Carenza di infermieri e gestione farmaci. Demagri: "L'assessorato non ascolta e non decide, ma boicotta le buone pratiche maturate nelle Apsp"
Continua la polemica relativa ai limiti imposti dalla Provincia nella gestione farmaci. Dalle minoranze si fa sentire la consigliera Demagri: "Serve un bando per l'Azienda sanitaria per coprire le esigenze dei farmacisti"

TRENTO. “È scaduto il tempo delle promesse passato impropriamente a non ascoltare, a non decidere, ma a boicottare le buone pratiche che l'esperienza delle Apsp hanno fatto maturare, applicare e consolidare”. Queste le parole dei consiglieri Demagri e Dallapiccola, del Movimento Casa Autonomia.eu, sulla questione della gestione farmaci.
Negli ultimi giorni l’assessorato ha intimato alle Apsp di rescindere il contratto con le farmacie, mossa che non è stata accolta con favore dai professionisti della sanità dato che ora saranno gli infermieri a dover predisporre i farmaci per la terapia, senza l’aiuto di sistemi automatizzati. Un aiuto che, soprattutto vista la carenza di personale all’interno delle case di riposo, si è rivelato spesso fondamentale.
“Ci sono ospiti che arrivano ad assumere anche 15/20 pastiglie al giorno – scrive Demagri -. Gli accordi con le farmacie e l’automatizzazione permettono di supportare le risorse umane nelle loro competenze cliniche ed assistenziali, migliorando allo stesso tempo la sicurezza in termini di preparazione della terapia, in quanto l'errore umano può avere una certa valenza in tutto questo, soprattutto nella somministrazione di poli farmacoterapia”.
“A Cles fui io per prima – prosegue la consigliera - ad acquistare l'armadio farmaceutico presente in struttura e oggi messo in discussione dalle direttive emanate dalla stessa Provincia. La cosa assurda è proprio questa: ci sono le direttive a firma di Segnana a boicottare l'evoluzione della gestione farmaceutica, che può essere compensativa nella carenza di infermieri. Già allora avevamo valutato che due infermieri li avremmo “risparmiati” per poterli dedicare all'assistenza degli ospiti”.
Secondo Demagri questo sarebbe l’ennesimo segnale di disinteresse verso le case di riposo da parte dell’assessorato: “Da quello che si sente e da quello che si legge si capisce perfettamente che non sono mai state una loro priorità. In questi cinque anni si è visto soltanto un accanimento verso queste strutture, sia per la questione dei parametri infermieristici, sia per la questione dei finanziamenti, sia per la questione del l'utilizzo della tecnologia dove questa può supportare le competenze assistenziali del personale”.
Le conseguenze di questa gestione, stando a quanto dichiara la consigliera di Casa Autonomia, sarebbero molto gravi: “L'assenza di lungimiranza, la mancanza di volontà di spingere le strutture per anziani ad essere attrattive per i professionisti farà calare la volontà e il desiderio a qualsiasi tipo di professionista di lavorare nell'Apsp. Non solo, se l’attuale governo continuerà ad occuparsi di sanità, farà di tutto per peggiorare la situazione dentro le strutture, per arrivare ad imporre la riduzione di posti letto nelle stesse e ad obbligare le famiglie o i diretti interessati a non scegliere l'istituzionalizzazione, ma la domiciliaritá. Questa scelta andrebbe bene solo nel caso in cui vi fosse un Distretto particolarmente organizzato e incrementato di personale per la gestione dei pazienti cronici, non autosufficienti, di pazienti terminali, di ospiti in stato vegetativo e a bassa responsività. Questo è il percorso che la politica di destra sta mettendo in atto: mettere le strutture nelle condizioni di dover ridurre i posti letto e poter dire che la riduzione non l'ha attuata il Governo provinciale”.
Da parte di Demagri arriva anche una proposta di soluzione per quanto riguarda la questione farmaci: “La Provincia potrebbe far pubblicare un bando all’azienda sanitaria per una copertura congrua alle esigenze interne ed esterne di farmacisti, i quali, oltre a gestire le farmacie ospedaliere e gli armadi farmaceutici degli ospedali territoriali (Cles, Borgo, Tione...), potrebbero dare il proprio contributo al processo di gestione dei farmaci all'interno delle strutture per anziani. In questo modo si consentirebbe alle Apsp che hanno fatto investimenti per l'acquisto di macchine di poter proseguire in tal senso, si investirebbe sulla tecnologia supportando le risorse umane nelle proprie competenze cliniche e assistenziali, si migliorerebbe la sicurezza in termini di preparazione della terapia e si avrebbe un maggior controllo della spesa farmaceutica”.


















