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Successo Hackathon a Trento, la Figc rilancia: "Nella seconda edizione Var al centro del contest"

Oltre 200 hacker hanno raggiunto il capoluogo per partecipare alle due sfide lanciate da Federcalcio e Università di Trento: match analysis e rapporto tra Figc e tesserati. Team anche da Turchia, Albania, Inghilterra, Germania e Svizzera. Brillano gli iscritti di Fbk e Ateneo trentino

Di Luca Andreazza - 18 ottobre 2017 - 13:32

TRENTO. Oltre 200 hacker per 48 ore di maratona per trovare nuove soluzioni tecnologiche per migliorare il calcio italiano. Un week-end di lavoro durissimo, ore piccole, giusto qualche sonnellino e rumore di tastiera per agguantare il premio finale di 5 mila euro. La città di Trento si è trasformata così nella capitale dell'innovazione e del calcio nell'Hackathon Figc.

 

I progetti dei vincitori sono targati 'Ogm' e 'Fbi-Football identity'. Il contest era infatti diviso in due categorie, una relativa al match analysis, cioè l’analisi dei big data nel mondo del calcio, l'altra invece dedicata al rapporto tra Figc e tesserati, come valorizzarlo e migliorarlo.

 

Nel primo caso si è affermato il progetto Action Mining di cinque ragazzi provenienti dalle università di Siena, Milano e Trento, oltre che Fondazione Bruno Kessler e Cnr: un algoritmo in grado di aiutare allenatori e tattici di ogni squadra che permette di estrarre e analizzare in pochi istanti i dati di gioco durante una partita e capire quindi l’indice di pericolosità delle varie azioni.

 

Nella seconda sfida l'ha spuntata l'idea di 'Fbi' (tutti iscritti all'Ateneo trentino), che punta alla sostituzione del tradizionale cartellino: questo verrebbe sostituito da un sensore Nfc che permette ai tesserati più giovani, il 63% del totale, di essere sempre connessi con i loro genitori e con gli allenatori.

 

A entrambi i team, premiati alla Facoltà di Lettere di Trento dall’assessora provinciale Sara Ferrari e dal professor Paolo Bouquet per l'Università di Trento, è andato un assegno da 5 mila euro.

 

In Trentino erano presenti anche dieci team stranieri provenienti da Turchia, Albania, Inghilterra, Germania e Svizzera. Bilancio positivo quindi per il primo Hackathon del calcio italiano e molto soddisfatto di questa prima esperienza Michele Uva, il direttore generale della Federcalcio: "Hackathon - dice - rappresenta un ponte verso il futuro. Questo sviluppo tecnologico applicato alle esigenze di un movimento calcistico in costante crescita è un percorso ineludibile. Dobbiamo saper parlare con i 1,4 milioni di tesserati in Italia così come ai 35 milioni di tifosi delle Nazionali. Un investimento in idee e tecnologia, per la prima volta da parte di una federazione calcistica".

 

Hackathon promosso con rilancio: "Ci sarà sicuramente una seconda edizione - aggiunge Uva - e il Var entrerà tra gli argomenti trattati. La nostra filosofia e le nostre strategie sono sempre più orientate al futuro, al confronto aperto con l'esterno, con quanto avviene al di là del nostro sistema. Siamo consapevoli che senza investimenti economici e di idee non ci sia futuro”.

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