Case di Comunità tra ritardi e criticità: “Manca pianificazione e il territorio è escluso”. Zanella: " In una struttura dimenticati gli ambulatori dei medici"
Il consigliere provinciale del Partito Democratico, Paolo Zanella, interviene sulla situazione delle case di comunità. Non solo la mancanza di personale ma anche criticità negli spazi scelti

TRENTO. La carenza di personale ormai si conosce. Medici di medicina generale e infermieri mancano e fino ad oggi gli interventi decisi dalla Pat e dall'Azienda sanitaria non hanno portato a nessuna soluzione. “L’unica operazione concreta messa in campo, in questi anni, è stata l’individuazione degli spazi per le Case della Comunità, attraverso demo-ricostruzioni e ristrutturazioni. Almeno su questo ci si sarebbe aspettati un lavoro puntuale. E invece no”. A dirlo è il consigliere provinciale del Partito Democratico, Paolo Zanella in una nota attraverso la quale analizza la situazione delle Case di Comunità in Trentino.
“Che ci sia carenza di personale è noto. Si doveva lavorare prima per attrarlo sia nei contesti lavorativi che nei percorsi formativi, ma tant’è. Però proprio perché già ti mancano medici di medicina generale e infermieri, avresti dovuto puntare tutto su una buona pianificazione organizzativa e su un’adeguata programmazione degli spazi delle Case della Comunità . Ma anche qui acqua da tutte le parti” ha spiegato il consigliere.
Non solo carenza di personale ma anche ritardi nel coinvolgimento della comunità. “Ci si è ridotti a pianificare l’avvio e lo sviluppo delle Case di Comunità – spiega il consigliere del Pd - a novembre dello scorso anno, tre anni dopo il Dm 77/2022. Si dirà che si sono attese le direttive nazionali, ma per orientare alcuni processi quelle direttive certo non servivano, bastavano gli indirizzi ministeriali del 2022 da declinare nella nostra provincia, per poi ritararli in prossimità della chiusura del Pnrr. In tre anni, invece, nessuna attivazione della cittadinanza che vive nelle comunità e nessun coinvolgimento degli enti del terzo settore di quei territori per renderle realmente Case della Comunità”.
Le Comunità di valle, in capo alle quali sono i servizi sociali da integrare necessariamente con il sanitario, denuncia l'esponente del Pd, sono state rese partecipi del progetto solo nella seconda metà dello scorso anno. Se qualcuno pensava che l’individuazione delle strutture fosse stata fatta in modo migliore con risultati maggiori deve purtroppo ricredersi.
“Pensiamo alla Casa della Comunità – spiega Zanella - in un non luogo come via Unterveger a Trento nord, zona produttiva dove non abita nessuno nel raggio di centinaia di metri e senza una fermata del trasporto pubblico urbano. Oppure quella di Borgo Valsugana, inaugurata lunedì, dove ci si è resi conto in zona Cesarini che nel 'nuovo edificio' dove si è collocata mancano gli spazi per gli ambulatori dei medici di medicina generale. Una figura importante a cui ruota attorno la Casa di Comunità”. Una situazione che alla fine sembra essersi risolta trovando degli spazi liberi in una palestra e di uno studio di psicologia situati nella palazzina “ex sanatorio” a fianco del “nuovo edificio".
“Non possiamo che constatare ancora una volta che se il sistema sanitario trentino resiste e offre ancora servizi all’altezza non è certo grazie al governo dell'assessorato e alle capacità organizzative dell'Azienda, ma alla resilienza dei poveri professionisti sanitari ai quali portiamo la nostra solidarietà e verso i quali continueremo a mostrare gratitudine” conclude Paolo Zanella.












