"Una crisi silenziosa ma profonda", Demagri dopo il grido d'aiuto (anche) degli amministrativi dell'Apss: "C'è sfiducia e il personale fugge"
Il personale dell'Apss a tutti i livelli sembra in crisi e chiede ascolto. La consigliera provinciale di Casa Autonomia, Paola Demagri: "Il senso di appartenenza sembra scomparso. Per la politica è tempo di agire. E' tempo di restituire dignità e speranza a chi ogni giorno continua a servire, nonostante tutto. Il tempo dell’attesa è finito. Il tempo dell’ascolto è scaduto ormai da quasi un anno. Un consiglio all’utenza mi sento di darlo: nel 2023 aveva una chance per cambiare rotta"

TRENTO. "Da anni centinaia di professionisti della sanità trentina - medici, infermieri, tecnici e amministrativi - si dedicano al proprio lavoro con impegno indefesso e serietà esemplare. Nonostante tutto", queste le parole di Paola Demagri, consigliera provinciale di Casa Autonomia. "Nonostante il silenzio, l’immobilismo, la mancanza di ascolto. Eppure, ciò che oggi vacilla è la motivazione. Quella fiducia reciproca, quel sentimento di appartenenza che ha reso l’Azienda provinciale per i servizi sanitari un’eccellenza riconosciuta, oggi sembra scomparso".
Un malcontento delle lavoratrici e dei lavoratori che sembra diffuso a tutti i livelli in ambito sanitario. Gli ultimi in ordine di tempo a manifestare un certo disagio sono stati gli amministrativi. "Una situazione indecente. Privi di ogni diritto e dignità". Il (duro) grido d'aiuto e di allarme. "Un contratto vecchio e iniquo che non riconosce la capacità maturata negli anni e spesso ci troviamo a dover svolgere il compito dei 'nuovi dirigenti' perché inesperti, appena sfornati dalle Università, o troppo snob per fare una fotocopia, inviare una mail o scrivere una determina" (Qui articolo).
Il sistema sanitario appare in crisi. "Si parla di persone che si dedicano da anni alla sanità pubblica come a una famiglia: con dedizione, con orgoglio, con la consapevolezza di ricevere almeno quanto si dona", aggiunge Demagri. "Tanti i professionisti che condividono questa vocazione". Ma oggi? "Oggi negli ospedali si respira amarezza. Gli sguardi sono bassi, le parole pesanti, le lamentele costanti".
La risposta è sempre la stessa. "L'Apss non è più quella di una volta. Tutti i livelli professionali sono stati toccati, nessuna categoria è rimasta immune. L'Azienda provinciale per i servizi sanitari vive una crisi di fiducia che rischia di compromettere la sua capacità di rispondere in modo efficace e tempestivo ai bisogni della popolazione".
Difficoltà che vengono evidenziate anche dai sindacati. "E' importante restare uniti, così come le divisioni e le visioni corporative perché la disattenzione sulla gestione del personale, purtroppo, è generale dalla politica, dalla Provincia e dall'Azienda", le parole di Giuseppe Pallanch, segretario della Cisl Fp. "Manca il riconoscimento delle competenze e ormai da anni ormai chiediamo l'armonizzazione e il rispetto delle progressioni come previsto a livello nazionale e nei contratti per rispondere alle esigenze di dipendenti formati e fondamentali per il funzionamento del sistema sanitario".
Una crisi che viene evidenziata anche dalla consigliera provinciale di Casa Autonomia. "I segnali ci sono da tempo: già subito dopo il 2018 si era palesata la necessità di una svolta". Ma le nomine, le scelte tecniche e politiche, hanno seguito un’altra strada. E ora? Si attende. Si rimanda. Si invoca la riforma, il nuovo polo ospedaliero. E non arriva nulla, tutto arenato. Solo annunci del governatore, che scarica le colpe su altri: il solito atteggiamento populista dei Punti nascita aperti senza utenza, dei pronto Soccorsi obsoleti sovraccarichi, degli ospedali di valle che perdono identità, dell’ospedale Santa Chiara che implode".
Nel frattempo, "l’Azienda indietreggia, i professionisti fuggono, e l’utenza, che resta il faro, non sempre trova risposte nei tempi e nei modi che meriterebbe. E la gente, sfiduciata, preferisce tacere oppure andare altrove. Per la politica è tempo di agire. E' tempo di restituire dignità e speranza a chi ogni giorno continua a servire, nonostante tutto. Il tempo dell’attesa è finito. Il tempo dell’ascolto è scaduto ormai da quasi un anno. Un consiglio all’utenza mi sento di darlo: nel 2023 aveva una chance per cambiare rotta. Ha scelto di dare fiducia un’altra volta? Bene. Ma ora basta, sbagliare è umano. Perseverare? Sappiamo tutti com’è il proverbio", conclude Demagri.












