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L'Università di Trento nella vetrina della ricerca, due brevetti tra i più innovativi in Italia

Due brevetti dell’Università di Trento sono stati selezionati per partecipare alla prima edizione della manifestazione nazionale InnovAgorà, la "piazza dell’innovazione italiana", in corso da ieri, lunedì 6 maggio, a Milano. In tre giornate, spazio a 170 brevetti, selezionati tra i risultati di ricerca più promettenti, provenienti da 48 atenei e tre enti di ricerca italiani

Pubblicato il - 07 maggio 2019 - 11:20

TRENTO. Due brevetti dell’Università di Trento sono stati selezionati per partecipare alla prima edizione della manifestazione nazionale InnovAgorà, la "piazza dell’innovazione italiana", in corso da ieri, lunedì 6 maggio, a Milano.

 

L’evento è dedicato alla promozione dei risultati della ricerca pubblica e si propone di presentare a imprese e investitori una selezione di tecnologie brevettate per favorirne il trasferimento e la valorizzazione verso il tessuto imprenditoriale del Paese.

 

In tre giornate, spazio a 170 brevetti, selezionati tra i risultati di ricerca più promettenti, provenienti da 48 atenei e tre enti di ricerca italiani. E tra i vincitori anche due brevetti targati Università di Trento.

 

Si tratta di un prototipo sperimentale per un dispositivo per prove di trazione su nanomateriali, ideato da Maria Pantano e Nicola Pugno (Dipartimento di Ingegneria civile ambientale e meccanica - Dicam) e Giorgio Speranza (Fondazione Bruno Kessler) e di un approccio terapeutico in vitro per una terapia mediata da Rna di interferenza per malattie neurodegenerative, inventata da Michela Denti, Giuseppina Covello e Kavitha Siva (Dipartimento di biologia cellulare, computazionale e integrata – Cibio). Il progetto del Dicam è stato selezionato per la categoria “Manifattura intelligente: materiali innovativi, robotica e Ict”, quello del Cibio per la categoria “Nuovi farmaci e biotecnologie per la salute”. 

 

Entrambe le invenzioni sono state presentate al pubblico, composto da investitori, imprenditori e rappresentanti delle associazioni di categoria partner dell’evento. A supportare le ricercatrici nelle presentazioni erano presenti anche Vanessa Ravagni, responsabile della Divisione supporto ricerca scientifica e trasferimento e Gianluca Carenzo, Technology transfer manager area biotech e agrifood di Hit-Hub Innovazione Trentino, oltre al presidente del Consiglio di amministrazione dell’Università di Trento, Daniele Finocchiaro, presente all’inaugurazione della manifestazione.

 

Per i brevetti selezionati è senz’altro una vetrina di grande visibilità, anche perché ampie schede individuali di progetto sono disponibili sul sito della manifestazione (Qui info). L’evento, che mira a diventare un appuntamento annuale per far conoscere e valorizzare la migliore ricerca italiana, è promosso dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, e organizzato dal Consiglio nazionale delle ricerche insieme al Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci e in collaborazione con Il Corriere della Sera

I brevetti UniTrento selezionati

Device per prove di trazione su nanomateriali

Maria Pantano e Nicola Pugno (Dicam) e Giorgio Speranza (Fbk)

L’invenzione, nata anche nell’ambito delle collaborazioni esistenti con la Fondazione Bruno Kessler, si riferisce ad un dispositivo e a un metodo per determinare le proprietà meccaniche di nanomateriali, come microfibre, film ultrasottili, inclusi strati monoatomici (ad esempio il grafene) e simili mediante prove di trazione.

 

In letteratura esistono diversi dispositivi per la caratterizzazione meccanica dei materiali alla micro e nanoscala. Alcuni implementano prove di trazione, ma nessuno dà la possibilità di lavorare con un provino inizialmente depositato su un substrato rigido, senza, al contempo, introdurre errori di misura.

 

Ecco come funziona: per determinarne le proprietà meccaniche, il campione di interesse viene ancorato ad una piastrina di silicio (substrato), secondo modalità che dipendono dal tipo di campione in esame. La piastrina viene a sua volta fissata da un lato ad un attuatore e dal lato opposto ad un sensore. Il substrato è realizzato in modo da potersi rompere, secondo una linea di frattura ad una posizione prefissata, in due parti, di cui la prima parte connessa all’attuatore e la seconda al sensore. In questo modo, prima del test, il campione risulta essere vincolato a due supporti che ammettono un moto relativo. Quando l'attuatore è attivato, questo tira la parte di substrato ad esso collegato, mettendo in trazione il provino che, a sua volta, provoca uno spostamento della seconda metà di substrato e del sensore ad esso vincolato. Monitorando la variazione di distanza fra le due metà del substrato si possono ricavare in ogni istante del test la deformazione indotta nel provino e la tensione ad essa associata, in modo da costruire la curva tensione-deformazione del provino stesso. 

 

Il sistema, semplice e economico, ha il vantaggio di permettere una caratterizzazione meccanica completa del provino, ricavando tutta la curva tensione-deformazione. Permette di rilevare dati con il provino inizialmente depositato su un substrato – riducendo difficoltà dovute a manipolazione ed ancoraggio di nanoprovini – senza però introdurre effetti di disturbo dovuti alla presenza stessa del substrato. Permette inoltre una caratterizzazione meccanica di micro e nano film e di micro e nano fibre, con l’ulteriore vantaggio di poter combinare test meccanici a caratterizzazioni fisiche di altro tipo. Il dispositivo opera in aria e può essere, quindi, integrato in altri strumenti di caratterizzazione.

 

Terapia mediata da RNA di interferenza per malattie neurodegenerative

Michela Denti, Giuseppina Covello e Kavitha Siva (Cibio)

 

La ricerca biomedica studia i fenomeni che scatenano le malattie neurodegenerative. Queste patologie, per le quali ad oggi non esistono cure, si caratterizzano per un’irreversibile e progressiva perdita di funzionalità neuronale. La chiave è dunque nella diagnosi precoce e nell’identificazione di cure da applicare nelle fasi precoci d’insorgenza.

 

L’invenzione del Cibio si riferisce a una terapia molecolare mediata da interferenza da Rna per malattie neurodegenerative (denominate Taupatie), causate da anomalie funzionali della proteina Tau. Questa proteina, codificata dal gene Mapt, è associata alla stabilità dei microtubuli. 

 

Le molecole oggetto dell’invenzione costituiscono la prima opzione terapeutica per la Demenza frontotemporale con parkinsonismo legata al cromosoma 17 (Ftdp-17). In molti casi di Ftdp-17, la mutazione nel gene Mampt causa alterazione dello splicing dell’Rna messaggero che, a sua volta, induce accumulo neurofibrillare e morte neuronale.

 

L’invenzione consiste nell’applicazione di molecole ad Rna (“Rna interference”) che, degradando selettivamente l’isoforma dell’Rna messaggero di Mapt contente l’esone 10, portano alla correzione dello splicing alterato.

 

Un approccio mirato che si dimostra estremamente efficace e che è in grado di ridurre gli effetti collaterali. Le applicazioni possibili riguardano la terapia di varie patologie: la Demenza frontotemporale con parkinsonismo legata al cromosoma 17 (Ftdp-17), i disordini neurodegenerativi dovuti ad alterazioni della proteina Tau (Taupatie), oltre ad altre malattie neurodegenerative in cui Mapt subisce splicing alterato (ad esempio la malattia di Huntington e la Distrofia miotonica).

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