i prezzi sono alle stelle. Abbiamo chiesto alla Provincia di identificare delle strutture da dedicare al personale infermieristico”.

Una situazione che rischia di peggiorare, purtroppo. “Parliamo di ospedali e case di comunità? Spendiamo una marea di soldi a costruire cattedrali che rischiano di rimanere così se non c’è una reale e concreta politica di attrattività dei professionisti. I soldi alla Sanità? Benissimo, ma per cercare di risolvere i problemi serve una presa in carico da parte della Provincia con una pluralità di interventi”.

 

Gli investimenti economici sono importanti e un primo passo, ma non bastano se non accompagnati da una strategia strutturale e lungimirante. Senza infermieri, non c’è sanità che tenga.

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