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L'allarme di Upipa: ''Nelle periferie ancor più difficile reperire personale. Sono le zone più penalizzate per i posti letto negoziati''

I ''negoziati'' sono i posti accreditati e finanziati dalla Provincia. Nelle periferie è ancor più grave la carenza di personale e quindi appare poco chiara la decisione della Provincia di non realizzare nuovi posti letto

Pubblicato il - 28 febbraio 2024 - 16:40

CLES. E' ormai cronica l'assenza di infermieri, operatori socio sanitari e più in generale di personale all'interno delle case di riposo del Trentino e nelle periferie la situazione è, se possibile, peggiore. E' la zona più penalizzata per i posti letto negoziati. Questo determina un proliferare di risposte di tipo socio-assistenziale, che tamponano l’assenza di adeguate risposte di tipo socio sanitario. Il quadro è emerso nel quarto di 8 incontri - uno per ogni ambito territoriale - che Upipa sta organizzando per confrontarsi con gli enti soci, quello che ha coinvolto le Valli di Non e Sole. 

 

Alla riunione era presente Laura Flor, presidente dell’Apsp “Santa Maria” di Cles (che ha ospitato l’evento), referente di zona e consigliera Upipa incaricata dei rapporti coi soci e della promozione della partecipazione associativa. C’erano inoltre i referenti di Apsp “Anaunia” di Taio, Apsp “Antonio Bontempelli” di Pellizzano, Apsp “Centro servizi socio-sanitari e residenziali” di Malé. Per Upipa la presidente Michela Chiogna (anche presidente dell’Apsp “Civica” di Trento) e il direttore Massimo Giordani.

 

Come emerso nei precedenti incontri, si è condivisa la necessità di rafforzare il parametro (rapporto personale sanitario – assistiti) in ragione della gravità in ingresso, che aumenta maggiormente nelle zone di città e in quelle zone di valle, come le valli di Non e Sole, in cui l’offerta di posti letto è più bassa della media provinciale rispetto alla popolazione anziana residente, creando maggiore lista di attesa e pressione sulle graduatorie. Si condivide dunque la proposta di un incremento “mobile” del parametro infermieristico e assistenziale. Viene peraltro sottolineato che la gradualità di incremento del parametro “mobile” è importante per le strutture decentrate e più vicine al confine con l’Alto Adige, che soffrono maggiormente la difficoltà di reclutamento del personale.

 

Nella zona si rileva inoltre la carenza di posti letto negoziati: il rapporto è il più penalizzante a livello provinciale. Questo determina un proliferare di risposte di tipo socio-assistenziale, che tamponano l’assenza di adeguate risposte di tipo socio sanitario. In questo senso viene considerata poco ragionevole l’apparente chiusura della Provincia alla realizzazione di nuovi posti letto.

 

Poiché nel sistema ci sono circa 500 posti privati potenzialmente disponibili, che corrispondono mediamente al 10% dei posti delle strutture, ma non sono distribuiti in modo omogeneo nelle Rsa e nei territori, si propone quindi di redistribuire i posti tra le strutture stesse, in modo che ciascuna abbia una percentuale “omogenea” di letti negoziati e privati: questo non ne incrementerebbe il numero totale ma consentirebbe una più equa presenza e una migliore sostenibilità gestionale.

 

I posti, va detto, si distinguono in autorizzati, cioè quelli hanno i requisiti minimi inferiori e possono essere utilizzati solo per privati; posti accreditati che hanno requisiti minimi uguali ai convenzionati e possono essere utilizzati sia per i privati, sia per essere convenzionati. Infine ci sono i posti convenzionati o "negoziati", che hanno i requisiti dei posti accreditati e sono finanziati dalla Provincia.

 

Merita un approfondimento la questione dei nuclei per le persone con demenza: c’è interesse rispetto alla sperimentazione operata dalla Provincia alla Civica di Trento e a Pinzolo, che però è stata sospesa con le direttive 2024 e che si riteneva – al contrario - potenzialmente positiva. Emerge una generale preoccupazione per la scarsa disponibilità di posti dedicati e l’auspicio è di poter riprendere il confronto con la Provincia.

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